INFORM - N. 230 - 7 dicembre 2006


CGIE

L’intervento del Segretario generale in Assemblea Plenaria

Elio Carozza: “Il CGIE deve assumere la responsabilità, grazie alle esperienze e guardando al futuro, di proporre una propria riforma”

CGIE “raccordo tra comunità attraverso i Comites, parlamentari eletti all’estero e istituzioni”. La fase delle riforme “deve essere portata avanti in maniera unitaria”. “Tanto più forti e incisivi saranno Comites e CGIE tanto più forte sarà la nostra rappresentanza parlamentare”

 

ROMA – Il ruolo svolto da Comites e CGIE “pur tra difficoltà e incomprensioni”, è stato “importante non solo per influenzare e orientare gli interventi in favore delle nostre comunità ma anche per raccordare e ravvicinare la nostra collettività sia con la rete diplomatico–consolare sia con tutte le istituzioni dello Stato e con tutto il sistema Italia”. Elio Carozza rivendica il fondamentale apporto di questi due organismi di rappresentanza degli italiani all’estero e lo fa ne suo primo intervento ufficiale da Segretario generale del CGIE.

Due organismi che sono stati motori di due conferenze mondiali dei connazionali nel mondo, di due assemblee della Conferenza Stato Regioni CGIE : “i momenti più alti di analisi e proposte” alle istituzioni con l’indicazione delle problematiche dei connazionali all’estero e volte alla definizione di politiche e strumenti per rispondere a “bisogni , esigenze e aspirazioni” delle collettività.

Un cammino quello delle istituzioni di rappresentanza, iniziato nel 1985 con la nascita dei Comitati degli italiani all’estero (la cui legge istitutiva è stata rivisitata nel 2003) , proseguito nel 1991 con la creazione del Consiglio generale (la sua legge istitutiva è stata modificata nel 1998). E completato ora, con la elezione di 12 deputati e 6 senatori che hanno portato “la nostra voce” nel Parlamento italiano. Una battaglia che ha portato all’approvazione della legge sul voto nel 2001, grazie al ruolo “determinante” svolto da Comites e CGIE.

Tutte conquiste fondamentali. Ma ora che anche il traguardo finale è stato raggiunto, il lavoro non  termina affatto. Anzi esso deve continuare con ancora maggior lena. E guardando sempre più in avanti.

Ora è dunque arrivato il momento di “cercare a questa compiuta rappresentanza una forma più organica”, sottolinea Carozza. Il che significa “ripensare i ruoli, le finalità” , lavorando appunto alla riorganizzazione della rappresentanza. Per darle più grande organicità “indispensabile a facilitare , valorizzare e collegare i rispettivi compiti”, di Comites, CGIE e parlamentari.

Perché non è, come qualcuno pensa, che dal momento che 18 eletti siedono sugli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama, si sia conclusa la fase in cui un organismo come il CGIE aveva ragione di essere. E’ superficiale e approssimativo, pensare che i parlamentari esteri “possano portare da soli la responsabilità di rappresentare in maniera più adeguata milioni di cittadini che vivono in un territorio grande come il mondo” e che nel contempo “possano svolgere ed assumere pienamente il ruolo di rappresentanti del popolo” cosa che richiede “presenza nelle loro assemblee, dedizione, studio, supporto e relazioni intense con le istituzioni”.

E allora il momento è arrivato. Carozza indica la strada da imboccare. Il CGIE “deve assumere la responsabilità, grazie alle esperienze e guardando al futuro, di proporre una propria riforma” . Deve. Carozza nel corso suo intervento utilizza continuamente questo verbo.

E’ urgente e imperativo che il CGIE affronti subito la sua riforma Che deve essere “capace di rispondere alla nuova dimensione e realtà” data dalla rappresentanza parlamentare.

Non bisogna perdere tempo. “Necessariamente ed immediatamente” il Consiglio generale deve saper cogliere la “grande opportunità” di disporre in Parlamento di “un sicuro ascolto” , di “un sicuro punto di riferimento” e di “una sicura forza”.

Quello che deve fare il CGIE , insomma, è assumere un “ruolo di strumento e raccordo” tra la rappresentanza di base degli italiani all’estero, i Comites, e la rappresentanza in Parlamento.

Poiché “tanto più forti e incisivi saranno Comites e CGIE tanto più forte sarà la nostra rappresentanza parlamentare”. 

Un compito grande attende il CGIE . Che deve “poter fare emergere, valorizzare e confrontare le capacità e le competenze di tutti”, “mettere insieme le esperienze individuali, delle associazioni, dei movimenti, dei sindacati, e delle forze politiche organizzate”. Un lavoro che, tiene a sottolineare il neo Segretario generale, deve essere “impostato sul merito e sulla ricerca di proposte condivise”. Serve “un dialogo permanente e costruttivo”, che tenga conto costantemente delle “diverse componenti culturali e delle sensibilità politiche” . Occorre “favorire in ogni momento la ricerca di comuni denominatori per trovare la necessaria unità indispensabile per presentarsi all’esterno con credibilità e forza” .

Il CGIE deve essere l’organismo che “guarda al futuro delle nostre comunità”, deve trovare gli strumenti “più incisivi” per “coinvolgere, motivare e dare spazio alle giovani generazioni” dei connazionali nel mondo, e assicurare “un trattamento e una presenza paritaria tra i due sessi”.

Un CGIE anche “più radicato” nei Paesi e nei continenti. Per tale motivo va “mantenuto e rafforzato” il ruolo delle Commissioni Continentali. Necessario che esse assumano un compito “più diretto ed incisivo”: devono essere “portatrici e farsi carico delle questioni legate alle proprie comunità”, le cui realtà di vita sono diverse a seconda delle aree. “Spetta a queste assemblee - sottolinea Carozza – l’assunzione delle particolarità delle proprie comunità”. Le assemblee continentali “dovranno essere messe in condizioni di allargare la partecipazione e coinvolgere i Comites e le forze vive” dei Paesi di competenza. “Il raccordo tra Comites e CGIE nei continenti e nei Paesi deve essere più stretto e partecipato”.

A loro volta, le Commissioni Tematiche devono “saper raccogliere e monitorare” il lavoro svolto dalle Assemblee Continentali e “presentare alla Plenaria proposte operative”. Le Commissioni Tematiche dovranno contribuire “in modo incisivo” anche in occasione delle assemblee della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, che è “strumento centrale” dell’attività del CGIE, in quanto in quella sede vengono decise le linee programmatiche delle politiche verso le collettività nel mondo.

E anche le Assemblee plenarie devono assumere “un nuovo profilo”, essere “momenti di sintesi, confronto, raccordo e unità di azione”. Devono rappresentare “il momento più alto del confronto con l’esterno, della presentazione e della motivazione della proposta”. Deve insomma “sapere convincere gli interlocutori istituzionali dello Stato preposti a prendere le opportune iniziative per rispondere nel migliore dei modi alle questioni poste”.

Si tratta, alla fin fine, di “far vivere e dare al CGIE il profilo di strumento dell’analisi, dell’approfondimento, della conoscenza, capace di capire ed interpretare le grandi trasformazioni, di indicare politiche destinate a favorire la piena integrazione delle nostre comunità nei Paesi di residenza , di cogliere il desiderio di legami culturali, in particolare dei giovani.

Un CGIE, ribadisce Carozza, con ruolo di raccordo tra le comunità, attraverso i Comites, i parlamentari eletti all’estero e tutte le istituzioni dello Stato.

Adesso “deve iniziare una fase costruttiva – conclude Carozza – una nuova dimensione politica della rappresentanza, che possa realmente incidere sulle politiche da mettere in cantiere e in opera per gli italiani all’estero”. E questa fase delle riforme, questa nuova fase, “deve necessariamente essere vissuta e portata avanti in maniera unitaria”. Deve. (Simonetta Pitari-Inform)


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