STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Dalla
rubrica “Noi giovani” del Messaggero di sant'Antonio
Intervista di Anna M. Zampieri Pan alla
regista multiculturale Claudia Medina
Civiltà in fotogrammi
VANCOUVER - Claudia Medina è il nome d'arte della film-maker
che ha accettato di rispondere ad alcuni miei interrogativi intesi ad indagare
quanta italianità mantengano e quali ideali esprimano i giovani canadesi nati
da matrimoni misti. Nel multietnico Canada il fenomeno è da considerarsi sempre
più normale. Nata poco più di trent'anni fa a Powell River - dove nel 1924 era
arrivata Ida Toigo, la bellunese che aveva raggiunto qui, avventurosamente,
il promesso sposo Luigi Scarpolini (*) - Claudia è figlia del friulano Pierantonio
Culos e della messicana Sara Medina. Ha un fratello più giovane, il pilota David
Culos.
Claudia ha una laurea in Arte conseguita alla Simon Fraser
University, con specializzazione in Studi latino-americani e Sociologia. Possiede
anche un diploma in Produzione multimediale e applicazioni internet. Il suo
curriculum professionale comprende l'insegnamento in scuole private e pubbliche,
ma soprattutto un'assidua attività nel settore della filmografia documentaristica
impegnata. Già un decennio fa, ad esempio, era stata assistente alla produzione
del notissimo A Place Called Chiapas. Ricercatrice, autrice, produttrice e ultimamente
essa stessa regista, Claudia s'e recata per lavoro a Cuba, in Nicaragua, Guatemala,
El Salvador. Il suo ultimo documentario Finding Llorona, ha riscosso una lusinghiera
accoglienza al recente Calgary Film Festival. Girato in Messico, è ispirato
alla musica cantata dalle donne del villaggio materno. Il prossimo progetto
di Claudia è un documentario da girare in Friuli, in lingua friulana. Il copione,
una storia ambientata nel villaggio paterno, San Giovanni di Casarsa, è già
pronto.
Zampieri Pan. Come moltissimi altri giovani canadesi,
tu porti in te l'eredità di culture diverse. Nel tuo caso, cultura e tradizioni
messicane per parte di madre, italiane e friulane per parte di padre. Come sei
riuscita a farne una sintesi? E quale delle due avverti come predominante?
Medina. Sono davvero fortunata di essere stata immersa
nella cultura di mia madre fin da bambina: dalla nascita in poi sono andata
in Messico ogni anno. Per me un'esperienza indelebile: la vita della mia famiglia
in un villaggio messicano era completamente differente da quella che sperimentavo
in una piccola cittadina britishcolumbiana. Senso comunitario, tradizioni, rituali,
la numerosa e legatissima famiglia, le storie, la consapevolezza delle antiche
radici familiari: tutto ciò mi ha influenzata molto, ha influenzato il mio amore
per tradizioni culturali che riflettono l'universalità della vita e realmente
prestano attenzione ai suoi momenti magici. Non sono stata in grado di andare
altrettanto spesso in Italia, tuttavia l'impronta del Friuli è stata sempre
presente nella mia vita, specialmente attraverso il linguaggio parlato da mio
padre con i suoi fratelli, le storie e le memorie del suo passato. Inoltre,
lo stile di vita contadina in cui egli crebbe e che lo portò ad apprezzare la
natura, mi influenzò al punto da creare in me uno speciale fascino per quei
tempi di rurale autosufficienza e solidarietà comunitaria. Mi sento perciò definitivamente
modellata dalle culture dei miei genitori, ho sempre desiderato conoscerle
meglio. Capire da dove essi sono venuti e il contesto in cui sono cresciuti.
Talmente tanti dei loro valori sono diventati i miei valori!
Come definisci la tua identità?
Da adulta che ha viaggiato in lungo e in largo, e vissuto
autonomamente in ambedue i contesti culturali dei genitori, ho la sensazione
di avere imparato come sentirmi a mio agio e più forte grazie appunto alle influenze
culturali dalle quali sono stata benedetta. Per me, queste nazionalità sono
più che stereotipi, più che apparenze superficiali, esse sono parte di me in
modo intimo, una specie di sottile percorso. La mia "canadesità" è
un amalgama di identità delle quali sono ugualmente orgogliosa e che fanno di
me ciò che sono. Proprio a ragione della mia educazione, mi sento libera e sicura
in una molteplicità di situazioni e con talmente diversi tipi di persone. Il
dono del linguaggio mi ha inoltre aperto molte porte, dal momento che sono stata
in grado di usare le lingue dei miei genitori, italiana e spagnola, per manifestare
il mio mondo. Mi sento davvero una canadese internazionale, una persona che
può essere cittadina del mondo nel momento stesso in cui apprezza e incarna
l'unicità di essere canadese.
Come hai scelto la tua professione e quali prospettive
vedi per il futuro?
Sono cresciuta in "culture narrative", specialmente
in Messico, dove ho trascorso gran parte della mia infanzia ascoltando dai parenti
storie fantastiche del passato e del presente. Mi sono innamorata di ciò, penso
di essere stata morsa dal baco narrante molto presto. Come film-maker ho scelto
di raccontare storie visuali, e finora il mio lavoro è stato soprattutto influenzato
dal mio heritage culturale. Per me è stato sempre molto importante contribuire
al paesaggio culturale canadese con prospettive forse non così prevalenti, specialmente
nell'attuale mondo cinematografico. Voglio continuare a raccontare storie visuali
ma insieme fare da mentore ad altri, specialmente giovani e bambini interessati
a realizzare film ispirati alle loro tradizioni culturali. Credo veramente che
includendo più voci possibili nel vasto campo dei media, noi non facciamo che
arricchire il nostro paese, impedendogli di cadere nel pericolo della monocultura.
Qual è la tua concezione della famiglia di oggi in Canada?
I miei genitori vivono tuttora a Powell River, cittadina
in cui sono nata e cresciuta, e io faccio in modo di visitarli il più spesso
possibile. Con il trascorrere degli anni, capisco sempre di più l'importanza
di nutrire un rapporto di amicizia con i genitori, cercando di conoscerli meglio
come persone che hanno affrontato grossi rischi allontanandosi dal loro ambiente
familiare. Cerco di visitare il più possibile le famiglie originarie sia in
Messico che in Italia, e quando lontana mantengo con loro un costante collegamento.
Quali, secondo te, le attese e le speranze dei giovani
canadesi?
Vedo in loro passione e capacità di rischio. Sono costantemente
sbalordita dal potere creativo, dall'intelligenza e dalla perspicacia dei giovani
che incontro. Tantissimi di loro si stanno ricollegando con orgoglio alle proprie
radici culturali e disegnando da ciò innovative espressioni di vita. La mia
fede nel futuro deriva da questi giovani che non hanno paura di prendere posizione
e di esprimere pienamente la misura delle loro esperienze, e così facendo valorizzano
se stessi e l'origine delle loro famiglie. Sono ripetutamente testimone di tutto
ciò, lo vedo nei loro lavori d'arte, nei loro contributi comunitari. Penso che
l'umanità abbia molto da imparare in questo momento dai giovani che affrontano
con profonda creatività la natura critica del nostro tempo. (Anna Maria Zampieri
Pan-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)