INFORM - N. 230 - 7 dicembre 2006


STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO

Dalla rubrica “Noi giovani” del Messaggero di sant'Antonio

Intervista di Anna M. Zampieri Pan alla regista multiculturale Claudia Medina

Civiltà in fotogrammi

 

VANCOUVER - Claudia Medina è il nome d'arte della film-maker che ha accettato di rispondere ad alcuni miei interrogativi intesi ad indagare quanta italianità mantengano e quali ideali esprimano i giovani canadesi nati da matrimoni misti. Nel multietnico Canada il fenomeno è da considerarsi sempre più normale. Nata poco più di trent'anni fa a Powell River - dove nel 1924 era arrivata Ida Toigo, la bellunese che aveva raggiunto qui, avventurosamente, il promesso sposo Luigi Scarpolini (*) - Claudia è figlia del friulano Pierantonio Culos e della messicana Sara Medina. Ha un fratello più giovane, il pilota David Culos.

Claudia ha una laurea in Arte conseguita alla Simon Fraser University, con specializzazione in Studi latino-americani e Sociologia. Possiede anche un diploma in Produzione multimediale e applicazioni internet. Il suo curriculum professionale comprende l'insegnamento in scuole private e pubbliche, ma soprattutto un'assidua attività nel settore della filmografia documentaristica impegnata. Già un decennio fa, ad esempio, era stata assistente alla produzione del notissimo A Place Called Chiapas. Ricercatrice, autrice, produttrice e ultimamente essa stessa regista, Claudia s'e recata per lavoro a Cuba, in Nicaragua, Guatemala, El Salvador. Il suo ultimo documentario Finding Llorona, ha riscosso una lusinghiera accoglienza al recente Calgary Film Festival. Girato in Messico, è ispirato alla musica cantata dalle donne del villaggio materno. Il prossimo progetto di Claudia è un documentario da girare in Friuli, in lingua friulana. Il copione, una storia ambientata nel villaggio paterno, San Giovanni di Casarsa, è già pronto.

Zampieri Pan. Come moltissimi altri giovani canadesi, tu porti in te l'eredità di culture diverse. Nel tuo caso, cultura e tradizioni messicane per parte di madre, italiane e friulane per parte di padre. Come sei riuscita a farne una sintesi? E quale delle due avverti come predominante?

Medina. Sono davvero fortunata di essere stata immersa nella cultura di mia madre fin da bambina: dalla nascita in poi sono andata in Messico ogni anno. Per me un'esperienza indelebile: la vita della mia famiglia in un villaggio messicano era completamente differente da quella che sperimentavo in una piccola cittadina britishcolumbiana. Senso comunitario, tradizioni, rituali, la numerosa e legatissima famiglia, le storie, la consapevolezza delle antiche radici familiari: tutto ciò mi ha influenzata molto, ha influenzato il mio amore per tradizioni culturali che riflettono l'universalità della vita e realmente prestano attenzione ai suoi momenti magici. Non sono stata in grado di andare altrettanto spesso in Italia, tuttavia l'impronta del Friuli è stata sempre presente nella mia vita, specialmente attraverso il linguaggio parlato da mio padre con i suoi fratelli, le storie e le memorie del suo passato. Inoltre, lo stile di vita contadina in cui egli crebbe e che lo portò ad apprezzare la natura, mi influenzò al punto da creare in me uno speciale fascino per quei tempi di rurale autosufficienza e solidarietà comunitaria. Mi sento perciò definitivamente  modellata dalle culture dei miei genitori, ho sempre  desiderato conoscerle meglio. Capire da dove essi sono venuti e il contesto in cui sono cresciuti. Talmente tanti dei loro valori sono diventati i miei valori!

Come definisci la tua identità?

Da adulta che ha viaggiato in lungo e in largo, e vissuto autonomamente in ambedue i contesti culturali dei genitori, ho la sensazione di avere imparato come sentirmi a mio agio e più forte grazie appunto alle influenze culturali dalle quali sono stata benedetta. Per me, queste nazionalità sono più che stereotipi, più che apparenze superficiali, esse sono parte di me in modo intimo, una specie di sottile percorso. La mia "canadesità" è un amalgama di identità delle quali sono ugualmente orgogliosa e che fanno di me ciò che sono. Proprio a ragione della mia educazione, mi sento libera e sicura in una molteplicità di situazioni e con talmente diversi tipi di persone. Il dono del linguaggio mi ha inoltre aperto molte porte, dal momento che sono stata in grado di usare le lingue dei miei genitori, italiana e spagnola, per manifestare il mio mondo. Mi sento davvero una canadese internazionale, una persona che può essere cittadina del mondo nel momento stesso in cui apprezza e incarna l'unicità di essere canadese.

Come hai scelto la tua professione e quali prospettive vedi per il futuro?

Sono cresciuta in "culture narrative", specialmente in Messico, dove ho trascorso gran parte della mia infanzia ascoltando dai parenti storie fantastiche del passato e del presente. Mi sono innamorata di ciò, penso di essere stata morsa dal baco narrante molto presto. Come film-maker ho scelto di raccontare storie visuali, e finora il mio lavoro è stato soprattutto influenzato dal mio heritage culturale. Per me è stato sempre molto importante contribuire al paesaggio culturale canadese con prospettive forse non così prevalenti, specialmente nell'attuale mondo cinematografico. Voglio continuare a raccontare storie visuali ma insieme fare da mentore ad altri, specialmente giovani e bambini interessati a realizzare film ispirati alle loro tradizioni culturali. Credo veramente che includendo più voci possibili nel vasto campo dei media, noi non facciamo che arricchire il nostro paese, impedendogli di cadere nel pericolo della monocultura.

Qual è la tua concezione della famiglia di oggi in Canada?

I miei genitori vivono tuttora a Powell River, cittadina in cui sono nata e cresciuta, e io faccio in modo di visitarli il più spesso possibile. Con il trascorrere degli anni, capisco sempre di più l'importanza di nutrire un rapporto di amicizia con i genitori, cercando di conoscerli meglio come persone che hanno affrontato grossi rischi allontanandosi dal loro ambiente familiare. Cerco di visitare il più possibile le famiglie originarie sia in Messico che in Italia, e quando lontana mantengo con loro un costante collegamento.

Quali, secondo te, le attese e le speranze dei giovani canadesi?

Vedo in loro passione e capacità di rischio. Sono costantemente sbalordita dal potere creativo, dall'intelligenza e dalla perspicacia dei giovani che incontro. Tantissimi di loro si stanno ricollegando con orgoglio alle proprie radici culturali e disegnando da ciò innovative espressioni di vita. La mia fede nel futuro deriva da questi giovani che non hanno paura di prendere posizione e di esprimere pienamente la misura delle loro esperienze, e così facendo valorizzano se stessi e l'origine delle loro famiglie. Sono ripetutamente testimone di tutto ciò, lo vedo nei loro lavori d'arte, nei loro contributi comunitari. Penso che l'umanità abbia molto da imparare in questo momento dai giovani che affrontano con profonda creatività la natura critica del nostro tempo. (Anna Maria Zampieri Pan-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)


Vai a: