CGIE
Elio Carozza commenta il “momento
elettorale” e parla del futuro Cgie
“Solo un Consiglio Generale
forte può aiutare il Parlamento a legiferare bene e rafforzare il ruolo degli
eletti all’estero”
ROMA - Fra le votazioni che hanno cambiato
il volto del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’estero
la più movimentata è stata senza alcun dubbio quella che per la carica di Segretario
Generale che ha visto prevalere al secondo scrutinio Elio Carozza su Franco
Santellocco. Un confronto elettorale vero e dalle chiare connotazioni politiche
che ora però il Cgie, se vorrà fronteggiare in maniera unitaria le difficili
sfide dei prossimi mesi, dovrà rapidamente lasciarsi alle spalle. Dopo l'elezione
dei parlamentari eletti all'estero appare infatti ormai inevitabile una riforma
del Cgie che ne ridefinisca i ruoli e le competenze. Un difficile traghettamento
verso una nuova forma di rappresentanza che, senza dimenticare l’eco del confronto
elettorale, abbiamo cercato di approfondire insieme al neo Segretario Generale
Elio Carozza.
"Questo momento elettorale - ha esordito
Carozza – si è svolto nel modo dovuto e rappresenta una testimonianza tangibile
della vitalità del Cgie. Vengono quindi smentiti quanti sostenevano che il Consiglio
Generale avesse i giorni contati. Per quanto riguarda poi la mancanza di un
consenso unanime alla mia elezione io credo che la ragione vada ricercata nel
fatto che per la prima volta alla carica di Segretario Generale di questo Consiglio
sia stato eletto un uomo diverso dai candidati moderati in cui certi elettori
si riconoscono e che ha alle spalle una trasparente storia di sinistra".
"Niente di drammatico comunque, io assicurerò
nel merito, nella sostanza e nella forma il rispetto totale del Consiglio Generale.
In prospettiva - ha proseguito Carozza passando agli aspetti programmatici del
suo mandato - la situazione non è semplice anche se credo che la valutazione
sulla futura valenza politica e di sostanza del Cgie appartenga agli stessi
consiglieri. Noi dobbiamo capire che con l'ingresso nel Parlamento nazionale
degli eletti all'estero, dove la rappresentanza degli italiani nel mondo è divenuta
più alta e completa, il Consiglio Generale non è più espressione massima della
rappresentanza delle nostre comunità. Alla luce di tutto questo i compiti e
le funzioni del Cgie vanno dunque rivisti. Io credo che la polemica di questi
giorni sull'utilità del Consiglio Generale sia sostanzialmente frutto della
non conoscenza degli italiani all'estero, perché chi segue la realtà delle nostre
comunità nel mondo non potrebbe mai pensare che i 18 parlamentari della circoscrizione
Estero possano assolvere da soli il loro compito istituzionale e quello di raccordo
con un territorio elettorale grande come il mondo".
"Ecco perché - ha spiegato Carozza con
riferimento al nuovo ruolo del Cgie - è necessario un raccordo fra il territorio
e le istituzioni italiane che può essere riempito solo dal Consiglio generale.
Possiamo chiamarlo come vogliamo, ma serve un organismo capace di porre in collegamento
la base con le istituzioni del nostro Paese. In questo ambito, anche alla luce
dei mutamenti che sono avvenuti, io credo che vada rafforzato prima di tutto
il raccordo territoriale con le aree continentali. Il Cgie dev’essere più forte
nei singoli continenti, dove può essere vicino alla comunità ed ai loro rappresentanti
locali. D’altro canto però il Consiglio Generale deve adoperarsi a livello nazionale
per presentare e convincere le istituzioni italiane a portare avanti politiche
che scaturiscano dall'analisi posta in essere a livello continentale".
"Se questo è vero - ha concluso Carozza
- non si può negare il fatto che un Cgie forte possa aiutare il Parlamento a
legiferare bene, e nello stesso tempo a rafforzare il ruolo degli eletti all'estero
in seno alla Camera ed al Senato. Il contrario mi appare poco probabile. Quindi
la sfida è questa, io ci credo molto e lavoreremo in questo senso".(Goffredo
Morgia-Inform)