INFORM - N. 229 - 6 dicembre 2006


CONVEGNI

Consiglio d’Europa e Provincia autonoma di Trento

Diritto di cittadinanza e obbligo di responsabilità. Stabilire un nuovo rapporto fra media e società civile

A conclusione dei lavori a Trento, l’invito a costruire “modalità nuove di comportamento etico”

 

TRENTO - E’ un invito a più voci e in più lingue ad occuparsi in prima persona e in modo etico, quello che esce dal seminario “Rinnovare il dialogo e la concertazione per lottare contro la povertà e l’esclusione sociale: poteri pubblici, reti cittadine, media”. Una “due giorni” a Trento (v. Inform n. 226 http://www.mclink.it/com/inform/art/06n22637.htm ) che ha messo a confronto realtà europee molto diverse su problematiche che riguardano la società civile europea in veloce e forte cambiamento. La sessione dedicata al ruolo svolto dai mass media per la promozione delle iniziative dirette a sostenere la responsabilità cittadina nella lotta contro la povertà e l’esclusione ha posto a confronto realtà come l’Inghilterra, la Romania, la Danimarca, la Francia, il Belgio e la Svizzera.

Gilda Farrell, capo della Divisione dello sviluppo della coesione sociale del Consiglio d’Europa, responsabile dell’organizzazione del convegno ha puntato l’attenzione, , sulla necessità di potenziare le sinergie fra amministrazioni pubbliche reti di cittadini e mass media, per riuscire a concordare strumenti di lotta alla povertà e all’esclusione e promuovere ad ogni livello la cittadinanza attiva, attraverso reti europee.

Il panorama presentato in tarda mattinata riguardante i mass media e le azioni che possono concorrere a un diritto di cittadinanza attiva, a tutti i livelli, ha evidenziato come ci sia la necessità fortissima di ripensare il rapporto fra media e società civile.

“I media - ha detto Patrick Busquet, giornalista francese fortemente impegnato per ribadire la deontologia e l’etica della professione giornalistica - non devono essere semplici diffusori di informazioni. La società civile deve includere i media nelle azioni volte a promuovere forme di inclusione sociale e di comportamenti etici. Non serve chiamare i media per dire ciò che abbiamo fatto, bisogna farli partecipi in maniera attiva di ciò che si può fare.”

Eloquente in questo senso la testimonianza in prima persona del giornalista inglese della BBC Justin Rowlatt che ha coinvolto la propria famiglia per produrre un filmato televisivo (all’interno di un programma da lui periodicamente condotto) come dimostrazione di un comportamento etico rivolto alla considerazione reale della povertà.

Dalla Romania due testimonianze importanti: una giovanissima giornalista che lavora nella rete pubblica televisiva rumena e Micea Toma direttore di “Media Monitoring Agency”, un’agenzia privata e giornalista in una rivista politica rumena. La denuncia di Toma sulla commistione pubblicità e informazione come binomio che penalizza la vera comunicazione, ha trovato consensi anche negli operatori della comunicazione italiani e francesi. Significativa la testimonianza della giovane giornalista rumena che parlando del fortissimo calo di telespettatori per programmi considerati troppo impegnati, si è detta “appartenente ad una generazione molto scettica” riguardo al modo di affrontare finora - in Romania, i problemi relativi alla coesione sociale e al comportamento etico per ribadire una cittadinanza attiva.

Alberto Folgheraiter, presente come testimone italiano dell’informazione pubblica televisiva, ha denunciato come l’informazione si occupi spesso solo di ciò che sta in superficie. Folgheraiter ha esposto alcuni esempi significativi per evidenziare come spesso i media si occupino dei problemi dei cittadini solo quando la cronaca o l’emergenza inducano a farlo. Da qui la necessità ribadita a più voci di impegnarsi in modo concreto per “usare” i media come veicolo di promozione del benessere della società civile.

Patrick Busquet ha portato un esempio di grande efficacia: in Francia è stata istituita una’agenzia di comunicazione che distribuisce a tutti i giornalisti - gratuitamente - informazioni allo stato “grezzo”, vale a dire senza mai fornire articoli compiuti. In questo modo chiunque dei giornalisti può proporre al proprio caporedattore o direttore l’approfondimento della notizia. Le “info-soluzioni”, così sono chiamate, hanno come unica contropartita tantissimi contatti utili a far progredire e mettere in rete i media e i cittadini.

Dalla “due giorni” del convegno è uscito un forte impegno a più livelli, amministrativo, di reti di cittadini e di operatori dell’informazione, ad operare per consentire a tutti i cittadini nuove forme di solidarietà create dai cittadini e dalle associazioni che si occupano di finanza etica, commercio equo e solidale e solidarietà in genere. In particolar modo si è insistito sulla necessità di riproporre l’azione politica sia delle istituzioni europee sia degli Stati e delle amministrazioni locali. (f.s./Inform)


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