INFORM - N. 228 - 5 dicembre 2006


POLITICHE MIGRATORIE IN GERMANIA

I Ds Germania denunciano: “A Rastatt (Baden Württemberg), la lingua e la cultura degli immigrati non hanno diritto di manifestarsi”

L’appello al Consiglio comunale “per una politica migratoria fondata sul rispetto e l’integrazione delle culture”

 

RASTATT - Politiche migratorie in Germania: “a Rastatt, cittadina del Baden Württemberg, la lingua e la cultura degli immigrati non hanno diritto di manifestarsi”. Lo denunciano i Ds in Germania che lanciano un appello al Consiglio comunale di Rastatt, “per una politica migratoria fondata sul rispetto e l’integrazione delle culture”.

Ma cosa è successo? Lo spiega Gennaro Sposato, vice segretario Ds Germania: con una delibera approvata il 27 novembre 2006 il Comune di Rastatt, per volontà del sindaco Klaus-Eckhard Walker, retto da una maggioranza di centro-destra, ha deciso di non mettere più a disposizione le aule scolastiche per l’insegnamento della lingua madre ai cittadini con “retroterra migratorio”. Una scelta motivata da un principio ispiratore semplice, riportato nella  delibera stessa: L’insegnamento di lingua, storia e cultura del proprio paese d’origine è controproducente rispetto all’integrazione degli stranieri nella comunità di Rastatt (…). Bisogna piuttosto  incoraggiare gli stranieri a dedicarsi alla lingua e cultura tedesca

“Decisioni come questa – commenta Sposato - non costituiscono purtroppo una rarità nel panorama della politica tedesca sull’immigrazione, dove spesso si ha l’impressione di aver fatto un salto indietro nel tempo di almeno 30 anni. A distanza di oltre 50 anni dagli accordi bilaterali tra Italia e Germania, anniversario che è stato solennemente ricordato sia in Italia che in Germania con numerosi eventi nel corso dell’anno passato, e allo scadere dei festeggiamenti per i 50 anni della firma dei Trattati di Roma, esponenti politici tedeschi, nazionali e locali, vogliono  ancora vivere e riproporre – rimarca Sposato - una dimensione europea monoculturale, caratterizzata dalla contrapposizione piuttosto che dall’interdipendenza tra le varie culture”.

E “aderendo a tale “scuola di pensiero”, il comune di Rastatt considera quindi ormai chiusa l’esperienza migratoria e giudica come obsoleta la direttiva 77/486 del Consiglio CEE, che assicura ai figli dei lavoratori migranti l’apprendimento della lingua d’origine nel corso della formazione scolastica”. Insomma “la città di Rastatt concepisce l’integrazione degli immigrati nella propria società solo attraverso un vero e proprio appiattimento di questi sulla cultura tedesca”.

I Ds Germania chiedono al sindaco ed al Consiglio comunale di Rastatt  “di rivedere le proprie posizioni, di armonizzarsi alle direttive europee e di ritirare la delibera comunale in questione”.

“I corsi di lingua e cultura delle varie comunità di immigrati residenti sul territorio non solo vanno ripristinati, ma andrebbero anche aperti ai figli dei cittadini tedeschi, ai quali in questo modo verrebbe offerto l’accesso ad un’altra lingua e cultura diversa dalla propria” sottolinea Sposato.

Ricordando che “la formazione plurilingue, che va oltre la funzione operativa di facilitare la comunicazione tra persone di origini e culture differenti, può rappresentare in questo modo uno strumento prezioso per promuovere la comprensione reciproca in una prospettiva interculturale, dimensione di gran lunga  prioritaria  per la realizzazione di una nuova identità dei futuri cittadini in Europa”. (Inform)


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