POLITICHE
MIGRATORIE IN GERMANIA
I Ds Germania denunciano: “A Rastatt (Baden Württemberg),
la lingua e la cultura degli immigrati non hanno diritto di manifestarsi”
L’appello al Consiglio comunale “per una
politica migratoria fondata sul rispetto e l’integrazione delle culture”
RASTATT - Politiche migratorie in Germania: “a Rastatt,
cittadina del Baden Württemberg, la lingua e la cultura degli immigrati non
hanno diritto di manifestarsi”. Lo denunciano i Ds in Germania che lanciano
un appello al Consiglio comunale di Rastatt, “per una politica migratoria fondata
sul rispetto e l’integrazione delle culture”.
Ma cosa è successo? Lo spiega Gennaro Sposato, vice segretario
Ds Germania: con una delibera approvata il 27 novembre 2006 il Comune di Rastatt,
per volontà del sindaco Klaus-Eckhard Walker, retto da una maggioranza di centro-destra,
ha deciso di non mettere più a disposizione le aule scolastiche per l’insegnamento
della lingua madre ai cittadini con “retroterra migratorio”. Una scelta motivata
da un principio ispiratore semplice, riportato nella
delibera stessa: L’insegnamento di lingua, storia e cultura
del proprio paese d’origine è controproducente rispetto all’integrazione degli
stranieri nella comunità di Rastatt (…). Bisogna piuttosto incoraggiare gli stranieri a dedicarsi alla
lingua e cultura tedesca”
“Decisioni come questa – commenta Sposato - non costituiscono
purtroppo una rarità nel panorama della politica tedesca sull’immigrazione,
dove spesso si ha l’impressione di aver fatto un salto indietro nel tempo di
almeno 30 anni. A distanza di oltre 50 anni dagli accordi bilaterali tra Italia
e Germania, anniversario che è stato solennemente ricordato sia in Italia che
in Germania con numerosi eventi nel corso dell’anno passato, e allo scadere
dei festeggiamenti per i 50 anni della firma dei Trattati di Roma, esponenti
politici tedeschi, nazionali e locali, vogliono
ancora vivere e riproporre – rimarca Sposato - una dimensione europea
monoculturale, caratterizzata dalla contrapposizione piuttosto che dall’interdipendenza
tra le varie culture”.
E “aderendo a tale “scuola di pensiero”, il comune di
Rastatt considera quindi ormai chiusa l’esperienza migratoria e giudica come
obsoleta la direttiva 77/486 del Consiglio CEE, che assicura ai figli dei lavoratori
migranti l’apprendimento della lingua d’origine nel corso della formazione scolastica”.
Insomma “la città di Rastatt concepisce l’integrazione degli immigrati nella
propria società solo attraverso un vero e proprio appiattimento di questi sulla
cultura tedesca”.
I Ds Germania chiedono al sindaco ed al Consiglio comunale
di Rastatt “di rivedere le proprie posizioni,
di armonizzarsi alle direttive europee e di ritirare la delibera comunale in
questione”.
“I corsi di lingua e cultura delle varie comunità di
immigrati residenti sul territorio non solo vanno ripristinati, ma andrebbero
anche aperti ai figli dei cittadini tedeschi, ai quali in questo modo verrebbe
offerto l’accesso ad un’altra lingua e cultura diversa dalla propria” sottolinea
Sposato.
Ricordando che “la formazione plurilingue, che va oltre
la funzione operativa di facilitare la comunicazione tra persone di origini
e culture differenti, può rappresentare in questo modo uno strumento prezioso
per promuovere la comprensione reciproca in una prospettiva interculturale,
dimensione di gran lunga prioritaria
per la realizzazione di una nuova identità dei futuri cittadini in Europa”.
(Inform)