ITALIANI
ALL’ESTERO
Su
“Eureka” di dicembre
Fabrizio Lobasso, Console d’Italia in Atene:
“Promuovere la lingua italiana”
ATENE – Sul numero di dicembre di "Eureka” un estratto
dell’'intervento del Console in Atene Fabrizio Lobasso , in occasione dei lavori
della riunione continentale Europa e Africa del Nord del CGIE tenutasi ad Atene
il 2-3-4 novembre.
“Stabilito - come auspicabile - che gli Enti Gestori
siano comunque parte della “famiglia Italia” e che quindi anch'essi siano chiamati
alla promozione non solo della lingua ma anche della cultura italiana nel mondo,
varrebbe la pena di riflettere su come integrarli maggiormente nelle attività
promozionali all'estero. Sembrerebbe dunque opportuno un loro crescente coinvolgimento
sia nell'ambito di manifestazione decise “a monte” (ad esempio, nella Settimana
della Lingua italiana o nelle manifestazioni legate a ricorrenze storiche di
personaggi illustri), che “a valle” (con la partecipazione ad
”eventi contenitore” con i quali, a ridosso di festività nazionali, in
più giorni e con una varietà di iniziative il “prodotto Italia” viene promosso
dalle Istituzioni focalizzando l'attenzione del paese ospite in modo continuativo.
Altresì sembrerebbe necessario definire con maggior precisione
le modalità e gli strumenti con cui gli Enti Gestori possano promuovere la lingua
italiana. Si tratterebbe in definitiva di integrare due visioni apparentemente
contrapposte (che d'altronde si ritrovano anche in tema di diffusione di marchi
italiani), ovvero quella che vede nel raggiungimento di alti numeri di utenza
un obiettivo prioritario e che quindi chiude un occhio sui livelli di formazione
professionale degli insegnanti - a volte insoddisfacenti - e sulla loro reale
conoscenza della lingua (un pò alla stregua della pubblicità indotta di un marchio
contraffatto); e quella che invece pone maggior attenzione al grado di professionalità
degli insegnanti, proponendo limiti minimi di preparazione (ad esempio: laurea
più master in glotto-didattica per stranieri) sotto i quali contestare l'abilitazione
all'insegnamento (così come in ambito commerciale si difende la qualità e la
specificità del prodotto italiano). Un'auspicabile soluzione che soggiaccia
a logiche inclusive potrebbe condurre sia ad un necessario rafforzamento del
controllo sui limiti minimi di preparazione professionale che ad un utilizzo
più incisivo di modalità di formazione creative e sempre più accessibili (ottimizzando
l'uso della telematica e del mezzo satellitare) per includere un numero maggiore
di attori.
Dinamiche inclusive - in linea d'altra parte con i tempi
moderni - vedrebbero parimenti opportuno un maggior coinvolgimento nelle politiche
culturali italiane all'estero delle Scuole italiane. La varietà della “popolazione” scolastica (studenti,
genitori, professori, impiegati ed ex alunni) e quindi l'impatto molteplice
di un'utenza così ramificata nel tessuto sociale, di per sé già basterebbe a
confermare tale necessità. Pur nella loro peculiarità, tali enti dispongono
spesso di un mezzo potente quale il carattere bilingue e biculturale che contraddistingue
la loro vita ed il loro funzionamento, elemento che potrebbe tornare molto utile
in termini di promozione culturale.
La diffusione dello stile italiano può e deve valicare
i confini del commercio e dell'arte per penetrare a fondo anche negli aspetti
sociali, comunicativi e nella vita quotidiana non solo dei connazionali ma anche
dei nativi di famiglie miste e degli stessi cittadini del paese ospite.
La cassa di risonanza che offre l'istituzione scolastica,
legata com'è alla contingenza dei problemi di tutti i giorni, andrebbe dunque
potenziata e collegata strettamente alla più generale programmazione culturale
in loco.
Questo Consolato ad esempio - dopo un'attenta osservazione
delle realtà italiane ed italo-greche e in stretto raccordo con la superiore
Ambasciata - ha individuato nella comunicazione interpersonale una chiave di
volta per la migliore integrazione dei connazionali in Grecia e sta promuovendo
una serie di attività che mirano a diffondere uno “stile italiano”anche in settori
alternativi (studi sulla comunicazione verbale e non verbale tra italiani e
greci; risoluzione di controversie familiari sulla scorta di esperienze di scuole
psicoterapeutiche italiane; attività di prevenzione dei rischi sulle strade
mutuando le attività di Onlus italiane, ed altro ancora).
Infine, sembra utile riflettere per un momento sull'entità
delle spese ministeriali destinate all'invio di personale “di ruolo” dall'Italia,
spese non sempre rispondenti a logiche di risparmio se viste in relazione con
le minori risorse finanziarie destinate a contratti locali.
Senza volere entrare in complicate questioni sindacali che ci porterebbero
lontano, vale forse la pena di sottolineare quanto tale squilibrio rischi di
riverberare effetti negativi nel medio-lungo periodo sulle motivazioni che inducono
l'utente all'estero ad intraprendere studi di italianistica. In altre parole,
l'attività di promozione della lingua italiana nel mondo non può considerarsi
slegata dal tema dello sbocco lavorativo per chi investe energie e risorse nell'apprendimento
della stessa, visto che le aspettative del diplomato o del laureato in italianistica
all'estero si riversano in prima battuta proprio sulle Istituzioni italiane
in loco, non solo sulle Autorità del posto.
Non si auspica certo di sostituirsi ad un Paese nelle
politiche di assorbimento lavorativo di specializzati in italianistica. Pure,
un segnale più forte e continuo da parte delle Istituzioni italiane mirato ad
assicurare una maggiore vigilanza e partecipazione a tale processo all'estero
potrebbe contribuire al mantenimento di alti livelli di domanda di lingua e
cultura italiana, destinata contrariamente a segnare il passo ove mai si continuasse
a pensare che la “moda dell'apprendimento dell'italiano” sia una dinamo ad autoalimentazione”.
(Eureka/Inform)