SOCIETA’
A Roma un neonato su dieci è “straniero”
ROMA - A Roma un neonato su dieci è “straniero”. Il Centro
Interdipartimentale di Studi e Ricerche su Roma dell’Università degli Studi
“
Su circa 26.000 bambini nati a Roma nel 2004, oltre 2.600
hanno entrambi i genitori stranieri, questo il quadro della seconda generazione
dell’immigrazione capitolina che emerge dall’indagine. Il totale delle nascite
di origine straniera arriva a 3.800 se si considerano anche i neonati registrati
all’Anagrafe di Roma da almeno un genitore non italiano. L’incidenza dei neonati
di origine straniera sul totale dei neonati, attualmente attestata a quota 13%,
è comunque destinata a salire nei prossimi quindici anni e a raggiungere, a
seconda delle dinamiche demografiche e sociali, valori compresi tra il 24 e
il 32%: nel 2020, dunque, a Roma un neonato su tre potrebbe essere di origine
non italiana.
E’ destinata a cambiare radicalmente anche la composizione
della popolazione più giovane di Roma: se oggi nella fascia 0-14 anni la proporzione
di ragazzi di origine non italiana è del 6-7%, all’inizio del 2010 arriverà
a livelli variabili tra l’11 e il 12%, tra il 14 e il 17% nel 2015, e nel 2020
tra il 17 e il 22%.
L’assessore alle politiche economiche, finanziarie e
di bilancio, Marco Causi ha evidenziato che i dati confermano l’opportunità
sempre più stringente di potenziare i servizi sociali della città, in particolare
quelli rivolti alla fascia materno-infantile.
Tra i numerosi dati rilevati, l’indagine conferma la
generale ripresa della natalità a Roma: con le 26.000 culle del 2004 il bilancio
demografico della capitale ha riconquistato il livello segnato nel 1983 e da
allora mai più raggiunto.
Il numero medio dei figli per ogni donna residente a
Roma è di 1,25, pari a 1,20 per le italiane e con un’oscillazione compresa fra
1,7 e 2,2 per le straniere.
Nei prossimi anni è previsto un notevole incremento delle
nascite da madri straniere, frutto dell’aumento dei flussi migratori a Roma
e della crescente integrazione delle famiglie e in particolare delle donne:
in termini assoluti, secondo le proiezioni statistiche, nel 2020 le culle non
italiane potrebbero essere fra le 4.200 e le 6.400.
Parallelamente, nell’arco dei prossimi quindici anni
Roma, così come tutto il paese, si avvia a scontare da un lato l’onda lunga
della contrazione delle nascite verificata tra gli anni ‘70 e la prima metà
degli ‘90, e dall’altro le conseguenze della bassa propensione alla maternità
delle italiane: a fronte di tale contesto, il previsto aumento della natalità
di origine straniera, di per sé fisiologico nelle comunità ad alto tasso di
immigrazione, assume un peso rilevante.
In assoluto la più spiccata tendenza alla maternità è da attribuirsi alle egiziane, tradizionalmente non inserite nel mondo del lavoro e legate quasi esclusivamente alla cura della famiglia, con una media di 4,5 figli a testa. Seguono le donne bangladesi (3,4), le cinesi (2,6 figli), le romene (1,9), le filippine (1,5), le peruviane (1,3) e le polacche (1,2). (Inform)