INFORM - N. 226 - 1 dicembre 2006


EDITORIA

La Fusie a convegno a Udine sul ruolo dell’informazione italiana all’estero

 

UDINE – “Talento, tecnologia e tolleranza rappresentano il futuro della comunicazione ed aprono nuove strade per il nostro lavoro”, ha detto il presidente della Fusie Domenico De Sossi aprendo ad Udine i lavori del convegno su “Informazione italiana all’estero: ruolo politico e promozione del territorio” (v. su questo numero di Inform). De Sossi ha individuato le numerose questioni che interessano la stampa italiana all’estero: dagli insufficienti finanziamenti statali alla continua crescita dei costi, dalla difficoltà di rapporti con i Comites alla necessità di garantire la pubblicità istituzionale.

“Il ruolo dell’informazione – ha spiegato il senatore Claudio Micheloni, eletto in Europa e componente della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi – è quello di promuovere azioni che facciano conoscere in Italia cosa sono diventate, in termini di risorsa, le nostre comunità nel mondo. Un’altra missione spetta invece ai parlamentari eletti all’estero, che dovrebbero essere capaci di intervenire sulla politica nazionale oltre che sui problemi che interessano i connazionali all’estero”.

“Per avere un futuro – ha detto il senatore eletto all’estero Nino Randazzo, già direttore de “Il Globo” di Melbourne e presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE – la stampa italiana nel mondo deve dare un’immagine totale dell’Italia, nel bene e nel male, con maggiore equilibrio tra informazione ed opinione”.

Nella seduta pomeridiana è intervenuto un altro parlamentare della circoscrizione Estero, l’on. Franco Narducci, che come noto si appresta a dimettersi da segretario generale del CGIE. Tra i nostri connazionali nel mondo vi à ancora, secondo Narducci, spazio operativo per la stampa italiana all’estero, però essa deve prendere atto dell’accresciuta velocità delle notizie. Non potendo competere con la cosiddetta grande stampa sul piano della quantità, essa deve puntare sulla qualità,  perché “chi ha una tradizione ha un futuro”. Bisogna quindi lavorare nel presente per preparare il futuro di una informazione che fa parte del “sistema Italia” nel mondo. (G.M.-Inform)

 


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