SOCIETA’
Censis:
presentato il Rapporto annuale sulla
situazione sociale del Paese
La ripresa c’è: è quasi un “piccolo silenzioso
boom”
ROMA - Il Censis nel 40° Rapporto annuale apre la sua
interpretazione con un messaggio ottimistico: la ripresa c’è, e potrebbe persino
configurarsi come un “piccolo silenzioso boom”, se riusciamo tutti insieme –
dice il Censis -a esprimere un impegno positivo in questi mesi invernali, superando
non solo il pessimismo generalizzato, ma anche la dose di demotivazione che
molti hanno maturato “contro” una manovra economica governativa vissuta vittimisticamente.
L’affermazione di una ripresa in atto può apparire nel
clima odierno troppo ottimistica ma non è ingiustificata – osserva il Censis
- se si elencano le forti scelte soggettive che sul piano economico/imprenditoriale
si sono manifestate nel corso del
Ma perché di fronte a questa vitalità espressa sui vari
mercati internazionali si tende ad avere una percezione collettiva pessimistica?
Verosimilmente perché – spiega il Censis - c’è un reciproco “altrove” di posizioni:
le dinamiche positive sono altrove rispetto alle scelte politiche, sono addirittura
fuori d’Italia e fuori dei calcoli sul prodotto “interno”; e sentono come legittimate
altrove le scelte politiche correnti, centrate su una triade di impegni (manovre
fiscali di redistribuzione; istanze riformiste di fase due; difesa a oltranza
degli interessi, financo in piazza) che prendono tutto il campo del dibattito
e dell’opinione, con un rigonfiamento rancoroso che si alimenta del clima pessimistico
e se ne rende al tempo stesso mittente e destinatario.
Per il Censis, se supereremo questi mesi di demotivazione
diffusa, è possibile comunque che si torni alla crescita perché i suoi soggetti
e i suoi processi sono quotidianamente operanti. Essa infatti sta procedendo
in parallelo a una trasformazione significativa della composizione sociale italiana,
cioè dell’antico serbatoio di energie socioeconomiche che sta sotto il nostro
sviluppo dagli anni ’60 ad oggi. Il nostro sistema sociale, infatti, non sembra
più addensarsi nella grande “cetomedizzazione” creatasi dagli anni ’70 in poi.
Una nuova ri-articolazione sociale comincia a manifestarsi, sia come effetto
sia come causa: di una rimodulazione del sistema di imprese sull’esempio di
una minoranza trainante che si misura anche sulla competizione internazionale
(imprenditori di nicchia, big player, imprenditori “meticci” o medie aziende
operanti su commessa”); del crescente valore economico di un geo-centrismo che
era nato marginale, nel localismo degli anni ’70 e che oggi vede vitalissimi
i distretti, le aree a vocazione borghigiana, le città a forte rinnovamento
di ruolo; di quell’area di terziario non impiegatizio, ossia a crescente impegno
imprenditoriale e professionale, sui settori della logistica, dei trasporti,
della finanza, degli stessi servizi alle persone e alle comunità (dove si affacciano
anche imprenditori extracomunitari integrati nel nostro modello di sviluppo
e di piccola impresa).
E’ questa triade che, rompendo l’invaso e la cultura
della cetomedizzazione, sta alla base della nostra ripresa attuale e della sua
futura tenuta, sottolinea il Censis . Il quale ritiene che su di essa si debbano
concentrare l’attenzione e l’impegno politico, nella convinzione che essa sia
più forte e più promettente della triade che oggi tiene banco (redistribuzione
per leva fiscale - politica delle riforme - difesa a oltranza degli interessi
particolari) ma che non riesce a costruire - e costruirsi - un futuro. (Per
il Rapporto annuale in dettaglio http://www.censis.it/
) (Inform)