INFORM - N. 225 - 30 novembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “America Oggi”

Il Metropolitan di New York ed il Fine Arts (Mfa) di Boston hanno accettato di restituire opere rubate all'Italia

I “tre giorni” del vice premier Francesco Rutelli, come responsabile per i Beni Culturali, negli Stati Uniti

 

NEW YORK. Con due prestigiosi musei americani come il Metropolitan di New York ed il Fine Arts (Mfa) di Boston, che hanno accettato di restituire opere rubate all'Italia, è stata avviata una intensa collaborazione e si inizia ora ad entrare davvero nel vivo. E' probabilmente questo, in stretta sintesi, il risultato più significativo della 'tre giorni' del vicepremier Francesco Rutelli, responsabile per i Beni Culturali, negli Stati Uniti.

Con il Getty di Los Angeles - ancora molto restio a restituire all'Italia una serie di opere trafugate - siamo lungi dall' esserci, ma dopo la rottura dei giorni scorsi è stata confermata la volontà, da ambedue le parti, di riprendere a trattare. Si è aperto, infine, il difficile capitolo delle trattative con i collezionisti privati Usa (come la newyorchese Shelby White), che contrariamente ai musei non hanno quello che si potrebbe definire l'obbligo morale di restituire le opere trafugate, né potrebbero ricevere niente in cambio: capolavori in prestito, per intenderci.

Quello di Rutelli negli Usa, è stato un viaggio, al di là dei risultati ottenuti, carico di significati simbolici, e non privo di avvertimenti rivolti ai musei che non vogliono collaborare.

All'Mfa il ministero dei Beni Culturali ha prestato per 4 anni un capolavoro assoluto: una dea romana marmorea di due metri, forse più bella della Venere che finora il Getty non ha voluto restituire. Lo stesso discorso vale per il Met, che ha accettato di restituire all'Italia il Cratere di Eufronio, esposto fino al 2009 a New York, ma ora con l'etichetta "proprietà dello Stato italiano".

Incontrandosi ieri, Rutelli ed il conservatore del museo Philippe de Montebello hanno gettato le basi per una serie di prestiti futuri (per il momento i Beni Culturali hanno prestato un prezioso kylix greco), e anche per organizzare insieme una serie di scavi archeologici. Prima di recarsi al Met, Rutelli ha presentato all'Istituto di Cultura italiano una eccezionale scoperta archeologica fatta a Roma sulle pendici del Palatino, tra cui il ritrovamento di quello si presume sia stato lo scettro dell'imperatore Massenzio. Anche questo è stato un atto simbolico: durante gli scavi, effettuati dagli specialisti dell'Università La Sapienza di Roma, diversi oggetti sono stati ritrovati e non finiranno in musei o in collezioni diverse, sparsi ai quattro angoli dell'universo, impedendo agli studiosi di fare il proprio lavoro in maniera coerente. Come succede invece, con le scoperte dei 'tombaroli'.

Parlando dei problemi con il Getty, Rutelli ha spiegato che "questa nostra azione per il recupero delle opere trafugate ha uno scopo culturale e morale", ricordando in particolare che i Beni Culturali non hanno avviato finora nessuna azione legale, ricercando soluzioni extra giudiziarie.

Il ministro non ha nessun dubbio sull'esito di queste vicende: "tutte le opere rubate devono tornare a casa", ha ribadito. Intanto, il Getty di Los Angeles si è detto pronto a restituire all'Italia la Venere di Morgantina fra un anno se il museo californiano non potrà dimostrare che le appartiene in tutta legalità. Lo ha scritto sul 'Los Angeles Times' il direttore del Getty, Michael Brand, mantenendo però la linea dura su un altro dei capolavori richiesti dall'Italia, un bronzo greco attribuito a Lisippo trovato al largo di Fano. Brand ha invitato il ministro Rutelli (che in una lettera al conservatore si dice pronto anche lui a negoziare, ma rimane intransigente sul bronzo greco) a visitare la Getty villa di Pacific Palisades, a Los Angeles, che ospita sia la Venere sia il Lisippo.

Ma non tutto è risolto con New York: come scrive da Roma il New York Times, l'Italia ha chiesto alla collezionista Shelby White, uno dei principali mecenati del Met, di restituire una ventina di opere trafugate, alcune delle quali avrebbero dovuto finire nei prossimi mesi nelle vetrine del Museo della Quinta strada. Incontri tra esperti dei Beni Culturali italiani e la White sono in programma nei prossimi giorni.

Prima di lasciare New York alla volta dell'Italia, il vicepremier aveva in programma una serie di incontri all'Onu, un incontro con la comunità italiana presso la casa Zerilli-Marimò della New York University, una serie di incontri all'ufficio Enit, in occasione dell'accensione del mitico albero di Natale del Rockefeller Center. (America Oggi del 30 novembre/Inform)


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