INFORM - N. 225 - 30 novembre 2006


POLEMICHE

Lo sdegno degli Azzurri di Rio per una “satira immonda”

 

RIO DE JANEIRO - Gli Azzurri nel Mondo di Rio de Janeiro vogliono esprimere tutto il loro sdegno per l’ignobile spettacolo offerto dalla televisione di stato, durante il programma di Fazio “Che tempo che fa”, durante il quale uno pseudo comico, di cui non vale la pena nemmeno citare il nome, che vive di sovvenzioni pubbliche più o meno dirette, si permette di fare della satira immonda prendendo in giro il capo del maggior partito italiano, votato dalla metà degli italiani. Il tutto presso una emittente che si sostiene estorcendo il canone a tutti gli italiani, di destra e di sinistra, senza curarsi dei sentimenti di una parte di coloro che assiste ai programmi.

Questa sarebbe l’Italia di oggi, quella che una volta si definiva la culla della civiltà, ridotta a manutengolo di uno sparuto gruppo che, senza rischio alcuno, si permette di denigrare le effigi dei nostri soldati in missione di pace, di inneggiare alle mille Nassiryie, che pretende la propria libertà di espressione ma che la nega agli avversari, che pretende rispetto per la religione altrui, ma che non rispetta quella dei  compatrioti (ma ne hanno di patria?) e che si mantiene al governo del paese. Sono quelli che per l’Italia vedono un futuro alla cubana, appellandosi ad una dottrina che è stata definitivamente e inesorabilmente condannata dalla storia e che solo si mantiene in quei paesi che applicano la più severa delle censure, compreso l’uso della tortura.

Che paese è mai questo, dove non esiste più il senso della Pietas, dove spadroneggiano i Maramaldo, dove l’ideologia, la più disumana, si impadronisce dei cuori dei connazionali? Che paese è questo, dove non ci si rispetta più, dove si pretende poter deridere i più naturali dei sentimenti umani, ma che, per imporre i propri punti di vista, quelli di una infima minoranza, si ricorre alla forza bruta, nascondendo il volto dietro una maschera. Se questa è l’Italia, è molto meglio starne lontano, vivendo con quel ricordo di lei che hanno lasciato i progenitori, ricordandola e amandola, come se fosse un amore ormai perduto. (E. Pacelli pacelli@italiamiga.com.br)

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