INFORM - N. 224 - 29 novembre 2006


IMMIGRAZIONE

119° anniversario della Congregazione scalabriniana

All’Università Urbaniana convegno su migrazioni, dialogo e convivenza

La sfida di una società multiculturale dove tutti si sentano a casa propria

Parolin: "L’immigrazione ci ha fatto capire che siamo in tanti e diversi. Ora dobbiamo riflettere su come convivere"

 

ROMA - Per approfondire le incomprensioni e i pregiudizi sociali che ostacolano il dialogo intercultuale e interreligioso la Fondazione Scalabrini, lo Scalabrini International Migration Institute (SIMI) e il Centro Studi Emigrazione di Roma (CSER) hanno organizzato, in occasione del 119° anniversario di fondazione della Congregazione dei Missionari scalabriniani e dell’avvio ufficiale dell’attività del SIMI, il convegno dal titolo "Migrazioni e società: Dialogare per convivere". Le finalità dell’incontro, che si è svolto a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana, ci sono state spiegate dal presidente della Fondazione Scalabrini Gaetano Parolin.

" Per quest’anno - ha detto Parolin - abbiamo scelto un tema emergente, quello del rapporto fra migrazioni e dialogo interculturale e interreligioso, che oggi, con la visita del Santo Padre in Turchia, appare di estrema attualità. L’immigrazione, pur non essendo l’unica causa del dialogo interculturale, ha contribuito a sviluppare questo canale comunicativo che è importante per la convivenza all’interno di una società e di una nazione, a cominciare dall’Italia. L’immigrazione - ha aggiunto Parolin - ci ha fatto capire che siamo in tanti e diversi, quindi oggi il tentativo è quello di avviare una riflessione su come convivere con la diversità culturale e interreligiosa che ci troviamo in casa".

Il convegno è stato introdotto dal rettore della Pontificia Università Urbaniana Ambrogio Spreafico che ha ricordato come la paura del diverso possa essere superata solo con la conoscenza e la comprensione reciproca. Punti di contatto, questi ultimi, che hanno come punto d’arrivo una possibile convivenza multiculturale, dove l’identità non è univoca ma soggettiva ed è vissuta interiormente dall’individuo.

La presenza nelle società dell’intolleranza e dell’indifferenza rendono il dialogo interculturale molto difficile. Lo ha ricordato il presidente dello Cser Lorenzo Principe. "Mai come oggi - ha affermato - le migrazioni hanno posto in discussione i fondamenti stessi della società e lo sviluppo della convivenza sociale… La sfida dell’identità europea non sta quindi tanto nella ricerca di comuni origini passate, ma va individuata soprattutto nella definizione di orizzonti condivisi. Si tratta di pensare una nuova appartenenza e mobilità basata sui diritti. Uno spazio più vasto in cui sentirsi a casa propria tra i diversi".

Milena Santerini, docente di pedagogia sociale ed interculturale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha sottolineato come nell’attuale dialogo fra culture diverse, volto a mantenere la coesione sociale in un contesto di pluralismo, il diritto alla differenza vada coniugato con quello alla somiglianza. Si è detta convinta che l’immigrazione non rappresenti attualmente una minaccia per l’identità nazionale, e che sia necessario una chiave di valorizzazione della diversità degli stranieri che protegga le varie identità e faccia riferimento ad un concetto di cultura trasversale, aperto e lontano dai consueti stereotipi. "La sfida dei prossimi anni - ha poi spiegato la Santerini - sarà quella di rendere più flessibile l’identità culturale, rispetto alla rigidità di un’appartenenza etnica esclusiva, affinché ogni persona possa sentirsi davvero cittadino del mondo. In questo ambito l’educazione interculturale non deve solo esaltare la differenza, ma lavorare in qualche modo alla realizzazione di una convivenza che ridia complessità al dialogo fra le persone".

Adel Jabbar, docente di sociologia delle migrazioni all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha spiegato come a tutt’oggi l’umanità sia chiamata a confrontarsi con un nuovo "sistema mondo" dove dominano la dimensioni economiche, mediatiche, l’agire politico e gli stili di vita. Realtà che producono effetti transnazionali e condizionano le popolazioni. Un nuovo ordine mondiale dove gli immigrati, grazie allo loro capacità di produrre cambiamenti nei paesi di provenienza e residenza, rappresentano un segmento sociale emergente. "Gli immigrati – ha osservato Adel Jabbar - rendono visibile il fenomeno dell’intercultura che è già parte integrante di tutte le società".

Dopo il saluto del preside del SIMI Graziano Battistella che ha sottolineato l’esigenza di non lasciare rinchiuso all’interno delle università il dialogo fra esperti su queste tematiche, il preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’islamistica, Justo Lacunza Balda, ha ricordato come il viaggio di Benedetto XVI in Turchia rappresenti una continuazione dell’opera apostolica di Paolo VI, che visitò questo Paese nel 1967, e di Giovanni Paolo II che si recò ad Istanbul nel 1979. Un anno, quello, segnato da eventi molto importanti come ad esempio la nascita in Iran della Repubblica islamica. Dal dialogo interreligioso dipende in gran parte il nostro futuro, e l’identità di ogni confessione è fondata su testi sacri scritti o orali, sulle tradizioni che conservano la fede, su appositi riti, su luoghi di raduno considerati sacri e sul senso della comunità e dell’autorità religiosa. "Nel dialogo interreligioso - ha aggiunto Lacunza Balda - vi il compito comune di mettere la dignità della persona al centro di ogni agire umano. Bisogna inoltre riconoscere, senza avere la presunzione d’interpretare il credo dell’altro, tutti i segni visibili dell’identità che sono imprescindibili".

Per il teologo della Pontificia Università Gregoriana di Roma Adnane Mokrani il dialogo “ci permette di superare la paura dell’altro e il timore di perdere l’identità, l’anima e la fede". Un’opportunità, quella del dialogo, che può divenire dimensione di vita. Mokrani ha inoltre auspicato il pellegrinaggio culturale dei migranti.

La dimensione pubblica del dialogo è stata infine affrontata da Giuseppe Mura, docente di filosofia della Pontificia Università Urbaniana, che ha evidenziato la necessità di sviluppare un approccio etico e responsabile nei confronto dell’altro. Mura ha anche segnalato il delinearsi nel mondo di nuove figure emergenti denominate "nomadi globali". Soggetti cosmopoliti e custodi del sapere che vivono il lavoro in maniera esistenziale, portano avanti professioni innovative ed appartengo a realtà molto diverse.(Goffredo Morgia- Inform)


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