ITALIANI
ALL’ESTERO
L’on. Gino Bucchino (Ulivo) al direttore
di Libero: “La disinformazione è a tutto campo...”
“Non accettabile il becero ripetersi di
attacchi scomposti di un giornalismo con l’unico scopo di screditare i parlamentari
eletti all’estero per alimentare la malapianta del qualunquismo”
ROMA - Caro direttore, desidero fare alcuni commenti
relativamente alla campagna di disinformazione e diffamazione che il giornale
“Libero” da tempo sta portando avanti, con una pertinacia seconda solo al suo
desiderio di offendere i milioni di nostri concittadini che vivono all’estero,
contro i Parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero.
Fuori dai confini nazionali vivono 60 milioni di cittadini
di origine italiana, 4 milioni dei quali con passaporto e cittadinanza italiana.
Sono i discendenti, e in molti casi i protagonisti della “questione emigrazione”,
coloro che sono emigrati non solo per loro stessi e le loro famiglie, ma anche,
togliendosi di mezzo negli anni difficili, per dare ossigeno e attenuare una
competitività, nella ricerca di un posto di lavoro, che si era fatta drammatica.
E sono gli stessi che hanno fatto grande l’Italia e i Paesi di accoglienza con
le loro storie di emigrazione che hanno
visto sacrifici immani spesso dimenticati come la tragedia della miniera di
Monongah del dicembre 1907, dove morirono più di 300 italiani molti dei quali
ragazzini di 15 e 16 anni, e con le loro storie di successi, gli stessi italiani
che hanno costruito nel mondo il Made in Italy e un’immagine ammirata e invidiata
ovunque. Ma sono anche coloro che hanno concluso con successo il loro percorso
di integrazione, quell’integrazione sana, arricchita di parole come interazione
e contaminazione feconda che mette a disposizione degli altri il meglio della
propria identità arricchendosi a sua volta delle esperienze dei popoli di accoglienza.
Un’Italia, fuori dall’Italia, che ha diritto di cittadinanza
e di partecipazione politica e che può portare nel nostro paese una ventata
di sprovincializzazione e di arricchimento culturale e che può portare, o anche
solo almeno tentare di insegnare, perdoni la presunzione, insegnare qualcosa
ai Parlamentari italiani e agli italiani, attraverso l’esperienza di percorsi
già fatti, come ad esempio smettere di rivolgersi agli immigrati dando loro
sempre del tu, e come smettere di fare risolini o fare gli scongiuri quando
vediamo una donna guidare un autobus o un aereo.
Adesso per la prima volta nella storia della nostra Repubblica
gli italiani all’estero hanno visto riconosciuto l’esercizio in loco del diritto
di voto e del diritto di rappresentanza. Il caso, la fortuna, la provvidenza,
o una sorta di nemesi, ha anche voluto che proprio gli italiani all’estero fossero determinanti
per la governabilità di questo Paese (non sarà per questo che Libero si sta
dedicando con tenacia a questa serie infinita di articoli spazzatura contro
i Parlamentari eletti all’estero?) .
Quello che importa è che adesso i Parlamentari dell’estero
ci sono esercitando a tutto campo il loro mandato e, aggiungo, forse anche con
una o due marce in più: per l’Italia, per gli italiani all’estero e per ottimizzare
le relazioni fra l’Italia e i Paesi dai quali i Parlamentari provengono. Non
aggiungo altro, caro Direttore e La invito cortesemente a visitare il sito della
Camera e del Senato per andare a vedere di cosa ci occupiamo e quali incarichi
ricopriamo. Scoprirà, con il dispiacere del solo Libero, che tutti noi siamo
firmatari e/o cofirmatari di importanti proposte di legge, mozioni e ordini
del giorno, per tentare di dare, finalmente, una risposta dignitosa all’altrettanto
dignitosa domanda di attenzione dei nostri connazionali all’estero.
Ma scoprirà anche, caro Direttore, che questi Parlamentari,
proprio perché arricchiti dalla loro esperienza di vita e di lavoro all’estero,
si occupano anche di altre cose, per cercare di garantire, ad esempio, pienezza
diritti a coloro che disperati bussano alle porte del nostro Paese, così come,
senza sentirsi schiavi dei gruppi e/o partiti di appartenenza non esitano, quando
necessario, a presentare interrogazioni e interpellanze al nostro stesso governo.
Aggiungo che nessuno di noi è un avventuriero o un mercenario dell’ultima ora
alla ricerca di un favorevole ingaggio o di un vitalizio. Abbiamo alle spalle
anni, se non decenni, di lavoro a fianco dei nostri connazionali all’estero,
lavoro nella stragrande maggioranza dei casi assolutamente volontario. E vengo,
per concludere, alle falsità e vere stupidaggini alle quali si abbandona l’articolista
(Mario Prignano) di Libero.
La disinformazione
è a tutto campo. Voli per il collegio illimitati? Totalmente falso. Al pari
dei nostri colleghi “italiani” ci è permesso, a spese dello Stato, di rientrare
a casa, quando il Parlamento non lavora. La differenza sta nel fatto che mentre
i nostri colleghi possono, e di fatto lo fanno, rientrare a casa
almeno una volta alla settimana per noi dell’estero è impossibile. Se
lo immagina, caro Direttore, fare la spola fra l’Italia, il Canada, l’Australia
o il Sud America, una volta la settimana? Di fatto, noi dell’estero, restiamo
qui a Roma, costretti fra l’altro a soggiornare, a spese nostre, in Hotel. Uso
illimitato e gratuito del telefono? Altra balla.. Camera e Senato hanno assegnato
un rimborso forfetario annuo di circa 3,000 Euro. Ai Parlamentari dell’estero
questo rimborso è raddoppiato.
Personalmente sono disponibile in assoluta trasparenza
a mostrarLe, dopo i primi sei mesi di
lavoro, il resoconto delle entrate e delle uscite. Le assicuro che faccio fatica
a pareggiare i conti e che prima di questo lavoro dovevo fare meno sacrifici.
Ma questo lavoro è una mia scelta ed una seria risposta a che mi ha eletto e
non desidero lamentarmi.
Quello che invece non posso accettare, personalmente,
ma sono sicuro anche a nome di tutti i miei colleghi eletti all’estero, è il
becero ripetersi di questi attacchi scomposti di un giornalismo il cui unico
scopo è quello di screditare alla cieca i Parlamentari solo per alimentare la
malapianta del qualunquismo e del fai da te. Mi
creda, suo Gino Bucchino*
*Deputato
dell’Ulivo eletto nella ripartizione America Settentrionale e Centrale
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