INFORM - N. 221 - 24 novembre 2006


ASSOCIAZIONI

Convegno “La domiciliarità come obiettivo - Anziani ed assistenti familiari in Roma e nel Lazio”

Rino Giuliani (Istituto F. Santi): “In materia di assistenza sociale e di diritti delle persone si può far molto. E da subito”

 

ROMA -  “Un progetto d’inclusione sociale presuppone un quadro normativo nazionale e regionale che lo sostenga” . Lo ha ricordato Rino Giuliani, Vice presidente dell’Istituto Fernando Santi, ai lavori del Convegno tenutosi al Cnel nei giorni scorsi  su “La domiciliarità come obiettivo - Anziani ed assistenti familiari in Roma e nel Lazio”. L’incontro è stato promosso all’Istituto Fernando Santi e dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Trifone, con il patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e dell’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma.

A conclusione del suo intervento, incentrato su “Istituzioni e organizzazioni non lucrative tra diritti esigibili degli anziani e ricerca d’inclusione sociale delle donne immigrate”, Giuliani ha fatto osservare che in attesa del quadro normativo nazionale “guardando alla nostra regione, in specie dopo la modifica del titolo V della Costituzione, vorremmo che una normativa organica  rimediasse alla inadeguatezza delle quattro leggi regionali oggi in vigore (n° 38/1976, n° 48/1986, n° 17/1990 e n° 8/1992)”. “Vediamo in questi giorni – ha aggiunto -  che la maggioranza del governo regionale ha presentato due iniziative di legge sullo stesso tema; forse se ne poteva presentare una sola”.

Per Giuliani  “in materia di assistenza sociale e anche di diritti delle persone si può far molto e da subito separando la condizione giuridica dal diritto ad accedere ad alcuni servizi essenziali, specialmente per le fasce più deboli, le donne immigrate lavoratrici, ma pensiamo alla specificità del lavoro delle “badanti”, non poche irregolari, alla stregua di quanto già prevede la L. 286/98 in materia di assistenza sanitaria di base garantita a tutti, cittadini o stranieri”. La Regione Lazio “dovrebbe poi valorizzare e qualificare la essenziale funzione di cura che gli  assistenti familiari già ricoprono nell’ambito del welfare, rispetto alle famiglie, gli anziani, i bambini, i malati anche per ragioni legate alla sostenibilità del sistema di welfare”.

La Regione – ha osservato Giuliani - può contribuire in modo effettivo  alle politiche nazionali, in risposta alle richieste delle famiglie, adottando quelle misure complementari (formazione, alloggio, servizi socio-sanitari e di orientamento) indispensabili ad una corretta integrazione: in modo da salvaguardare le esigenze delle famiglie e quelle delle lavoratrici”.

La sollecitazione del vice presidente dell’Istituto Santi : “si definiscano degli standard, regionali di accoglienza ed integrazione, che possano servire anche come benchmarks di riferimento degli standard nazionali e si sviluppino politiche attive del lavoro  di vera tutela e garanzia per tutti nel momento dell’avviamento al lavoro e del cambiamento di lavoro, Ciò potrà contribuire peraltro in maniera sensibile anche all’emersione del lavoro nero”.

Giuliani ha ricordato infine che “il lavoro iniziato con il Progetto “Insieme si può” voluto dal Comune di Roma ha avuto il merito di porre all’attenzione della città il problema della qualificazione, del sostegno economico della cura degli anziani e della inclusione sociale delle assistenti familiari ma ha anche evidenziato problemi nuovi ed esigenze ulteriori alla cui soluzione speriamo di contribuire con il confronto odierno. Lo dovevamo – ha concluso - alle tante donne dalle quali per quasi due anni tanto abbiamo appreso  e che ci hanno aiutato a migliorare”. (Inform)


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