INFORM - N. 221 - 24 novembre 2006


COOPERAZIONE TRA CHIESE

Come le emigrazioni modificano il mosaico delle religioni

La diversità cristiana a Ginevra

 

GINEVRA - Esistono a Ginevra 60 comunità evangeliche e pentecostali, gruppi in espansione che stanno modificando il paesaggio religioso della città, come del resto lo sta facendo la presenza massiccia di cattolici di lingua straniera, nella totalità emigrati.

I Consigli pastorali delle Chiese cattolica, cattolica-cristiana e protestante di Ginevra, nel loro incontro biannuale, hanno cercato di scoprire questa realtà. E il punto di partenza potrebbe essere questo semplice esempio: se i cristiani del mondo fossero 100,  39 sarebbero evangelici, pentecostali-carismatici. Il pastore Jacques Matthey, membro del Consiglio ecumenico delle Chiese, ha subito puntualizzato: non è il fatto di essere maggioranza quello che stabilisce chi ha ragione; qui si tratta di prendere coscienza  di una presenza, di rivedere certi pregiudizi e concludere, per esempio, che non tutti gli evangelici sono fondamentalisti.

Gli evangelici

Gli evangelici, sia quelli nati dopo la Riforma che quelli che sono sorti dai veri “risvegli” del 18° e 19° secolo,  si distinguono a livello teologico e spirituale per questi elementi: un forte cristocentrismo, la convinzione che non esiste salvezza personale senza una conversione personale e cosciente al Cristo, una militanza missionaria che li spinge all’evangelizzazione.

In breve potremmo dire che si distinguono dai riformati tradizionali e dai luterani per una visione del mondo, della società civile e di altre religioni che li spinge a una rottura più che all’integrazione. Ma senza generalizzare, perchè questi movimenti assumono fisionomie diverse nelle varie parti del mondo. Non esistono tanti elementi in comune tra un fondamentalista conservatore che crede nella creazione del mondo in sei giorni e un evangelico moderato di una Chiesa protestante classica.

La Chiesa dei poveri

Veniamo ai pentecostali, prendendo subito nota di queste cifre: si contano 38 categorie maggiori, sotto 11.000 denominazioni diverse, riunite in  8.000 gruppi e 7.000 lingue. Sono realtà  che obbligano a una riflessione non superficiale. Gli elementi su cui insistono sono questi: battesimo nello Spirito Santo, grazia di Dio vissuta come esperienza che trasforma tutta la persona,e si manifesta attraverso il “parlare in lingue”, la giustificazione attraverso la fede in Cristo salvatore, santificatore e guaritore, e da qui  l’importanza data alla guarigione fisica dalle malattie con l’imposizione delle mani.

Nato all’inizio del 20° secolo negli Stati Uniti, il movimento pentecostale si è diffuso  rapidamente in tutto il mondo. Viene considerato “la chiesa dei poveri” e conta oggi circa 500 milioni di aderenti, due terzi dei quali vivono nei Paesi del Sud. Agli inizi degli anni Sessanta é iniziato un movimento carismatico anche all’interno della Chiesa cattolica. Il Vaticano II ha cercato di includere e non di escludere queste comunità. C’è poi un’onda di neo-pentecostali e neo-carismatici, che fanno riferimento a dei leader più o meno eccentrici, mentre altri flirtano con sincretismo e  magia, specialmente in Africa e America latina.

Ginevra

Pare che le chiese tradizionali non abbiano ancora preso coscienza di queste nuove realtà, mentre la Ginevra di oggi assomiglia in qualche modo alla Roma di Paolo, dove  - dice Lukas Vischer, delegato del Centre John Knox e responsabile del gruppo “Testimoniamo insieme a Ginevra” –  il cristianesimo si è impiantato attraverso strade diverse ed caratterizzato da un gran numero di comunità differenti, al punto che Paolo non sapeva più a quale indirizzarsi e perciò invitava tutti ad “accogliersi gli uni gli altri come il Cristo ha accolto voi”.  Oggi a Ginevra si contano una sessantina di comunità, tra cui una decina di origine brasiliana.

E va sottolineata la  ricchezza di espressione spirituale e insieme la povertà di queste comunità, che si radunano nelle cantine e nei garages. E Lukas Vischer pone una domanda: “Non abbiamo forse perso la capacità di entrare in relazione con una popolazione che manca di mezzi intellettuali, ma ha spesso il cuore aperto allo Spirito Santo?”.

Emigrati

E ci si è soffermati anche su un altro aspetto: “la folla dei credenti venuti da altrove”. E’ un vero microcosmo che porta a questa constatazione: la metà e più dei cattolici del Cantone di Gienvra è costituita da stranieri. E qui porta la sua testimonianza P. Vilson Zanini, responsabile della comunità di lingua spagnola , e quindi “bien placé pour en parler”. Questo religioso scalabriniano viene dal Brasile, un paese da un punto di vista religioso estremamente contrastato, ove si affiancano e spesso si compenetrano il cattolicesimo, il pentecostalismo e le tradizioni sorte dagli schiavi africani.  Si tratta, qui a Ginevra, di una ricchezza e di una sfida: “Si deve trovare – dice P. Vilson -  una nuova maniera di vivere insieme, di imparare a evangelizzare assieme, essere esempio per la Chiesa di domani”. “Abbiamo bisogno di una guarigione della memoria” conclude Jacques Mattey. “Dobbiamo superare le immagini negative che abbiamo gli uni degli altri”. (Traduzione e adattamento di un articolo di Gladys Théodoloz a cura di Essegi)

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