DIRITTI
Violenze contro i bambini sul lavoro: l'ILO
chiede Tolleranza zero
GINEVRA - Milioni di bambini lavoratori e adolescenti
impiegati legalmente si confrontano con una violenza “sistematica” sul luogo
di lavoro, che va dall'abuso fisico o verbale fino alla molestia sessuale, allo
stupro e addirittura all'omicidio. Questo è quanto emerge da un nuovo studio
delle Nazioni Unite.
L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), che
ha contribuito alla realizzazione del rapporto, esorta l'adozione di una politica
di la tolleranza zero contro la violenza esercitata nei confronti di circa 218
milioni di bambini e bambine lavoratori e 100 milioni di adolescenti legalmente
impiegati in tutto il mondo. Il rapporto delle Nazioni Unite è lo studio più
esaustivo che sia mai stato realizzato su questa problematica e, si spera, darà
nuovo slancio alle politiche volte a controllare o frenare questo fenomeno.
Malgrado la raccolta dei dati globali sia complicata
a causa della natura "nascosta" del fenomeno e delle difficoltà dei
bambini a parlare delle violenze subite, secondo l'ILO, in alcune regioni, la
maggior parte dei bambini che lavorano subiscono violenze sul posto di lavoro
- verbali, fisiche o sessuali.
"Per molti bambini lavoratori, la violenza è un
fatto terrificante della vita quotidiana e deve essere fermata insieme al lavoro
minorile", ha dichiarato Juan Somavia, Direttore Generale dell'ILO, commentando
il rapporto delle Nazioni Unite. " In tutto il mondo, la violenza sul lavoro
è in aumento e quella nei confronti dei bambini e degli adolescenti è diventata
un fatto endemico; in alcuni casi addirittura è 'parte del lavoro stesso'. Questo
deve finire."
Le ricerche dell'ILO rilevano che la violenza sul lavoro
nei confronti dei bambini è spesso "parte di una cultura lavorativa collettiva
fatta di brutalità fisica, urla, insulti e violenze occasionali tra cui le molestie
sessuali e, in casi estremi, lo stupro o l'omicidio." Inoltre, l'ILO sostiene
che questi bambini rappresentano il gruppo più vulnerabile in un contesto di
violenza generalizzata sul posto di lavoro. Il rapporto chiede "una politica
di tolleranza zero contro la violenza sul lavoro nei confronti dei bambini."
"La violenza nei confronti di un solo bambino è
anche troppo", ha dichiarato il Direttore del Dipartimento dei partenariati
e della cooperazione allo sviluppo dell'ILO, Frans Roselaers e membro del comitato
di redazione del rapporto delle Nazioni Unite. " Se riconosciamo
questo, potremo accelerare l'attuale tendenza che ha visto, negli ultimi quattro
anni, una riduzione del numero dei bambini lavoratori e liberare così il mondo
dalla piaga del lavoro minorile".
Secondo il rapporto, alcune categorie di bambini e adolescenti
lavoratori sono particolarmente a rischio: i lavoratori domestici, i giovani
nel settore informale, i bambini coinvolti in situazioni di servitù per debiti
o in moderne forme di schiavitù, e quelli che svolgono lavori pericolosi. I
5,7 milioni di bambini sottoposti a lavoro forzato o coatto, compresa una parte
significativa di vittime di tratta, rischiano costantemente di subire violenze.
Sempre secondo lo studio, sono a rischio violenza anche
i bambini che lavorano in ambienti non sicuri. Nel 2004, oltre il 60 per cento
dei 218 milioni di bambini lavoratori nel mondo era impiegato in lavori "pericolosi"
come: vetrerie, miniere, piantagioni e altre attività del settore agricolo dove
le regole in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono spesso deboli o inesistenti.
Vi sono poi situazioni di lavoro minorile che sono violente
per natura, come lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani. Un esempio
eclatante di questa forma di violenza è lo sfruttamento di minori di 18 anni
nella prostituzione, nella pornografia o nei sex-shop.
Secondo il Programma internazionale dell'ILO per l'eliminazione
del lavoro minorile (IPEC³), già esiste nel mondo un forte consenso politico
inteso ad eliminare il lavoro minorile. Oltre l'80 per cento dei bambini del
mondo vive in paesi che hanno ratificato le due Convenzioni dell'ILO sul lavoro
minorile. L'ILO ha dichiarato che la loro applicazione necessita di regolamenti
sul luogo di lavoro, ispezioni sul lavoro, sanzioni dure contro l'impiego di
lavoratori troppo giovani e l'eliminazione di attività illegali che coinvolgono
bambini.
Il rapporto raccomanda l'adozione di un approccio che
affronti in modo integrale le cause del fenomeno dal punto di vista economico
e culturale, la promozione dell'istruzione e di mezzi di sussistenza alternativi,
la mobilitazione sociale per cambiare la mentalità sul lavoro minorile e sulla
violenza nei confronti dei bambini sul lavoro. Un esempio concreto di questo
tipo di approccio è costituito dai Programmi dell'ILO a tempo determinato (Time-Bound
Programmes - TBPs) per eliminare il lavoro minorile che comprendono una serie
di interventi sulla prevenzione, il recupero, il reinserimento e la protezione
futura del bambino. Oltre 20 paesi hanno adottato questi programmi. (Inform)