ITALIANI
ALL’ESTERO
Terza Commissione “Affari Esteri-Emigrazione
del Senato
Funzionamento
e prospettive di razionalizzazione della rete consolare
Il testo integrale dell’audizione del vice ministro degli Affari Esteri
Franco Danieli
ROMA – Nella seduta di
mercoledì 15 novembre, presso la terza Commissione (Affari Esteri-Emigrazione)
del Senato, si è svolta l’audizione del Vice Ministro agli Esteri Franco Danieli
sul funzionamento e le prospettive di razionalizzazione
della rete consolare (vedi Inform n. 215 del 16.11.2006).
Qui di seguito il testo integrale, reso ora disponibile,
delle dichiarazioni del Vice Ministro e della replica agli interventi dei membri
della Commissione.
La mia non sarà una relazione sintetica, perché
credo che la sinteticità non serva a nessuno - ha esordito Danieli -. Ho cercato
di fornire elementi di dettaglio e quindi mi dilungherò un po’, cosa di cui
mi scuso anticipatamente. Gli uffici consolari, che ormai possono essere considerati
“terminali operativi” all’estero degli indirizzi e degli interventi programmati
dal Ministero degli Esteri a favore delle collettività italiane residenti fuori
dall’Italia, hanno assunto, soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, un ruolo
cruciale per la promozione e la difesa dei nostri interessi nazionali.
Ai tradizionali adempimenti di tipo assistenziale
ed amministrativo si sono aggiunti, infatti, compiti di natura diversa, derivanti
dalle profonde trasformazioni sul piano internazionale, che hanno comportato
un inevitabile ampliamento del numero degli utenti dei nostri servizi, oltre
che sostanziali mutamenti sul piano strutturale. I consistenti flussi migratori
verso il nostro Paese, l’espansione dei flussi turistici, i crescenti movimenti
di professionisti, imprenditori, studenti, operatori economici che dividono
la loro attività tra Italia ed estero, i nuovi adempimenti connessi alla normativa
elettorale prevista dalla legge sul voto all’estero, le nuove modalità di rilascio
del passaporto elettronico e del sistema N-VIS (sistema nazionale informativo
dei visti), costituiscono alcuni esempi significativi di questi mutamenti. Ulteriori
responsabilità discendono poi dalle problematiche connesse alla sicurezza ed
alla lotta al terrorismo, nonché all’ampliamento e spostamento della sfera dei
nostri interessi economico-politici verso aree geografiche strategiche.
Di fronte a questi mutamenti la rete consolare,
oggetto negli ultimi anni di continue decurtazioni di risorse umane e finanziarie,
ha dato a più riprese segnali di sofferenza. Tali carenze sono emerse in maniera
palese in concomitanza di eventi straordinari o scadenze inderogabili, evidenziando
inesorabilmente l’impossibilità, proprio per la scarsezza di mezzi umani e finanziari,
di far fronte contemporaneamente e con la dovuta efficacia sia all’ordinaria
amministrazione sia alle esigenze straordinarie di volta in volta emergenti.
Ci si è dunque trovati costretti, a fronte di varie emergenze, a concentrare
le risorse disponibili sugli adempimenti inderogabili, ponendo in un secondo
piano di priorità l’espletamento dei compiti ordinari.
Va quindi senz’altro sottolineato come il ruolo
della rete consolare sia cambiato non solo rispetto alle esigenze di una comunità
italiana ormai profondamente integrata nel tessuto sociale dei Paesi di accoglienza,
ma anche in rapporto all’accentuarsi del fenomeno migratorio verso il nostro
Paese, oggi particolarmente consistente.
La trasformazione dell’Italia da Paese di emigrazione
a Paese di immigrazione, avvenuta nel corso di soli due decenni (gli stranieri
legalmente residenti in Italia, sulla base di stime del Ministero dell’interno,
sono oggi circa 3 milioni, ovvero il 4,8 per cento della popolazione italiana,
ed il nostro Paese è il quarto in Europa per numero di immigrati), ha comportato
di fatto pesanti aggravi per il lavoro degli uffici consolari causati dal rilascio
di un ingente numero di visti d’ingresso in Italia.
Tali constatazioni hanno reso inderogabile l’esigenza
– che ho già avuto modo di rappresentare nella mia precedente audizione presso
questa Commissione – di procedere ad una riflessione sistematica e approfondita,
basata su dati concreti e raffronti ragionati, in grado di condurre ad una valutazione
complessiva della nostra rete consolare e di conseguenza all’individuazione
dei correttivi necessari al suo potenziamento e rilancio.
Anche ad un esame superficiale è chiaro, infatti,
che distribuzione geografica e volume di attività tradizionali devono essere
adeguati alle esigenze di una situazione ben diversa rispetto al passato, così
come è necessario incentivare l’utilizzo di procedure e metodi di lavoro che
tengano conto delle possibilità offerte dall’informatica e dalle nuove metodologie
nel campo dell’organizzazione del lavoro, di cui oggi non sempre e non dappertutto
ci si avvale.
Circa la situazione attuale, desidero esporre ed
esaminare i dati salienti fin qui raccolti nel corso del monitoraggio e della
mappatura della rete consolare, che ho disposto nel mese di luglio e che di
fatto oggi è completata.
L’attuale assetto della rete è il risultato di
una serie di interventi effettuati tra il 1996 e il
Essa si compone attualmente di 116 uffici consolari,
articolati in 71 consolati generali, 32 consolati, 3 vice consolati, 10 agenzie
consolari. Funzioni consolari vengono altresì esercitate da 79 cancellerie consolari
istituite con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18,
e da 28 sezioni consolari presenti presso alcune ambasciate. La rete è inoltre
coadiuvata da 514 uffici consolari onorari e sostenuta in alcuni Paesi, soprattutto
europei, dall’operato di corrispondenti consolari, cui competono essenzialmente
compiti di raccolta di documentazione per pratiche consolari.
La distribuzione geografica è la seguente. Su 116
consolati, 60 sono situati in Europa (52 per cento); 32 nelle Americhe (28 per
cento), di cui 18 nel Sud e nel Centro America (16 per cento) e 14 nel Nord
America (12 per cento); 12 sono collocati in Asia ed Oceania (10 per cento);
8 nel Mediterraneo e Medio Oriente (7 per cento) e 4 nell’Africa sub-sahariana
(3 per cento). Su 79 cancellerie consolari, 23 sono situate in Europa, 15 nelle
Americhe,
Tale geografia consolare riflette in maniera evidente
la distribuzione della nostra prima emigrazione che, come è noto, era soprattutto
concentrata in Europa e nelle Americhe.
La consistenza numerica dei connazionali all’estero
e la loro relativa distribuzione geografica confermano, grosso modo, tale situazione.
Su un totale di 3.484.821 connazionali (quali risultano dagli schedari consolari,
aggiornati alla fine del
La componente emigratoria, alla base dell’assetto
della rete consolare, determina anche la tipologia dei servizi resi agli utenti,
che sono prevalentemente servizi tradizionali (quali il rilascio o rinnovo di
passaporti, atti di stato civile, atti di cittadinanza, atti notarili, amministrativi,
giudiziari, extra-giudiziari, prestiti, notifiche, pratiche minorili, assistenza
ai detenuti, eccetera) e servizi socio-culturali (quali attività di assistenza
sociale, organizzazione di attività culturali, ricreative e sportive, controllo
sulla gestione delle scuole e dei corsi di lingua organizzati da enti presenti
sul territorio, ai sensi della legge n. 153 del 1971, rilascio di certificazione
per il riconoscimento in Italia del titolo di studio e/o professionale degli
immigrati).
Ad essi si deve aggiungere il rilascio di visti
d’ingresso, servizio oggi particolarmente oneroso per gli addetti al settore,
come rilevato in precedenza.
Nel 2005 sono stati rilasciati oltre 1.076.680
visti, soprattutto da consolati e cancellerie consolari di Paesi europei non
membri dell’Unione europea (Russia e Balcani), di grandi Paesi extra-europei
(Cina e India) e di alcuni Paesi del bacino Mediterraneo.
Le risorse umane e finanziarie costituiscono ulteriori
elementi significativi da prendere in considerazione per l’analisi e la valutazione
dell’assetto attuale della rete. Va premesso che i dati di riferimento considerati
nel documento di mappatura sono riassuntivi degli elementi forniti da un totale
di 195 sedi (e cioè la totalità degli uffici consolari e le 79 cancellerie consolari)
relativamente all’anno 2005.
La consistenza del personale in servizio ammonta
a circa 2.151 unità, ripartite tra 1.182 unità di ruolo (55 per cento) e 975
unità a contratto (45 per cento).
Il rapporto tra il personale totale in servizio
e il numero totale dei connazionali nelle 195 sedi è pari a 1.620. Tenuto conto
che il valore medio per sede e per anno è pari a 1.304 (ovvero ogni dipendente
teoricamente attende alle esigenze di 1.304 connazionali), si rileva che le
sedi con un carico maggiore di utenti sono in grande maggioranza uffici consolari
situati in Europa o in America Latina. In quest’ultima, inoltre, tenuto conto
che i servizi erogati sono per lo più quelli di tipo tradizionale, emerge il
fenomeno non trascurabile delle richieste di cittadinanza in giacenza (circa
400.000 domande individuali), non ancora evase dagli uffici, che si aggiungono
ai già alti valori di pratiche trattate.
Quando il rapporto venga invece stabilito tra personale
in servizio e numero di visti d’ingresso erogati, la situazione cambia sostanzialmente:
in questo caso, pur rilevandosi che le sedi con un carico maggiore di visti
sono in grande maggioranza uffici consolari e cancellerie consolari di ambasciate,
situate nelle aree più sopra indicate, il rapporto personale-visti va dai 1.474
circa di Tirana e Bucarest ai 6.200 circa all’anno rilasciati dalla cancelleria
dell’ambasciata di Mosca. E’ da precisare, tuttavia, che il dato medio sopra
evidenziato è stato calcolato sulla media di tutto il personale in servizio
presso le singole sedi e non è riferito al numero degli operatori effettivamente
adibiti al servizio visti, elemento che porterebbe ad un sostanziale, cospicuo
incremento del rapporto sopra indicato.
Dall’analisi di questi dati emerge che in alcuni
uffici – sia consolati che cancellerie – il carico di lavoro è ai limiti della
sopportabilità e che quindi una ridistribuzione del personale all’interno della
rete si impone quale misura indispensabile non solo per un riequilibrio dei
carichi di lavoro, ma anche per corrispondere in maniera più efficiente alle
richieste degli utenti.
In merito alle risorse finanziarie – che, come
per il personale, hanno subito pesanti decurtazioni – le principali voci di
spesa prese in considerazione nella mappatura, sono relative al personale in
servizio di ruolo e a contratto, al funzionamento delle strutture, alla manutenzione
degli immobili ed agli affitti degli stessi. In assenza di elementi informativi
per la totalità delle sedi e di termini di paragone omogenei, i dati medi sotto
indicati sono riferiti a 103 uffici consolari (sono state escluse dall’analisi
le cancellerie e alcune sedi consolari i cui dati risultano finora incompleti).
I risultati forniscono comunque un ordine di grandezza
sufficientemente indicativo. Dai calcoli effettuati si evince che la media del
totale delle spese sopra indicate, sostenute per sede e per anno, è pari a circa
1.475.000 euro.
Parimenti, gli introiti provenienti dalle percezioni
consolari (sempre riferiti alle 103 sedi di cui sopra) ed affluiti alla fine
del 2005 sul conto valuta tesoro ammontano a circa 35.000.000 di euro, con un
importo medio annuo per sede pari a 342.600 euro circa. La materia delle percezioni
consolari meriterebbe comunque un approfondimento, poiché l’entità di queste
entrate – destinate ad aumentare considerando il raddoppio del costo del visto
a carico dell’utente straniero a partire da gennaio 2007 – potrebbe equilibrare
in alcuni casi una parte consistente dei costi sostenuti, soprattutto allorché
riferite a sedi che erogano molti visti d’ingresso.
Per completezza di informazione, si segnala che
da questo quadro di riferimento rimangono ovviamente escluse le erogazioni per
i servizi e le attività a favore delle collettività residenti all’estero (assistenza
ai connazionali, attività socio-culturali, corsi di lingua e cultura italiana).
Veniamo adesso alle prospettive future. Alla luce
di quanto sopra esposto, il rilancio organizzativo e funzionale della rete richiede,
innanzitutto, l’avvio di un processo di “razionalizzazione” inteso nel suo senso
letterale, e cioè quello di rendere più equilibrato il rapporto tra risorse
disponibili e carichi di lavoro nei diversi Paesi, in ragione dei diversi interessi
dell’Italia nelle diverse aree geografiche.
Le misure che andranno privilegiate sono soprattutto
quelle che riguardano la struttura e gli strumenti concreti – già disponibili
o da predisporre – finalizzati a modernizzare il lavoro e a migliorare l’efficienza
della rete consolare adeguandola ai nuovi compiti. Tali misure di modernizzazione
dovranno essere modulate secondo criteri progressivi e temporali che andranno
adattati alle diverse situazioni ed alle singole sedi.
Sarà necessario agire concretamente su diversi
fronti, a cominciare dalla semplificazione delle procedure e dalla razionalizzazione
dei servizi all’interno dei singoli uffici: sportelli polifunzionali per consentire
agli utenti di finalizzare i diversi tipi di pratiche; gestione per posta, ove
possibile, di taluni servizi; accorpamento in alcuni Paesi di servizi come il
rilascio dei visti e offerta selettiva di alcune attività quali, ad esempio,
gli atti notarili. Andranno attivate e potenziate, compatibilmente con le dotazioni
finanziarie, “missioni temporanee” del personale dei consolati che si sposterà
settimanalmente per favorire gli utenti nell’accesso ai servizi e si dovranno
valorizzare la rete consolare onoraria, i cui contributi ai fini di rimborso
spese hanno subito negli ultimi anni pesanti decurtazioni, e strutture di supporto
locali (ad esempio, i patronati) in grado di assistere gli uffici consolari
nell’espletamento di alcune attività a carattere assistenziale.
A tale proposito, è nostra intenzione dare seguito
alle procedure dirette alla stipula di convenzioni con i patronati, come previsto
dall’articolo 11 della legge 30 marzo 2001, n. 152, relativo all’attività di
supporto alle autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero. Intendiamo
quindi attuare la legge.
Occorrerà sicuramente potenziare l’informatizzazione.
Alcune esperienze, come l’archiviazione informatica, dovranno essere estese
a tutte le sedi. Di primaria importanza sarà – come ho già sottolineato nella
precedente audizione – la predisposizione di un nuovo programma anagrafico finalizzato
alla creazione di una banca dati unificata al Ministero degli Affari Esteri,
in grado di centralizzare tutte le posizioni anagrafiche delle banche dati dei
Consolati. Con la rete RIPA (Rete internazionale delle pubbliche amministrazioni),
inoltre, gli uffici consolari si potranno collegare con la totalità dei Comuni
italiani. Sarà parimenti necessario aggiornare e standardizzare la home page dei
consolati all’interno del Paese, con la previsione di collegamenti divisi per
categoria (istituzioni, servizi, economia, cultura, turismo, eccetera).
La recente introduzione del passaporto elettronico
– che, per aderire alle esigenze dei nostri connazionali, è stata realizzata
secondo uno schema decentrato – ha fatto fronte ad un’esigenza inderogabile
di sicurezza fatta valere consensualmente all’interno della comunità internazionale.
In una prima fase applicativa, tuttavia, la nuova procedura comporterà inevitabilmente
l’allungamento dei tempi di rilascio dei passaporti, rilascio che comunque,
in molte sedi consolari, continua ad essere effettuato “a vista”. Vorrei comunque
aggiungere che, nelle sedi che rilasciano un consistente numero di passaporti
e nelle quali si è acquisita, seppure nel corso dei pochi giorni dall’entrata
in vigore della nuova metodologia, una dimestichezza con le attrezzature e le
apparecchiature elettroniche, il rilascio dei passaporti avviene entro otto
minuti: l’obiettivo è arrivare a questo risultato importante in tutta la rete.
Penso, infine, ad una “carta servizi”, cioè una
tessera personale rilasciata dai consolati ai connazionali per consentire, tra
l’altro, di prenotare e richiedere servizi on line,
con risparmio di tempo e di code. E penso ancora, soprattutto in relazione all’area
europea, all’ipotesi di rilascio da parte degli uffici consolari della carta
di identità elettronica – le cui modalità dovranno essere concordate con il
Ministero dell’Interno, al quale spetta per legge la competenza in materia –
al fine di evitare ai nostri cittadini all’estero di doversi recare nei Comuni
di provenienza in Italia.
In tale contesto, particolare attenzione dovrà
essere riservata alla formazione del personale, materia tanto più rilevante
in una fase di risorse finanziarie limitate. E’ indispensabile prevedere un
percorso formativo che consenta anche di responsabilizzare e coinvolgere il
personale interessato, mettendolo in condizione di condividere l’intervento
organizzativo e di gestire, a regime, l’attuazione e la manutenzione dei processi
funzionali.
Alla formazione pre-posting in
Italia per il personale di ruolo si deve accompagnare un’analoga serie di interventi
formativi in loco per il personale a contratto,
facendo ricorso eventualmente anche a strutture specializzate nella formazione
del personale della pubblica amministrazione e alla progettazione di corsi in
e-learning.
In sostanza, il percorso di razionalizzazione della
rete da un lato deve tendere a ridurre le attuali criticità funzionali intrinseche
al sistema (scarsità di risorse umane e finanziarie, modestia delle dotazioni
strumentali, rigidità normative), dall’altro deve incidere sui processi funzionali
e sui modelli organizzativi e comportamentali, la cui efficacia può essere sensibilmente
migliorata intervenendo sui processi e sulle competenze degli addetti.
Realisticamente, tale processo dovrà essere accompagnato
anche da un’analisi che tenga conto di un più equilibrato rapporto costi/benefici
e da una ridistribuzione sul territorio dell’attuale rete. In ogni caso, non
si potrà prescindere dalla necessaria considerazione dei nuovi compiti e dei
nuovi obiettivi in termini qualitativi e quantitativi vieppiù richiesti alla
rete consolare che si pone oggi, più che in passato, quale strumento operativo
di politica estera assai rilevante per la promozione e la difesa dei nostri
interessi in campo economico, commerciale, culturale e, in alcuni casi specifici,
anche politico. Ad un esame, anche se indicativo, dei costi globali delle nostre
strutture, non si può non sottolineare che un costo annuo per la totalità della
rete consolare certamente non superiore a 300 milioni di euro appare piuttosto
contenuto se rapportato all’importanza ed alla consistenza dei servizi offerti
all’utenza.
Nel procedere, d’intesa con le organizzazioni sindacali,
ad un approfondimento dello schema di ridimensionamenti e di riallocazioni del
personale, si dovrà naturalmente operare per rendere più innovative le strutture
e competitivi i servizi, assicurando alla nostra rete una più forte rispondenza
alle mutate ed accresciute esigenze dell’utenza sia italiana che straniera.
Sono
poi intervenuti nell’ordine, oltre al presidente Dini, i senatori Andreotti,
Mantica, Pollastri, Burani Procaccini, Antonione, Fruscio, Del Roio, ai quali
ha così replicato il Vice Ministro Danieli.
Signor Presidente, desidero in primo luogo ringraziare
tutti i colleghi intervenuti, in quanto ritengo che la discussione odierna sia
stata assai utile anche in vista dell’attività che siamo chiamati a svolgere.
Vorrei ricordare che la situazione descritta, ovvero
la fotografia così come risulta dall’indagine molto dettagliata che è stata
svolta (di cui mi sono limitato a citare solo alcuni dati, tralasciando, ad
esempio, quelli relativi alla tipologia, alla quantità e ai tempi medi degli
atti realizzati) e che è stata da me per primo giudicata inadeguata rispetto
all’evoluzione dei tempi, rappresenta comunque già il risultato di una prima
riforma intervenuta tra il 1996 e il 2000; lo dico sedendo a fianco di colui,
il presidente Dini, che operò una riforma non solo della rete consolare, ma
dello stesso Ministero degli Affari Esteri. Si trattò di una riforma coraggiosa,
considerato che quella revisione portò alla chiusura e alla contestuale apertura
di nuove sedi. In particolare, tra il 1996 e il 2000 si chiusero 31 uffici consolari,
ma si aprirono nuove sedi (uffici consolari e ambasciate) in quei paesi che
cominciavano ad emergere sotto diversi punti di vista. Ebbene, ora registriamo
che il processo di revisione avviato dall’allora ministro Dini, oggi Presidente
di questa Commissione, è rimasto incompiuto, posto che ci sono state resistenze,
tensioni e in qualche caso anche reazioni delle comunità di connazionali, a
volte condivisibili, altre volte meno. Ne consegue che il dato conclusivo è
quello appena indicato. Sono convinto che il lavoro che questa Commissione è
chiamata a svolgere, anche mediante atti di indirizzo, potrà aiutarci efficacemente
nell’individuare la direzione lungo la quale anche l’azione di Governo dovrà
muoversi.
Vorrei ora fornire alcune risposte molto sintetiche
ai diversi quesiti che sono stati posti.
Il presidente Andreotti ha fatto riferimento ad
una auspicabile unificazione delle sedi e delle rappresentanze nell’ambito dell’Unione
europea. Nel merito credo che in qualche modo il senatore Antonione abbia già
dato un’indicazione, posto che allo stato abbiamo solo alcune esperienze positive
in tal senso che per il momento vedono soltanto la condivisione di alcuni servizi
generali. Un esempio per tutti è il consolato italiano a Minsk, che utilizza
lo stesso edificio e gli stessi servizi generali in partnership con il consolato della Gran Bretagna. Riteniamo
che operazioni di questa natura dovrebbero essere maggiormente diffuse, fermo
restando che è inimmaginabile la costituzione di rappresentanze uniche dei paesi
membri dell’Unione europea in assenza di una politica estera e di sicurezza
comune e permanendo interessi sia di natura interna sia commerciali, imprenditoriali
ed economici spesso divergenti o confliggenti.
Ciò premesso, ritengo si possa comunque lavorare
per la gestione di edifici in comune, così come si può operare per razionalizzare
la rete diplomatica e consolare laddove in una stessa città siano esenti più
organismi internazionali: mi riferisco a Vienna, Bruxelles, Ginevra, Parigi,
New York. Tali iniziative possono rappresentare una soluzione che, oltre a positive
ricadute sul piano economico, conduce anche ad un miglioramento dei servizi.
Un altro esempio su cui ragionare è costituito dalla possibilità di riunire
in un’unica sede i consolati e le cancellerie che in alcune capitali sono collocati
in sedi fisicamente distaccate.
Quanto alla questione del personale a contratto
i dati numerici sono quelli prima ricordati. Va aggiunto che nel corso degli
anni c’è stato un incremento costante del ricorso al personale a contratto su
base locale. Naturalmente esistono ragioni di ordine sindacale e vincoli contrattuali
con i quali bisogna fare i conti.
Vorrei ora soffermarmi su alcune situazioni concrete,
per poi concludere con una considerazione di carattere più generale relativa
alle tendenze in atto. Allo stato non sono in grado di rispondere al senatore
Del Roio in ordine al numero di carabinieri in servizio presso le nostre sedi
all’estero; posso comunque dire che i relativi costi vengono sostenuti dal Ministero
degli Affari Esteri.
Quanto alle 400.000 richieste di cittadinanza in
giacenza, condivido la necessità di decidere come procedere e di farlo in fretta.
A questo proposito tengo a precisare che stiamo lavorando a una rivisitazione
della normativa sulla cittadinanza in base al principio dello ius
sanguinis, tenendo conto ovviamente della norma in discussione presso
E’ stato chiesto quanti sono i connazionali che
rientrano in patria dall’estero e quanti quelli che partono. I rientri sono
in calo, non raggiungono più i 50.000 l’anno come in passato, mentre i trasferimenti
verso l’estero sono circa 40.000. In questo caso, però, non si può parlare di
emigrazione, ma di mobilità determinata da varie esigenze, di natura imprenditoriale
ma anche culturale. Ad esempio, non tutti i ricercatori italiani vanno all’estero
perché in Italia non si riesce a fare ricerca: certo, questo è un dato strutturale,
ma molti andrebbero comunque all’estero anche se in Italia vi fossero le condizioni
per fare ricerca; lo consideriamo un fenomeno legato alla dimensione globalizzata
del mondo.
Alla collega Burani Procaccini posso assicurare
che vi è la totale disponibilità a lavorare sia con questa Commissione, sia
con quelle che più specificamente si occupano della problematica delle adozioni
e degli affidi internazionali, per delineare un’ipotesi di lavoro che possa
fornire risposte alle questioni sollevate – che io condivido – anche attraverso
meccanismi derogatori della normativa attualmente vigente. Ritengo altresì necessario
individuare quelle realtà che operano nei paesi da cui l’afflusso di bambini
verso l’Italia a fini di adozione è più rilevante (non mi riferisco all’affido
internazionale che è questione diversa), onde garantire a ciascuna di esse,
attraverso specifici corsi di formazione, perlomeno un’unità di personale adeguatamente
formata e in grado di fornire assistenza.
Concludo rapidamente svolgendo alcune brevi considerazioni
di carattere più generale in riferimento alle osservazioni altrettanto generali
svolte dai colleghi Mantica e Antonione.
E’ vero, le rigidità ci sono e sono rigidità di
natura contrattuale e sindacale, purtroppo in qualche caso anche di natura normativa.
Esistono poi rigidità che attengono a quella che personalmente considero una
“ottusità” (utilizzo volutamente e senza alcuna preoccupazione questo termine,
perché ne sono convinto) della dimensione ragionieristica nella gestione delle
risorse finanziarie pubbliche. Il senatore Mantica ha sollevato la questione,
del tutto condivisibile, dell’importante patrimonio immobiliare delle sedi all’estero;
nel merito basti considerare l’insipienza amministrativa che, fino ad ora, ha
impedito di ricorrere alla formula del leasing
per queste sedi. Lo considero incredibile. Bisogna lavorare su tale
aspetto e sono convinto che si possa introdurre qualche elemento positivo.
Nel corso dell’esame dei documenti di bilancio
abbiamo ottenuto qualche risultato, al di là degli elementi di natura finanziaria,
in termini, ad esempio, di accorpamento di capitoli di bilancio (che già rappresenta
un risultato importante) e della possibilità per i consolati di costituire fondi
consolari dotati di una duttilità e una flessibilità di utilizzo che sfugge
ai criteri attualmente seguiti. Ciò sarà possibile anche grazie all’utilizzo
di risorse che possono provenire dai privati nella forma di sponsorizzazioni
e donazioni e che possono confluire in tali fondi a disposizione dei consoli.
Ci sono realtà in cui i privati sono disponibili a dare una mano in questo senso.
Per quanto riguarda i patronati, con molta schiettezza
dico che ci sono patronati di sinistra, di centro e di destra. Questo è un dato
di fatto. (Interruzione del senatore Mantica
(An): Io intendevo abolire anche quelli di destra, lo stesso concetto di patronato).
C’è una legge però e credo
che sia doveroso darle attuazione, fermo restando che ci limitiamo semplicemente
ad una serie di attività che oggi, ad esempio, sono svolte da alcune agenzie
alle quali viene esternalizzato il disbrigo di pratiche preliminari allo svolgimento
di attività consolari. Guai – e non ci penso minimamente – a immaginare di esternalizzare
presso i patronati o presso altre realtà attività del consolato. E’ semplicemente
un ausilio che può venirci incontro.
Anche il collega Antonione ha accennato all’insufficienza
delle risorse e quindi, in qualche modo, questa forma di flessibilità presso
i patronati può aiutare. In seguito a una negoziazione con il Ministero dell’Economia
e delle Finanze, il prossimo anno passeremo da un ristorno del 10 per cento
delle percezioni consolari, com’è attualmente, a un ristorno del 20 per cento.
Può sembrare poca cosa, ma attraverso l’attività di regolarizzazione di 350.000
posizioni, che potrebbero diventare 250.000, e attraverso l’aumento dei costi
per il rilascio dei visti si ipotizza un passaggio delle percezioni consolari
da
Concordo con il senatore Antonione anche sulla
strategia di priorità, fermo restando che non per questo possiamo distogliere
lo sguardo dall’innalzamento dell’efficienza e della qualità e da una razionalizzazione
e riorganizzazione dell’intera rete. Ad esempio, poiché c’è una situazione disastrosa,
immagino di dover inviare a San Paolo una task
force temporanea che possa dare una mano; in altre realtà, come diceva il
senatore Fruscio, immagino invece di procedere ad una necessaria riorganizzazione
anche fisica dei luoghi (nella mappatura c’è la fotografia dello stato fisico
dei luoghi), da realizzare con le risorse disponibili. Quindi, fermo restando
che il lavoro deve essere realizzato sull’intera rete consolare – ha concluso
Danieli -, sono totalmente d’accordo sull’individuazione di priorità per le
quali fare uno sforzo di investimenti, anche attraverso l’individuazione di
meccanismi pilota da sviluppare e poi esaminare. (Inform)