SOCIETA’
Convegno alla Camera su “Donne e Politica”
I risultati di una ricerca. Nonostante
l’alta professionalità femminile in tutti i settori del lavoro sono ancora poche
le donne nei posti che contano
ROMA - A 60 anni dal primo voto delle donne in Italia
la loro presenza nelle istituzioni parlamentari e nelle alte sfere del mondo
economico è ancora limitata. Per affrontare questo problema, che accomuna quasi
tutti i Paesi più industrializzati, si è aperto a Roma, presso
Dopo il saluto introduttivo del presidente della Commissione
politiche internazionali e comunitarie del Cnel Francesca Santoro che ha moderato
il dibattito ed ha evidenziato la negativa ricaduta sull’economia italiana dell’esclusione
delle professionalità femminili dai posti che contano, la sociologa e coordinatrice
di Asdo Marina Cacace ha presentato il rapporto "Donne e Politica".
Una dettagliata indagine che mette in primo luogo in evidenza come a tutt’oggi
la presenza delle donne nei parlamenti dei Paesi dei G8, ovvero delle nazioni
più avanzate economicamente, non superi il 17,4%. Una percentuale che appare
sorprendentemente in linea con quella dell’Africa Sub-sahariana (17,0%) e dell’Asia
(16,4%) ed è di poco inferiore al 20,6% registrato nelle Americhe. In questo
ambito fra i Paesi più virtuosi troviamo
Una particolare classifica, dove ben figurano anche Spagna
(36%) e Belgio (34,7%) in cui l’Italia, con il 17,3% delle presenze, si colloca
prima della Grecia(13%) e della Francia (12,2%). Ancora più bassa, per quanto
riguarda il nostro Paese, la presenza delle donne nei consigli regionali (11,5%)
e a livello locale dove i sindaci al femminile rappresentano il 9,6% del totale.
Sul fronte degli
organi collegiali dei partiti le donne sono presenti in maniera significativa
fra i Verdi (48,3%) e nel Partito dei comunisti italiani (43,4%), ma appaiono
assai meno rappresentate in Forza Italia (8,3%) e Alleanza Nazionale (7%). L’indagine
inquadra anche la situazione delle segreterie dei principali sindacati italiani
dove l’incidenza femminile si attesta intorno al 10%, fatta salva
Lo sguardo d’insieme, portato avanti dai ricercatori
del progetto "Donne in politica", rileva come, nonostante le donne
rappresentino ormai una cospicua realtà numerica in tutti i settori del lavoro,
il mondo femminile sia scarsamente presente nei massimi livelli dirigenziali
della magistratura (solo un membro nella Corte Costituzionale è donna), delle
amministrazioni periferiche e centrali dello Stato (14,5%), del sistema bancario
(7,4%), delle assicurazioni (6,2%), delle imprese quotate in borsa (4,1%e),
della sanità pubblica (10%), delle università (due rettori donna su 83) e della
comunicazione di massa.
Un problema, quello della mancanza delle donne nei vertici
dei media, che è stato sottolineato anche dal vice presidente della Camera dei
Deputati Carlo Leoni. Egli ha inoltre ricordato come, dopo la modifica dell’articolo
51 della Costituzione volta a garantire le pari opportunità, non vi siano state,
da parte del Parlamento, iniziative legislative concrete volte a favorire la
partecipazione delle donne alla vita politica. "Se lo Stato finanzia con
soldi pubblici i partiti - ha spiegato Leoni - allora deve essere sicuro che
la loro attività interna corrisponda a criteri di democrazia. Principi, come
ad esempio l’applicazione delle pari opportunità previste dalla Costituzione
e la valorizzazione della diversità di genere, che andranno indicati con un
provvedimento legislativo".
"Alle donne che si sono affermate ed hanno sfondato
il tetto di cristallo - ha affermato la sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi
- spetta il compito di aiutare le altre e di adoperandosi per un cambiamento
culturale della società che apra le porte alle professionalità femminile".
"Il tema dell’esclusione delle donne dai luoghi
della politica e delle istituzioni - ha spiegato la vice presidente del gruppo
dell’Ulivo alla Camera Marina Sereni - non potrà risolversi solo con l’affermazione
di singole ed autorevoli personalità femminili. E’ invece importante la quantità
e la diffusa presenza delle donne nei luoghi dove si assumono le decisioni".
Dopo l’intervento di Alessandra De Luca della Provincia
di Roma che ha auspicato il superamento degli attuali tempi della politica declinati
esclusivamente al maschile e spesso troppo totalizzanti per le donne, la deputata
di Forza Italia Patrizia Paoletti Tangheroni ha sottolineato come al momento
la creazione di una massa critica delle donne in politica, pur essendo importante,
non rappresenti di per sé la soluzione di tutti i problemi di un’ampia battaglia,
quella per l’affermazione delle professionalità femminili, che va portata avanti
anche se con prudenza.
Maria Pia Garavaglia, vice sindaco di Roma, ha ricordato
come il diritto di voto, conquistato 60 anni fa dal mondo femminile, non abbia
però portato nel Parlamento italiano un’adeguata rappresentanza alle donne.
Un ritardo politico e culturale che andrà colmato attraverso un’azione collettiva
delle donne e in primo luogo di quelle che occupano posti di responsabilità.
Una coalizione politica trasversale che consenta al mondo femminile di raggiungere
obbiettivi concreti come quello di una più ampia rappresentanza in Parlamento
e nei vertici della società.
Un’azione comune delle donne per il rinnovamento di una
politica declinata al maschile è stata chiesta anche dalla responsabile nazionale
del Coordinamento donne Cisl Annamaria Parente e dal capo del progetto comunitario
Equal Atrium, Odile Dessert, che ha ricordato come al momento in Francia, nonostante
la candidatura di una donna alla presidenza della Repubblica, la figura femminile
sia ancora relegata nella dicotomia madre-seduttrice.(Goffredo Morgia - Inform)