INFORM - N. 219 - 22 novembre 2006


SOCIETA’

Convegno alla Camera su “Donne e Politica”

I risultati di una ricerca. Nonostante l’alta professionalità femminile in tutti i settori del lavoro sono ancora poche le donne nei posti che contano

 

ROMA - A 60 anni dal primo voto delle donne in Italia la loro presenza nelle istituzioni parlamentari e nelle alte sfere del mondo economico è ancora limitata. Per affrontare questo problema, che accomuna quasi tutti i Paesi più industrializzati, si è aperto a Roma, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il convegno "Donne e politica. Alle radici della disuguaglianza di genere". Due giorni di intenso lavoro promossi da un partenariato composto da Asdo (Assemblea delle donne per lo sviluppo e la lotta all’esclusione sociale), Ial- Cisl (Istituto per la Formazione Professionale di Roma e del Lazio), Ires –Cgil (Istituto Ricerche Economiche e Sociali), Progetto Donna (Centro Studi per la ricerca e lo sviluppo delle pari opportunità) e Uil Nazionale. Il convegno, patrocinato dalla Camera dei deputati, dal Senato, dalla Ministra per le Pari opportunità, dal Ministero del Lavoro, dal Presidente della Regione Lazio e dalla Provincia dal Comune di Roma, si inquadra all’interno del progetto "Donne in politica" realizzato dall’Assessorato al lavoro, pari opportunità e politiche giovanili della Regione Lazio, con il finanziamento dell’iniziativa comunitaria Equal.

Dopo il saluto introduttivo del presidente della Commissione politiche internazionali e comunitarie del Cnel Francesca Santoro che ha moderato il dibattito ed ha evidenziato la negativa ricaduta sull’economia italiana dell’esclusione delle professionalità femminili dai posti che contano, la sociologa e coordinatrice di Asdo Marina Cacace ha presentato il rapporto "Donne e Politica". Una dettagliata indagine che mette in primo luogo in evidenza come a tutt’oggi la presenza delle donne nei parlamenti dei Paesi dei G8, ovvero delle nazioni più avanzate economicamente, non superi il 17,4%. Una percentuale che appare sorprendentemente in linea con quella dell’Africa Sub-sahariana (17,0%) e dell’Asia (16,4%) ed è di poco inferiore al 20,6% registrato nelle Americhe. In questo ambito fra i Paesi più virtuosi troviamo la Svezia, dove il 45,3% dei parlamentari è di sesso femminile, che viene seguita a distanza da Norvegia (37,9%), Finlandia (37,5%) e Danimarca (36,9%).

Una particolare classifica, dove ben figurano anche Spagna (36%) e Belgio (34,7%) in cui l’Italia, con il 17,3% delle presenze, si colloca prima della Grecia(13%) e della Francia (12,2%). Ancora più bassa, per quanto riguarda il nostro Paese, la presenza delle donne nei consigli regionali (11,5%) e a livello locale dove i sindaci al femminile rappresentano il 9,6% del totale.

 Sul fronte degli organi collegiali dei partiti le donne sono presenti in maniera significativa fra i Verdi (48,3%) e nel Partito dei comunisti italiani (43,4%), ma appaiono assai meno rappresentate in Forza Italia (8,3%) e Alleanza Nazionale (7%). L’indagine inquadra anche la situazione delle segreterie dei principali sindacati italiani dove l’incidenza femminile si attesta intorno al 10%, fatta salva la Cgil che in questo ambito vanta un organico composto per il 50% da donne.

Lo sguardo d’insieme, portato avanti dai ricercatori del progetto "Donne in politica", rileva come, nonostante le donne rappresentino ormai una cospicua realtà numerica in tutti i settori del lavoro, il mondo femminile sia scarsamente presente nei massimi livelli dirigenziali della magistratura (solo un membro nella Corte Costituzionale è donna), delle amministrazioni periferiche e centrali dello Stato (14,5%), del sistema bancario (7,4%), delle assicurazioni (6,2%), delle imprese quotate in borsa (4,1%e), della sanità pubblica (10%), delle università (due rettori donna su 83) e della comunicazione di massa.

Un problema, quello della mancanza delle donne nei vertici dei media, che è stato sottolineato anche dal vice presidente della Camera dei Deputati Carlo Leoni. Egli ha inoltre ricordato come, dopo la modifica dell’articolo 51 della Costituzione volta a garantire le pari opportunità, non vi siano state, da parte del Parlamento, iniziative legislative concrete volte a favorire la partecipazione delle donne alla vita politica. "Se lo Stato finanzia con soldi pubblici i partiti - ha spiegato Leoni - allora deve essere sicuro che la loro attività interna corrisponda a criteri di democrazia. Principi, come ad esempio l’applicazione delle pari opportunità previste dalla Costituzione e la valorizzazione della diversità di genere, che andranno indicati con un provvedimento legislativo".

"Alle donne che si sono affermate ed hanno sfondato il tetto di cristallo - ha affermato la sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi - spetta il compito di aiutare le altre e di adoperandosi per un cambiamento culturale della società che apra le porte alle professionalità femminile". La Rinaldi, che si è detta a favore di una legge che preveda quote riservate alle donne per le elezioni politiche, ha sottolineato la necessità di colmare il divario salariale, un gap che oscilla fra il 15 ed il 40% , che ancora penalizza le lavoratrici rispetto ai colleghi uomini. Un problema, quest’ultimo, che il ministero del Lavoro cercherà di approfondire attraverso una campagna nazionale che sarà approntata con la collaborazione delle istituzioni locali, delle parti sociali, di enti privati e pubblici e dei movimenti femminili. Una mobilitazione che, al fine di superare la discriminazione salariale fra uomo e donna, cercherà di individuare le pratiche migliori che verranno premiate con un "bollino rosa".

"Il tema dell’esclusione delle donne dai luoghi della politica e delle istituzioni - ha spiegato la vice presidente del gruppo dell’Ulivo alla Camera Marina Sereni - non potrà risolversi solo con l’affermazione di singole ed autorevoli personalità femminili. E’ invece importante la quantità e la diffusa presenza delle donne nei luoghi dove si assumono le decisioni". La Sereni, dopo aver auspicato l’adozione di strategie d’intervento differenziate volte a promuovere le professionalità femminili anche a livelli intermedi (come quello dei sindaci), ha detto che per aumentare la rappresentanza delle donne in Parlamento occorre una fattiva riflessione sia sulla nuova legge elettorale ancora in via di definizione, sia sul livello di democrazia interna dei partiti. Un contesto, quest’ultimo, che dovrà essere regolamentato con una nuova norma e che andrà misurato anche sulla capacità delle forze politiche di porre in essere condizioni paritarie fra i due sessi.

Dopo l’intervento di Alessandra De Luca della Provincia di Roma che ha auspicato il superamento degli attuali tempi della politica declinati esclusivamente al maschile e spesso troppo totalizzanti per le donne, la deputata di Forza Italia Patrizia Paoletti Tangheroni ha sottolineato come al momento la creazione di una massa critica delle donne in politica, pur essendo importante, non rappresenti di per sé la soluzione di tutti i problemi di un’ampia battaglia, quella per l’affermazione delle professionalità femminili, che va portata avanti anche se con prudenza. La Paoletti Tangheroni ha inoltre auspicato il superamento degli stereotipi linguistici che ancora oggi caratterizzano la condizione femminile e la predisposizione di quote riservate per l’elezione delle donne in Parlamento. Una strada, quella delle liste bloccate, che per la deputata di Forza Italia andrà percorsa prevedendo un utilizzo elastico dello strumento delle quote che, al momento delle elezioni, diverrebbero obbligatorie solo in presenza nell’assemblea uscente di una percentuale di donne inferiore al 25%.

Maria Pia Garavaglia, vice sindaco di Roma, ha ricordato come il diritto di voto, conquistato 60 anni fa dal mondo femminile, non abbia però portato nel Parlamento italiano un’adeguata rappresentanza alle donne. Un ritardo politico e culturale che andrà colmato attraverso un’azione collettiva delle donne e in primo luogo di quelle che occupano posti di responsabilità. Una coalizione politica trasversale che consenta al mondo femminile di raggiungere obbiettivi concreti come quello di una più ampia rappresentanza in Parlamento e nei vertici della società.

Un’azione comune delle donne per il rinnovamento di una politica declinata al maschile è stata chiesta anche dalla responsabile nazionale del Coordinamento donne Cisl Annamaria Parente e dal capo del progetto comunitario Equal Atrium, Odile Dessert, che ha ricordato come al momento in Francia, nonostante la candidatura di una donna alla presidenza della Repubblica, la figura femminile sia ancora relegata nella dicotomia madre-seduttrice.(Goffredo Morgia - Inform)


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