ASSOCIAZIONI
L’AIRL giudica positiva la presenza a Tripoli
di D’Alema per
ROMA - I rimpatriati dalla Libia hanno accolto positivamente
l’impegno italiano nell’ambito della prima conferenza ministeriale sulla migrazione
e lo sviluppo tra l’Unione Europea e i Paesi del continente africano, che si
svolgerà a Tripoli il 22 e 23 novembre.
“Siamo soddisfatti della concretezza con cui il nostro
Paese affronta un tema importante come quello dell’emigrazione, proprio noi
che, dopo aver lasciato l’Italia, abbiamo vissuto con l’espulsione il dolore
di dover abbandonare un Paese che amavamo almeno quanto il nostro” - commenta
Giovanna Ortu, Presidente dell’AIRL – “Ci sentiamo vicini a tutti quegli immigrati
che affrontano un viaggio pericoloso nella speranza di un lavoro e che si ritrovano,
purtroppo, a vivere lontani da casa, in condizioni precarie e di inevitabile
sfruttamento. Aiutarli a vivere nel loro Paese, decorosamente e al riparo da
conflitti etnici, costituisce la vera prospettiva di sviluppo.
L’allargamento della conferenza all’Unione Europea e
a tutti i Paesi africani ci fa ben sperare in una svolta che porti a incentivare
la partnership tra le nazioni coinvolte, a tutto vantaggio dei migranti; siamo
fiduciosi che l’Italia, rappresentata ai massimi livelli dal Ministro degli
Esteri Massimo D’Alema, possa far valere la sua tradizione di accoglienza e
responsabilità su questa delicata materia”.
Conclude Giovanna Ortu: “Un po’ egoisticamente ci auguriamo
che il Ministro trovi l’occasione a margine della conferenza, dato che si svolge
a Tripoli, di discutere con il leader libico Gheddafi anche delle questioni
che riguardano noi rimpatriati; questioni non secondarie, visto che sono parte
integrante della politica libica in tema di emigrazione clandestina e legate
alla ormai annosa questione dei risarcimenti per i presunti danni del colonialismo
italiano in quel Paese. Un tema, vogliamo ricordarlo, assai caro al colonnello
Gheddafi, come dimostrano le recentissime dichiarazioni riguardo la presenza
di Caschi Blu dell'Onu nella regione sudanese del Darfur che equivarrebbe, secondo
le sue parole, ad un ritorno al colonialismo.” (Inform)