INFORM - N. 218 - 21 novembre 2006


INTERVENTI

Ricardo Merlo: “Perché non ho votato la finanziaria”

 

ROMA - A chi in questi giorni mi chiede perchè non ho votato la finanziaria  rispondo  che non potevo sottoscrivere questo documento, così come è stato varato dalla Camera, per  una serie di buone ragioni, che vorrei brevemente esporre.

Innanzitutto, credo che questa finanziaria  non sia altro che un piano  di aggiustamento strutturale: un  tipico esercizio dei cosiddetti  “ministri tecnici” di far quadrare  i conti, con una  manovra monetarista ortodossa che rischia di compromettere l’ economia italiana.

Infatti, ciò che appare  evidente, è che, da un lato, vi è un incontestabile aumento della pressione fiscale, il cui  effetto devastante sulle tasche dei cittadini si potrà calcolare solo l’anno prossimo, quando gli enti locali saranno obbligati ad aumentare le tasse o ad inserirne di nuove. 

Le  agitazioni di questi giorni,  di tutte le categorie di lavoratori, degli enti locali  e  dei comuni cittadini lo confermano: questa situazione lungi dal  combattere l’evasione fiscale, renderà molto più probabile l’incremento di un economia tutta in nero. Per inciso, questo “esercizio  tecnico”  sottovaluta l’aspetto psicologico e le aspettative dei soggetti economici (consumatori e produttori)  e non considera che solo quando le tasse  sono più  basse i cittadini  sono più propensi a  pagarle.

A fronte di questo aumento di pressione fiscale, d’altro canto,  troviamo dei  forti  tagli alle spese, anche quelle sociali e sanitarie, che ritengo molto dannosi come principio oltre che  profondamente  sbagliati. Quindi è impossibile  che ci si possa aspettare qualcosa di meglio per gli italiani all’ estero. Infatti,  ricordiamoci sempre  che quando si aumentano le tasse  e si riducono le spese in mezzo  c’è la gente che ne  sopporta il peso.  Saranno sempre i più deboli e la classe produttiva a rimetterci.

Il fatto, poi, che la manovra  sia sostenuta dal FMI mi rende ancora più perplesso, alla luce della mia esperienza personale.In Sud America sono ben note le conseguenze delle  ricette  del FMI: qui si rischia di far scivolare l’economia italiana nel baratro della recessione.

Infine, vorrei  fare alcune considerazioni sul fatto che qualcuno continua ad  insinuare che i  parlamentari eletti all’estero si muovano in un ottica politica solo di  protezione  degli interessi dei   residenti fuori dai confini nazionali.

Ciò  è profondamente sbagliato. Personalmente, anche se sono stato eletto all’estero,  guardo all’Italia tutta nel suo complesso, per una semplice ragione: non ci sono interessi contrapposti. Se va bene l’Italia  sicuramente andrà meglio anche agli italiani all’estero. Ritengo infatti  che solo se  il  piano economico è  buono ci saranno vantaggi per tuti. Nutro dei forti dubbi  rispetto a quello che deriverà da questa legge finanziaria, ecco perché non l’ho votata: questa è una finanziaria che, secondo me,  non permetterà il rilancio del paese perché genera sfiducia, ansia e malcontento, che sono il presupposto naturale per rallentare anziché crescere. Ci vogliono  persone  con un profilo meno tecnico e più politico a governare l’economia del Paese:i tecnici credono  che l’economia  sia fare  bene i conti, invece io credo  che l’economia debba essere  fatta sempre in funzione del benessere della gente. Non tutto è perduto però. Siamo solo  a metà dell’iter legislativo. Speriamo di avere buone notizie dal Senato. (Ricardo Merlo*-Inform)

* Eletto all’estero nella ripartizione dell’America Meridionale, lista Associazioni Italiane Sud America (AISA), iscritto al Gruppo Misto della Camera dei Deputati.


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