INFORM - N. 217 - 20 novembre 2006


DANZA

Dall’India a Londra i nuovi “mostri”

Akram Khan e Sylvie Guillem insieme trovano un originale stile coreografico

che fonde Oriente e Occidente

 

ROMA – Le vie della danza sono infinite, e infinite le combinazioni che possono innovarla nella sua lingua. Ma nel combinarsi di due personalità eterogenee come Sylvie Guillem e Akram Khan si è andati oltre: verso un ribaltamento sintattico dello spettacolo danzato. Tutto partì da Khan. Londinese d’elezione ma con radici nel Bangladesh, ha cercato l’innesto nel balletto contemporaneo occidentale di una forma indiana tradizionale  e antichissima, il “kathak”, che fonde danza, musica, filosofia e racconto parlato. La sorte benigna ha voluto che, a fusione già avanzata, trovasse una partner nella eterea Guillem, vale a dire nella maggiore “étoile” di oggi nell’arte di Tersicore. La quale, sempre alla ricerca di nuove esperienze stilistiche dopo avere attraversato diversi territori della danza, ha sposato in pieno la causa di Akram con raffinata versatilità.

Il senso di questo riuscito matrimonio artistico è la forza dello spettacolo “Sacred Monstrers”, approdato, dopo l’esordio di Londra, al Teatro Olimpico in prima nazionale e sotto due bandiere, il Romaeuropa Festival e l’Accademia Filarmonica Romana. Non inganni il titolo: in quella versione inglese del più latino “mostri sacri” non c’è autocompiacimento e neppure ironia, bensì la coazione a comportarsi sempre da icone del palcoscenico, da artisti perfetti ma anche angosciati per lo sforzo. Resta la fascinazione che emana da quel combinarsi  coreografico di musica, gesto, parola, dove le risonanze di rituali indiani e le evoluzioni del kathak abbracciano gli elementi di sublime danza “modern”, portati soprattutto dalla Guillem. Gli eleganti assolo dei “mostri” portano la firma di coreografi separati, e nei “pas de deux” creati da Khan si assiste a movimenti spettacolari di sofisticata e poderosa flessuosità, intervallati da gustosi monologhi e dialoghi su personali e capricciose storie di formazione. (Toni Colotta–Inform)


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