STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“America Oggi”
Nel Bronx, festa in onore della Virgo Fidelis
Da parte dell’associazione dei carabinieri
NEW YORK “Siamo
qui riuniti quest’anno per celebrare la festa in onore della “Virgo Fidelis”,
che cade nel novembre, inizialmente celebrata nel ricordo di carabinieri caduti
in quella che era allora l”AOI” (Africa Orientale Italiana), ed oggi nel ricordo
di altri carabinieri caduti nel campo
del dovere: a Nassiriya (Iraq); Africa ed Asia congiunte in una nota dolente,
il dolore mitigato nel cuore dal mistico valore che l’abnegazione ispira in
ogni animo nobile; anche se sa che nessuna guerra risolve tutti i problemi,
ma rafforza il desiderio di trovare la via della pace, che sola costituisce
la leva utile per riesaminare i problemi e trovare le soluzioni sperate.
Antonio Ferri, il presidente della Sezione di New York
dell’Associazione Nazionale Carabinieri d’Italia, ha ricordato che nel gennaio
di quest’anno è deceduto l’ultimo dei sopravvissuti dell’episodio eroico di
Culquaber: il Generale di Corpo d’Armata Degoberto Azzari, spentosi il 30 gennaio
c.a. Però, al rito liturgico in onore della Vergine nel Bronx era presente un
sopravvissuto di Nassirya: Marco Mocci, che oggi presta servizio attivo presso
Il Ministro Antonio Bandini, Console Generale d’Italia
a New York, nel suo breve intervento durante il rito in chiesa, faceva rilevare che
la fede nei sublimi ideali, che spesso comporta persino l’estremo sacrificio,
non è solo necessaria in periodo di guerra, ma lo è sempre, nella tutela dell’ordine
che consente l’armonia di intenti e di propositi per la sana convivenza ed il
progresso generale; ideali che purtroppo talvolta richiedono l’immolazione di
chi a tale tutela ha consacrato la propria vita.
Il generale Giuliano
Ferrari, neo Consigliere Militare della Missione Italiana all’ONU, avvicendandosi
a sua volta al microfono, commentava: “Se la fedeltà è il predicato della
nostra Patrona, per un carabiniere, per un
soldato, consiste nel tenere la posizione assegnatagli , anche nell’infuriare
dalla battaglia più impari; anche a costo della vita”.
Fatto rilevare che quasi tutti i carabinieri perirono,
tranne pochi cui venne reso l’onore delle armi, si domandava: “Perché tanta
ostinazione e tanto eroismo nel difendere l’ultima posizione di una campagna
in “AOI” ormai perduta?” E si rispondeva: “Perché in ogni soldato nemico eliminato,
ogni carro armato distrutto, ogni aereo abbattuto, erano altrettante perdite
che assicuravano maggior possibilità di resistenza ai nostri nell’Africa Settentrionale,
dove le sorti della guerra erano ancora
tutte da giocare”.
Ed, insieme, erano la prova che le parole “Fratelli d’Italia”
nel nostro Inno Nazionale non sono retorica; ogni soldato impegnato al suo posto,
uniformandosi al suo dovere fino all’estremo sacrificio, era un attestato
sublime d’amor di Patria e di amore al fratello; ai propri congiunti
in attesa della prova di solidarietà e di affetto.
Mons. John Ruvo;il parroco della chiesa in cui si è svolto
il rito;
Un “si” che cosi splendidamente ricorda il si che Maria
Vergine disse a Gabriele, l’Angelo di Dio Padre che Le annunciò che era stata prescelta per
portare Suo Figlio in terra: “Sono l’Ancella del Signore”, rispondeva all’annuncio,
“sia fatto di me come tu dici”.
Il rito in chiesa è stato celebrato in italiano; la prima
lettura è stata fatta da Ivana Ferri, consorte di Antonio Ferri, presidente
della Sezione di New York dell’associazione; la seconda lettura dal carabiniere
Italo Ciampoli. Ai due lati dell’altare erano carabinieri in alta uniforme,
Luigi Bistacco,e Corrado Ferri a sinistra; Enrico
Marazia e Mario Garlet a destra.
“Tu che le nostre
Legioni invocano confortatrice e protettrice col titolo di “Virgo Fidelis”,
Tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per
“E da un capo all’altro d’Italia suscita in ognuno di
noi l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte, l’amore a
Dio e ai fratelli italiani. Cosi sia! “Esaurita
la fase religiosa della celebrazione, prima di lasciare la chiesa, tutti i Carabinieri
sull’attenti ed il cospicuo gruppo di familiari e fedeli, hanno assistito all’esecuzione
da parte del coro degli inni nazionali d’Italia e d’America. Non è mancata
l’invocazione in greco “Kyrie, eleison” (Signore, pietà), l’“Agnus Dei” (Agnello di Dio) e l’“Ave Maria”
in latino Sul sagrato della chiesa sono
state scattate delle foto di gruppo; indi tutti si sono recati al “Lido Restaurant”,
in City Island, per la riunione conviviale
finale a conclusione della celebrazione.
È stato servito un lauto pranzo vero e proprio, completo
di vini scelti: Rosso di Montepulciano d’Abruzzo, bianco Zinfandel
americano; pasticcini, caffè e torta.Nel vasto salone ricevimenti del
ristorante erano circa un centinaio di persone, tra Carabinieri, familiari,
autorità ed ospiti d’onore. (Antonino Ciappina-America Oggi/Inform)