INFORM - N. 215 - 16 novembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “America Oggi”

Nel Bronx, festa in onore della Virgo Fidelis

Da parte dell’associazione dei carabinieri

 

NEW YORK  “Siamo qui riuniti quest’anno per celebrare la festa in onore della “Virgo Fidelis”, che cade nel novembre, inizialmente celebrata nel ricordo di carabinieri caduti in quella che era allora l”AOI” (Africa Orientale Italiana), ed oggi nel ricordo di altri carabinieri  caduti nel campo del dovere: a Nassiriya (Iraq); Africa ed Asia congiunte in una nota dolente, il dolore mitigato nel cuore dal mistico valore che l’abnegazione ispira in ogni animo nobile; anche se sa che nessuna guerra risolve tutti i problemi, ma rafforza il desiderio di trovare la via della pace, che sola costituisce la leva utile per riesaminare i problemi e trovare le soluzioni sperate.

Antonio Ferri, il presidente della Sezione di New York dell’Associazione Nazionale Carabinieri d’Italia, ha ricordato che nel gennaio di quest’anno è deceduto l’ultimo dei sopravvissuti dell’episodio eroico di Culquaber: il Generale di Corpo d’Armata Degoberto Azzari, spentosi il 30 gennaio c.a. Però, al rito liturgico in onore della Vergine nel Bronx era presente un sopravvissuto di Nassirya: Marco Mocci, che oggi presta servizio attivo presso la Missione Italiana all’ONU.

Il Ministro Antonio Bandini, Console Generale d’Italia a New York, nel suo breve intervento durante il rito in chiesa, faceva  rilevare  che la fede nei sublimi ideali, che spesso comporta persino l’estremo sacrificio, non è solo necessaria in periodo di guerra, ma lo è sempre, nella tutela dell’ordine che consente l’armonia di intenti e di propositi per la sana convivenza ed il progresso generale; ideali che purtroppo talvolta richiedono l’immolazione di chi a tale tutela ha consacrato la propria vita.

 Il generale Giuliano Ferrari, neo Consigliere Militare della Missione Italiana all’ONU, avvicendandosi a sua volta al microfono, commentava: “Se la fedeltà è il predicato della  nostra Patrona, per un carabiniere, per un  soldato, consiste nel tenere la posizione assegnatagli , anche nell’infuriare dalla battaglia più impari; anche a costo della vita”.

Fatto rilevare che quasi tutti i carabinieri perirono, tranne pochi cui venne reso l’onore delle armi, si domandava: “Perché tanta ostinazione e tanto eroismo nel difendere l’ultima posizione di una campagna in “AOI” ormai perduta?” E si rispondeva: “Perché in ogni soldato nemico eliminato, ogni carro armato distrutto, ogni aereo abbattuto, erano altrettante perdite che assicuravano maggior possibilità di resistenza ai nostri nell’Africa Settentrionale, dove  le sorti della guerra erano ancora tutte da giocare”.

Ed, insieme, erano la prova che le parole “Fratelli d’Italia” nel nostro Inno Nazionale non sono retorica; ogni soldato impegnato al suo posto, uniformandosi al suo dovere fino all’estremo sacrificio, era  un attestato  sublime d’amor di Patria e di amore al fratello; ai propri congiunti in attesa della prova di solidarietà e di affetto.

Mons. John Ruvo;il parroco della chiesa in cui si è svolto il rito; la Chiesa della Madonna del Carmine, Cuore della “Little Italy del Bronx”, costruita da italiani ed italiana al 100%, che quest’anno celebra il suo centenario, ringraziava i carabinieri che ogni anno ritornano nella sua chiesa per rendere omaggio alla loro Patrona; la “Virgo Fidelis”, riconsacrando il si che a suo tempo pronunciarono, arruolandosi nell’Arma.

Un “si” che cosi splendidamente ricorda il si che Maria Vergine disse a Gabriele, l’Angelo di Dio Padre  che Le annunciò che era stata prescelta per portare Suo Figlio in terra: “Sono l’Ancella del Signore”, rispondeva all’annuncio, “sia fatto di me come tu dici”.

Il rito in chiesa è stato celebrato in italiano; la prima lettura è stata fatta da Ivana Ferri, consorte di Antonio Ferri, presidente della Sezione di New York dell’associazione; la seconda lettura dal carabiniere  Italo Ciampoli. Ai due lati dell’altare erano carabinieri in alta uniforme, Luigi Bistacco,e Corrado Ferri a sinistra;  Enrico Marazia e Mario Garlet a destra. La Preghiera del Carabiniere è stata recitata dal maresciallo Giuseppe Fiore; veramente bella; piena di fede e di mistica ispirazione. Credendo di far cosa grata a lettori e lettrici, la riportiamo qui di seguito. “Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra, noi Carabinieri d’Italia, a Te eleviamo reverente il pensiero, fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

  “Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice col titolo di “Virgo Fidelis”, Tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per la Patria a nostra.  “Tu accompagna lo nostra vigilanza, Tu consiglia il nostro dire, Tu sostenta il nostro sacrificio, Tu infiamma la devozione nostra! 

“E da un capo all’altro d’Italia suscita in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte, l’amore a Dio e ai fratelli italiani. Cosi sia!  “Esaurita la fase religiosa della celebrazione, prima di lasciare la chiesa, tutti i Carabinieri sull’attenti ed il cospicuo gruppo di familiari e fedeli, hanno assistito all’esecuzione da parte del coro degli inni nazionali d’Italia e d’America. Non è mancata  l’invocazione in greco “Kyrie, eleison” (Signore, pietà),  l’“Agnus Dei” (Agnello di Dio) e l’“Ave Maria” in latino  Sul sagrato della chiesa sono state scattate delle foto di gruppo; indi tutti si sono recati al “Lido Restaurant”, in City Island,  per la riunione conviviale finale a conclusione della celebrazione.

È stato servito un lauto pranzo vero e proprio, completo di vini scelti: Rosso di Montepulciano d’Abruzzo, bianco Zinfandel  americano; pasticcini, caffè e torta.Nel vasto salone ricevimenti del ristorante erano circa un centinaio di persone, tra Carabinieri, familiari, autorità ed  ospiti d’onore. (Antonino Ciappina-America Oggi/Inform)


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