INFORM - N. 214 - 15 novembre 2006


COOPERAZIONE

Farnesina: al via il Forum su cooperazione pace e solidarietà

Primo incontro sugli obiettivi del millennio e lotta alla povertà

Sentinelli: "La finanziaria ha operato dei tagli sulla cooperazione inaccettabili. Spero che la diminuzione dei fondi sia corretta "

 

ROMA - A sei anni dal Vertice in cui 189 capi di Stato e di governo si impegnarono davanti al mondo a creare, entro il 2015, un pianeta più giusto, equo e sostenibile, il problema della sottoalimentazione non ha invertito il suo cammino e oggi nel mondo vi sono oltre 250 milioni di persone malnutrite. Quali strategie di aiuto allo sviluppo andranno adottate per fronteggiare questo problema? Alla Farnesina si è svolto intanto il primo incontro, dal titolo "Obiettivi del millennio e lotta alla povertà", del Forum sulla cooperazione per la pace e la solidarietà. Un evento che prevede altri tre appuntamenti: il 28 novembre, il 6 e il 12 dicembre.

L’incontro sulla povertà, presente il direttore generale del Mae per Cooperazione allo sviluppo Alain Economides, si è aperto con l’intervento della vice ministra Patrizia Sentinelli che ha spiegato come il Forum si prefigga di dare voce ai protagonisti della cooperazione privata e decentrata, Ong, associazioni, reti, comuni e regioni. "C’è bisogno - ha spiegato la Sentinelli - di una consapevolezza maggiore, da parte del paese e dei nostri cittadini, della necessità di contribuire alla lotta contro la povertà. Non vi è però dubbio alcuno - ha proseguito la vice Ministra - che anche la politica, nell’ambito della responsabilità di governo, deve fare la propria parte. Non posso infatti dimenticare che la finanziaria ha operato, in questi ultimi giorni, dei tagli sulla cooperazione inaccettabili, inopportuni e sbagliati. Eravamo riusciti ad avere un’inversione di tendenza rispetto al passato, speriamo che la diminuzione dei fondi sia corretta, perché la cooperazione ha bisogno di essere migliorata per quantità di risorse impegnate e qualità d’intervento".

La Sentinelli ha sottolineato la necessità di promuovere una cooperazione non slegata in singoli progetti che lavori per grandi idee programmatiche, oltre all’importanza della partecipazione ai programmi di sviluppo delle comunità locali che devono co-decidere gli interventi volti a sconfiggere la fame e la scarsità di acqua. Un bene comune, quest’ultimo, che le iniziative di cooperazione, nella loro declinazione operativa, devono tutelare alla stregua delle altre risorse naturali essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo.

Solo una forte mobilitazione dell’opinione pubblica e di tutta società civile può portare la comunità internazionale a raggiungere gli obiettivi prefissati nella lotta alla fame nel mondo: lo ha ricordato Marina Ponti, responsabile della campagna Onu per il Millenium Camping, che ha chiesto ai Paesi donatori  un maggiore impegno finanziario per l’aiuto allo sviluppo, insieme ad una nuova strategia di cooperazione che non imponga modelli dall’alto ma favorisca la riuscita delle iniziative per la crescita sociale ed economica già elaborate in loco. Un modo diverso di portare aiuto, non legato ai singoli interessi geopolitici dei Paesi donatori ma basato sul coordinamento sovranazionale dei progetti, che dovrebbe essere supportato, soprattutto nel settore agricolo, da una riforma delle regole del commercio internazionale che dia il giusto spazio ai prodotti delle nazioni più povere.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, ha rilevato come, in un mondo dove le risorse naturali vengono sfruttate al di là della loro capacità di rinnovo e la biodiversità appare in declino, la salute dell’umanità sia inscindibile da quella del pianeta terra. Una valutazione, quest’ultima, che appare caratterizzante anche per la cooperazione allo sviluppo. Dal canto suo il giornalista Jean Leonard Touadi ha segnalato la necessità, in un contesto internazionale dominato dalla lotta al terrorismo, di riposizionare la povertà, che non è solo una tematica umanitaria, come questione geopolitica centrale. Touadi ha ricordato come nel mondo di oggi, dominato dalla globalizzazione, i poveri si stiano riorganizzando in nuclei di resistenza ed innovazione. Gruppi che vogliono avere accesso alle risorse naturali del territorio e non accettano passivamente le regole imposte dagli organismi internazionali. Una realtà in fermento culturale e sociale dove i poveri vogliono essere protagonisti dello sviluppo.

Savino Pezzotta, presidente della Fondazione per il Sud, dopo aver elogiato la metodologia di ascolto e di approfondimento dei problemi messa in atto dal Forum sulla cooperazione, si è detto d’accordo sulla necessità di far diventare la povertà una questione politica del mondo. "Per quanto riguarda il dibattito sulla cooperazione nella finanziaria - ha detto Pezzotta - ho qualche preoccupazione, ma spero che non vi sia una decurtazione dei fondi, anche perché non possiamo guardare in una sola direzione. Vedo infatti dello squilibrio nella relazione fra quanto spendiamo in armamenti e forza armate e le risorse impegnate per la cooperazione. Io capisco la necessità di tutelare il ruolo internazionale del nostro Paese, ma credo che l’Italia debba qualificarsi nel mondo per le sue azioni di sviluppo e cooperazione".

Fare sistema fra le varie istituzioni italiane che si occupano di sviluppo è stata la "ricetta" di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, presidente dell’Accademia nazionale delle scienze, mentre Massimiliano Rocco del ministero dell’Ambiente ha auspicato, sui temi della cooperazione, la creazione di una piattaforma interministeriale. Un coordinamento di più alto livello, che ponga in sinergia le iniziative per lo sviluppo dell’Africa delle istituzioni multilaterali, è stato chiesto da Alberto Michelini che ha inoltre sottolineato la necessità di puntare, per lo sviluppo di questo continente, sulla formazione delle nuove generazioni. (Goffredo Morgia -Inform)


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