LETTERA
DALL’AMERICA
L’immigrazione e le elezioni di medio termine
Era una vittoria largamente annunciata e, come ha ammesso
lo stesso Bush nel tradizionale incontro con la stampa, “ciò che non si sapeva
era la proporzione del voto democratico”: e questa è stata altissima, tanto
da conquistare sia
I repubblicani cercano di limitare i risultati almeno
psicologici della sconfitta e parlano dell´ “effetto pendolo”, per il quale
qualsiasi presidente rieletto ha avuto un regresso nel voto cosiddetto “di medio
termine” del suo secondo mandato. I Democratici, al contrario, parlano di una
sconfitta dovuta alla demonizzazione del fenomeno migratorio ed al rifiuto della
guerra in Iraq. Ed in effetti vediamo che il governatore della California, pur
repubblicano, è stato rieletto trionfalmente avendo convogliato il voto degli
immigranti, che hanno premiato i numerosi provvedimenti legislativi volti a
far uscire i cittadini “latini” dalla categoria di figli di un Dio minore: da
quelli nel campo educativo fino a quelli nel settore dell´assistenza sanitaria.
Ted Kennedy, erede politico della grande famiglia, ha
auspicato immediatamente che “il Presidente Bush assuma ora con il suo Partito
l´impegno di promulgare una legge migratoria che risolva definitivamente il
problema” e la risposta di Bush non si è fatta attendere, con la dichiarazione
nelle stessa conferenza stampa che “è necessaria una riforma integrale della
legge migratoria”.
L´immigrazione mantiene dunque, insieme alla guerra al
terrorismo, il primo posto fra i problemi di vitale importanza dei cittadini
statunitensi. Il problema migratorio ancor prima della guerra, come testimonia
un´inchiesta della CNN. Ed avrà ancora tale preminenza, poiché la pressione
di quanti cercano nel grande paese nord americano una risposta alla speranza
di una vita migliore non accenna a diminuire ed i recenti processi elettorali
nei paesi sud americani sembrano spingere ancor più alla fuga vasti strati di
popolazione. Non c’è, infatti, ormai elezione che non veda la parte politica
sconfitta accusare di “brogli” il partito vincitore e scatenare proteste massicce quanto confuse negli obiettivi. In Messico,
ad esempio, lo sconfitto candidato alle presidenziali ha accampato le sue truppe
elettorali nel centro della città, provocando danni enormi al turismo ed al
commercio locale ed annuncia ora la formazione di un “Governo legittimo”. Come
meravigliarsi, dunque, se il muro alla frontiera con gli USA vedrà aumentare
a dismisura le cosiddette “spalle bagnate”, vale a dire gli immigranti che cercheranno
di entrare clandestinamente scavalcando il muro stesso, scavando tunnel, attraversando
a nuoto i fiumi ed utilizzando ogni mezzo che sembri buono per entrare dove
possono trovare lavoro? Uno di tali “spalle bagnate”, che abbiamo incontrato
in un centro-immigrati della Chiesa cattolica, quando gli ho chiesto le ragioni
per cui non ha più speranze nel proprio paese d´origine, ci ha risposto: “Sarà
come predicare nel deserto il voler ridurre la canaglia politica affinché, rispondendo
alle nostre preghiere, manifesti una qualche virtù”. Mi ha risposto, dunque,
con le parole che Cervantes pone in bocca al deluso don Chisciotte.
L´emigrante intervistato è un maestro proveniente da
Oaxaca, città del Messico che vede migliaia di professionisti dell´educazione
in sciopero dalla passata primavera per un salario decente. La risposta del
governatore locale è stato l´invio di forze della polizia speciale. Da alcuni
giorni truppe di autonominati “guerriglieri” sono scesi al loro fianco, hanno
seminato bombe in Città del Messico ed hanno parlato contro “l´Impero USA”,
che sarebbe all´origine di tutti i mali. Intanto l´Impero deve costruire muri
per impedire un´immigrazione massiva e selvaggia e si confronta con se stesso
nella ricerca di una legislazione adeguata ai tempi.
(Franco Camarca-Inform)