INFORM - N. 213 - 14 novembre 2006


LETTERA DALL’AMERICA

L’immigrazione e le elezioni di medio termine

 

Era una vittoria largamente annunciata e, come ha ammesso lo stesso Bush nel tradizionale incontro con la stampa, “ciò che non si sapeva era la proporzione del voto democratico”: e questa è stata altissima, tanto da conquistare sia la Camera che il Senato.

I repubblicani cercano di limitare i risultati almeno psicologici della sconfitta e parlano dell´ “effetto pendolo”, per il quale qualsiasi presidente rieletto ha avuto un regresso nel voto cosiddetto “di medio termine” del suo secondo mandato. I Democratici, al contrario, parlano di una sconfitta dovuta alla demonizzazione del fenomeno migratorio ed al rifiuto della guerra in Iraq. Ed in effetti vediamo che il governatore della California, pur repubblicano, è stato rieletto trionfalmente avendo convogliato il voto degli immigranti, che hanno premiato i numerosi provvedimenti legislativi volti a far uscire i cittadini “latini” dalla categoria di figli di un Dio minore: da quelli nel campo educativo fino a quelli nel settore dell´assistenza sanitaria.

Ted Kennedy, erede politico della grande famiglia, ha auspicato immediatamente che “il Presidente Bush assuma ora con il suo Partito l´impegno di promulgare una legge migratoria che risolva definitivamente il problema” e la risposta di Bush non si è fatta attendere, con la dichiarazione nelle stessa conferenza stampa che “è necessaria una riforma integrale della legge migratoria”.

L´immigrazione mantiene dunque, insieme alla guerra al terrorismo, il primo posto fra i problemi di vitale importanza dei cittadini statunitensi. Il problema migratorio ancor prima della guerra, come testimonia un´inchiesta della CNN. Ed avrà ancora tale preminenza, poiché la pressione di quanti cercano nel grande paese nord americano una risposta alla speranza di una vita migliore non accenna a diminuire ed i recenti processi elettorali nei paesi sud americani sembrano spingere ancor più alla fuga vasti strati di popolazione. Non c’è, infatti, ormai elezione che non veda la parte politica sconfitta accusare di “brogli” il partito vincitore e scatenare proteste massicce quanto confuse negli obiettivi. In Messico, ad esempio, lo sconfitto candidato alle presidenziali ha accampato le sue truppe elettorali nel centro della città, provocando danni enormi al turismo ed al commercio locale ed annuncia ora la formazione di un “Governo legittimo”. Come meravigliarsi, dunque, se il muro alla frontiera con gli USA vedrà aumentare a dismisura le cosiddette “spalle bagnate”, vale a dire gli immigranti che cercheranno di entrare clandestinamente scavalcando il muro stesso, scavando tunnel, attraversando a nuoto i fiumi ed utilizzando ogni mezzo che sembri buono per entrare dove possono trovare lavoro? Uno di tali “spalle bagnate”, che abbiamo incontrato in un centro-immigrati della Chiesa cattolica, quando gli ho chiesto le ragioni per cui non ha più speranze nel proprio paese d´origine, ci ha risposto: “Sarà come predicare nel deserto il voler ridurre la canaglia politica affinché, rispondendo alle nostre preghiere, manifesti una qualche virtù”. Mi ha risposto, dunque, con le parole che Cervantes pone in bocca al deluso don Chisciotte.

L´emigrante intervistato è un maestro proveniente da Oaxaca, città del Messico che vede migliaia di professionisti dell´educazione in sciopero dalla passata primavera per un salario decente. La risposta del governatore locale è stato l´invio di forze della polizia speciale. Da alcuni giorni truppe di autonominati “guerriglieri” sono scesi al loro fianco, hanno seminato bombe in Città del Messico ed hanno parlato contro “l´Impero USA”, che sarebbe all´origine di tutti i mali. Intanto l´Impero deve costruire muri per impedire un´immigrazione massiva e selvaggia e si confronta con se stesso nella ricerca di una legislazione adeguata ai tempi.  (Franco Camarca-Inform)


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