INFORM - N. 212 - 13 novembre 2006


ESTERI

Il Ministro Massimo D'Alema in Cina

Prima di partire per Pechino, visita in Afghanistan: proposta da D’Alema una Conferenza internazionale. Il Ministro ha incontrato i militari italiani e ha inaugurato la nuova sede dell’Ambasciata italiana

 

ROMA – Inizia oggi la visita in Cina del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Prima di arrivare a Pechino, D’Alema è stato in Afghanistan dove ha incontrato a Kabul il Presidente Hamid Karzai e il Ministro degli Esteri Rangin Dadfar Spanta. D'Alema ha proposto una Conferenza internazionale che abbia l'obiettivo di coordinare meglio e rilanciare l'azione internazionale nel Paese. Il Ministro D’Alema  ha incontrato poi  il contingente militare italiano e ha presenziato alla cerimonia di inaugurazione della nuova Sede dell'Ambasciata d'Italia a Kabul.

Per quanto riguarda la visita in Cina essa -  si ricorda dalla Farnesina - si colloca in un momento cruciale della politica interna e internazionale della Cina e in una fase di forte rilancio delle relazioni bilaterali tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese.

Nelle ultime settimane Pechino è stata protagonista di un’intensa attività diplomatica che corrisponde al suo crescente peso geopolitico e all’immagine di pacifica ascesa che vuole accreditare di sé. Contribuisce alla missione di pace in Libano, induce la Corea del Nord a riprendere i Six-Party-Talks, riannoda le fila del rapporto con Tokyo, annuncia la costituzione entro il 2010 di un’area di libero scambio per i Paesi ASEAN (in totale due miliardi di persone, per un PIL di 2mila miliardi di dollari), accoglie i leader di ben 48 paesi africani convenuti nella capitale cinese (3-5 novembre) per il Forum Cina-Africa.

Sul piano interno, il recente plenum del Comitato centrale è stato dedicato alla costruzione di una società armoniosa. Lo slogan, lanciato dal Presidente Hu nel 2004, assurge così a dottrina in vista della sessione dell’Assemblea del Popolo il prossimo marzo e soprattutto del XVII Congresso (autunno 2007). La sfida – sottolinea la Farnesina - è quella di conciliare la crescita economica (con un tasso medio del 9% negli ultimi 15 anni) con le contraddizioni che questa ha comportato o non ancora rimosso. Si tratta di ridurre gli squilibri tra città e campagna e tra regioni del Paese (Est sviluppato, Ovest rurale ed arretrato, Nord Est alle prese con la riconversione industriale). Occorre creare un sistema di welfare (sanità e pensioni), migliorare e diffondere l’istruzione, liberalizzare il comparto finanziario (riformando e privatizzando banche e aziende pubbliche), evitare l’abnorme crescita delle megalopoli e gli spaventosi costi ambientali attuali, reprimere la corruzione dilagante (in settembre è stato rimosso il Segretario del Partito di Shanghai) e al tempo stesso ampliare le garanzie a tutela dei cittadini.

Sul piano bilaterale – prosegue la nota -  la recente missione del Presidente del Consiglio Romano Prodi ha aperto molte opportunità, in particolare nella ricerca di un rafforzamento della collaborazione sui quattro “pilastri” della partnership italo-cinese (economia, cultura, sanità, ambiente). Sul piano politico, la visita sarà inoltre l’occasione per uno scambio di opinioni sulle prospettive delle relazioni bilaterali e sulle grandi tematiche di attualità internazionale, oltre che per ottenere conferma, anche al massimo livello, della sintonia della posizione cinese con quella italiana in materia di riforma del Consiglio di Sicurezza. Obiettivo prioritario della politica italiana nei confronti della Cina è quello di assicurare continuità e regolarità di contatti ad alto livello e convergenza di vedute con un Paese che svolge un ruolo importante in sede multilaterale, in particolare ONU e WTO, oltre che negli organismi regionali della propria area.

Il Ministro D’Alema chiuderà con il collega Li Zhaoxing i lavori del Comitato Comitato Governativo Italia-Cina, meccanismo di indirizzo, coordinamento e verifica dei rapporti bilaterali in ogni settore di cooperazione bilaterale, istituito in occasione della visita in Italia del Primo Ministro cinese Wen Jiabao nel maggio 2004. Quest’organismo serve in particolare all’Italia per dare contenuti concreti al partnerariato, coordinare l’azione delle varie amministrazioni, coagulare gli interessi economici in modo che le tante nostre piccole e medie imprese facciano sistema.

Sul piano commerciale – si osserva dal Ministero degli Esteri - il deficit corrente determina nel nostro Paese, anche a causa della peculiare struttura produttiva italiana e nei settori maggiormente esposti alla concorrenza cinese (tessile, calzaturiero, moda), una diffusa percezione della Cina come minaccia al nostro sistema. Tra le possibili soluzioni a medio termine per un reale superamento di tali problemi la via da seguire in maniera prioritaria appare essere quella di una maggiore integrazione economica. Per questo, una politica economica ispirata ad una sempre maggiore correttezza commerciale potrà favorire in maniera crescente l'interscambio e, ancor più, la costituzione di joint venture italo-cinesi. La crescente delocalizzazione delle imprese italiane ne è una concreta testimonianza, confermata dalle numerose richieste di deposito di brevetti italiani in Cina. Sul piano economico l’aspettativa cinese è quella di avviare cooperazioni in materia di piccole e medie imprese, modello di sviluppo industriale in cui l’Italia è detentrice di un prezioso know how. Il nostro paese si accredita pertanto presso la Cina come modello di riferimento in materia di PMI e di distretti industriali. Alle PMI cinesi (4,2 milioni di imprese che mancano ancora, in gran parte, di esperienza e di partner adeguati) la leadership di Pechino guarda infatti nello sforzo di creare una società armoniosa assicurando più occupazione, diffusione del benessere, rispetto del territorio e dell’ambiente.

Di importanza centrale permane per l’Italia il rispetto della proprietà intellettuale e alla lotta alla contraffazione. Il tema della lotta alle contraffazioni in Cina riveste infatti per l'Italia un'eccezionale importanza per i riflessi negativi sulle numerose industrie italiane. In tale contesto il nostro Paese sottolinea l’interesse reciproco a combattere il fenomeno: dell'Italia, per tutelare alcune attività particolarmente rilevanti per l'impiego della mano d'opera e per la tutela dei marchi nazionali, e della Cina, per consolidare la propria credibilità sul piano internazionale ed un domani vedersi riconoscere quello status (come lo status di economia di mercato in ambito WTO) che è indispensabile per rafforzare i propri interessi. In tale contesto, importanti progressi sono stati conseguiti in tema di proprietà intellettuale, dove negli ultimi anni sono stati firmati diversi accordi multilaterali in modo da assicurare la tutela dei brevetti e dei marchi.

La visita – sottolinea la Farnesina - servirà anche a rafforzare la cooperazione in ambito culturale cui entrambe le parti attribuiscono importanza prioritaria data anche la celebrazione in corso dell’Anno dell’Italia in Cina, importante calendario di eventi culturali e commerciali riguardanti il nostro paese e volto a celebrare l’antichità dei rapporti tra le due civiltà nonché a sottolineare la specificità e l’eccellenza delle nostre produzioni. (Inform)


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