INFORM - N. 211 - 10 novembre 2006


INTERVENTI

Ricky Filosa: “Siamo tutti con voi”

 

ROMA - Su "Libero" di ieri, giovedì 9 novembre, a pagina dieci c'è un articolo a firma di Mario Prignano che parla dei parlamentari eletti all'estero. Il titolo è il seguente:"Soldi e calcio:questo chiedono i parlamentari eletti all'estero". Sottotitolo: "Per ora l'unico loro interesse sono fondi e partite in tv per gli italiani oltre confine". Parole che non suggeriscono nulla di buono.

Infatti, il pezzo è scritto con una punta di velenoso - quanto basta - sarcasmo: il giornalista si chiede, in sintesi, se questi 12 deputati e 6 senatori italo-stranieri siano, o no, una risorsa politica non solo per i connazionali sparsi per il globo, ma anche per il Bel Paese.

Prignano ricorda che Bafile e compagnia costano in media 500 euro per ogni ora trascorsa in Parlamento, e circa 7milioni di euro - tra indennità e benefit vari - all'anno. "Verrebbe da dire che sono tutti un po' Pallaro" - aggiunge la penna di Libero - "Tutti preoccupati di ottenere qualche soldarello per le loro comunità".

Eh sì, i soldi: quelli che fanno perdere la testa e non aiutano a mettere a fuoco i reali obiettivi. Mi piacerebbe sapere, però, come si fa a rimettere in sesto la rete consolare senza un euro in tasca; vorrei capire come si pensa di risolvere il problema dell'assistenza sanitaria per gli italiani del mondo se non si hanno adeguate risorse economiche a disposizione; in quale modo si può promuovere il made in Italy nei cinque continenti quando non ci sono quattrini ; come verrà migliorata Rai International senza ulteriori capitali freschi; come si potrà aiutare l'informazione a crescere e come si sosterranno i quotidiani italiani nel mondo ed i siti di notizie on-line senza i necessari investimenti. Potrei continuare ancora per molto, sono tante le cose da cambiare e a cui pensare in fretta.

Nulla di tutto ciò viene regalato, e quindi se l'Italia ha a cuore i propri figli ovunque nel mondo, se davvero si vuole migliorare la qualità di vita degli italiani che risiedono all'estero, si deve fare uno sforzo. Sociale, culturale, politico, ma anche economico: senza "li piccioli", non si conclude niente.

E' vero tuttavia che i nostri eletti in Parlamento non hanno finora combinato granchè: inutile difenderli a spada tratta, bisogna saper guardare la realtà con occhi obiettivi e critici in ogni momento. Ve li ricordate i famigerati forconi? Avevamo deciso di metterli un po' da parte, e di dare tempo al tempo: i primi risultati positivi dovranno pur arrivare, ci dovranno pur essere iniziative concrete e progetti ben strutturati per l'assistenza ai connazionali. Qualcuno ne abbiamo visto: mi viene in mente per esempio la proposta per il riacquisto della cittadinanza dell'On.Ferrigno di Forza Italia, proposta che non è stata comunque opportunamente ascoltata dal governo. Ferrigno, tra l'altro, è anche uno dei due parlamentari eletti all'estero - insieme a Merlo, indipendente - che non ha firmato la tanto odiata proposta di aumento per i rimborsi elettorali dei 18 parlamentari italo-stranieri. Tanto di cappello.

E' questo che ha sorpreso più di tutto: che quelli che dovevano essere i nostri paladini, abbiano pensato egoisticamente prima alle loro tasche ed ai loro privilegi. Fin da subito, hanno trovato il modo di chiedere allo Stato Italiano più soldi per se stessi, mentre i connazionali stanno ancora aspettando a bocca asciutta, e devono lottare con le stesse difficoltà di sempre.

D'altra parte, non si poteva certo pensare che si pagassero le spese di viaggio o telefoniche da soli, loro che hanno la propria casa e la propria famiglia spesso a 35mila chilometri di distanza.

Sono però passati già 6 mesi da quando i nostri siedono sulle comode poltrone di velluto rosso, e da loro ci saremmo aspettati qualcosa di più: i forconi sono sempre lì e facciamo in tempo a riprenderli in ogni momento.

Libero è stato in ogni caso impietoso - diciamolo - verso gli eletti nella circoscrizione estero: non li capisce perché non li conosce. La maggior parte di loro non sono politici, ma persone che arrivano da ben altri settori: commercianti, artigiani, imprenditori, ...ma non politici.

Scrivere che i 18 abbiano chiesto solo soldi , più calcio  e più quiz televisivi per gli italiani nel mondo, è davvero riduttivo: ovvio che poi chi vive in Italia guardi a loro con sospetto. Il giornalista Prignano dovrebbe seguire con più attenzione ciò che succede nel mondo dell'emigrazione, e leggere più spesso i quotidiani e le agenzie di stampa del settore per tenersi più aggiornato.

Noi, che lo facciamo ogni giorno, ci eravamo accorti da tempo che qualcosa non andava. Ripetiamo comunque che la speranza non è morta,  e che ci stringiamo intorno ad i parlamentari che ci rappresentano e li sosteniamo in un forte abbraccio ideale e pieno di calore. Perché ci crediamo, perché abbiamo bisogno di avere fiducia in loro.

 Dispiace dire che l'articolo di Libero, se può essere condiviso da chi risiede in Italia o da chi comunque non conosce a fondo la realtà dei connazionali, non può che far venire la pelle d'oca a chi, per anni, si è dedicato agli italiani oltre confine e per loro ha lavorato: per concedere loro dignità politica e riconoscimento istituzionale. Questo dimostra ancora una volta quanto grande sia il menefreghismo per tutto ciò che riguarda le comunità italiane all'estero: ed è un peccato che anche Libero, quotidiano che teniamo in grande considerazione diretto da un guru del giornalismo come Vittorio Feltri, si perda in un bicchiere d'acqua.

Chi vive all'estero, anche per queste cose, viene visto in Italia un po' come una sanguisuga che  succhia soldi agli italiani della Nazione per i propri interessi.

In effetti - come ha scritto su queste pagine Stefano Andrini - i parlamentari all'estero li abbiamo eletti noi residenti oltre confine, e se faranno male il loro lavoro saremo noi a cacciarli. Sono d'accordo. Però ricordiamoci che i 18 fanno parte del Parlamento nazionale e restringere la loro funzione a rappresentare solo gli interessi degli italiani all'estero potrebbe essere sconveniente per tutti: c'è il rischio davvero di darci la zappa sui piedi, di iscriverli alla categoria B per sempre.

Invece no, loro hanno doveri anche verso gli italiani residenti in Italia: ci mancherebbe altro! La questione Ponte di Messina riguarda anche loro, come la Finanziaria, come la situazione energetica difficile e delicata, il conflitto di interessi, e tante altre cose. Quindi, semmai sono ancora più importanti rispetto ai loro colleghi nazionali che non conoscono e non si occupano degli italiani del mondo ma solo di quelli vicino casa. La loro responsabilità è molto più grande.

Fra le risposte a Libero, mi è piaciuto molto - lo devo dire - il pezzo del collega ed amico Salvatore Viglia: incazzato quanto basta, come piace a me, ha preso le distanze da Libero e gliele ha suonate di santa ragione, prendendo le difese dei parlamentari in questione senza se e senza ma. Un editoriale pieno di passione ed energia: condivisibile in tutto, ma forse - dico solo forse - si sarebbero potuti analizzare di più anche alcuni altri aspetti, magari cercando di vedere la questione con gli occhi di chi vive in Italia una situazione già assai difficile e che si sente chiedere soldi da chi in Italia non paga nemmeno le tasse.

In ogni caso niente equivoci; noi stiamo dalla parte degli italiani all'estero, e dei loro parlamentari, spudoratamente, senza paura e con estrema serenità. Allo stesso tempo osserviamo con occhio clinico i nostri 18, pronti a farci sentire ogni volta che riterremo sbagliato o inutile il loro lavoro; ma anche a correre in loro aiuto ogni volta che ne vedremo ne sentiremo la necessità. (Ricky Filosa - L'Italiano/Inform)


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