INFORM - N. 210 - 9 novembre 2006


TALIANI ALL’ESTERO 

Provincia di Trento: Berasi e gli emigrati trentini all’inaugurazione nella Offene Kirche Elisabethen

In mostra a Basilea le immagini di “Maria Dolens”, la Campana di Rovereto che parla di pace al mondo

L’incontro dell’assessore con le associazioni dei trentini in Svizzera

 

BASILEA. I rintocchi di “Maria Dolens”, la Campana dei Caduti di Rovereto, simbolo per eccellenza della pace, risuonano simbolicamente in questi giorni nelle austere navate della Offene Kirche Elisabethen di Basilea.  

Una chiesa che è diventata centro espositivo, luogo di spiritualità e silenzio ma anche di impegno civile e incontro di proposte ed esperienze culturali assai diverse l’una dall’altra, dove – fino al 27 novembre – è ospitata la mostra fotografica “La Campana si racconta. Autobiografia di Maria Dolens” curata da Paolo Aldi. Martedì scorso, in serata, l’inaugurazione con gli interventi del Console generale d’Italia a Basilea, Silvio Mignano, del Reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti, Alberto Robol e di Iva Berasi, assessore all’emigrazione, solidarietà internazionale e pari opportunità della Provincia autonoma di Trento.

All’inaugurazione anche il fotografo roveretano Paolo Aldi e una folta rappresentanza della comunità trentina, con il consultore della Provincia autonoma di Trento per l’Europa occidentale, Giuseppe Filippi; il direttore della Trentini nel mondo, Rino Zandonai e Gianna Copat della Unione Famiglie trentine all’estero. Tra un intervento e l’altro le canzoni del Coro Stella Alpina, a partire da “Fratelli d’Italia” per finire con l’inno al Trentino. E proprio l’inaugurazione di Basilea ha rappresentato l’occasione di un incontro tra l’assessore Berasi e le associazioni degli emigrati trentini in Svizzera.

All’inaugurazione di martedì sera erano infatti presenti molti degli emigrati trentini che da anni risiedono e lavorano in Svizzera.

A loro si è rivolto in particolare Franco Aste –le cui radici sono appunto in Vallagarina – e che è il presidente onorario del Circolo trentino di Basilea. A lui sono andati i ringraziamenti dell’assessore Berasi e del senatore Robol per la passione e l’impegno profusi per far sì che la mostra fotografica su Maria Dolens potesse approdare in terra elvetica. Per essere ospitata nella Offene Kirche Elisabethen, che a Basilea rappresenta un centro importante dove si alternano incontri, presentazioni di libri, serate musicali, mostre fotografiche, persino sfilate di moda (di abiti del sud del mondo) e dove è possibile trovare chi prega, chi medita, chi discute, chi sorseggia un caffè nel bar collocato in fondo alla navata.

“Simbolo e ricordo di chi ha perso la sua vita nelle guerre che hanno tragicamente segnato il secolo scorso – ha detto Iva Berasi nel suo intervento all’inaugurazione – la Campana di Rovereto è oggi un simbolo di pace. I cui cento rintocchi quotidiani sono richiamo alla riconciliazione e che non a caso trovano naturale prosecuzione nell’impegno quotidiano dei due organismi che la Provincia autonoma di Trento ha voluto affiancare, non solo simbolicamente, al lavoro della Fondazione. Mi riferisco all’Università internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la pace e all’Osservatorio dei Balcani, due realtà si spessore internazionale, che sono la migliore dimostrazione  di come concretamente e con serietà si possa oggi intendere l’impegno per la pace. Questa mostra è importante perché ci aiuta a riflettere attraverso una campana che ci parla di pace e che ci regala riflessioni per aiutarci a costruire un mondo di serenità. Ed è bello che il Trentino trovi un pezzetto di sé ovunque, nel mondo. Oggi succede qui in Svizzera e vorrei ricordare che succede, tutti i giorni, con i 520 missionari e gli altrettanti laici che nel sud del mondo, concretamente, sono al fianco di chi spesso non ha né diritti né dignità. La Campana di Rovereto suona anche per loro, tutti i giorni”.

Prima dell’inaugurazione Berasi ha incontrato i rappresentanti della comunità trentina in Svizzera. Sono sei i circoli riconosciuti della Trentini nel mondo per un totale di 211 soci (Zurigo il gruppo più numeroso, 50) mentre le quattro famiglie riconosciute della Unione famiglie trentine all’estero rappresentano 137 soci. A loro l’assessore ha ribadito che “così come la forza del Trentino è stata l’unione, così è importante che questa unità sia preservata anche nelle rappresentanze all’estero. Non si vuole certo rinnegare la storia delle associazioni, anzi, ma è importante trovare momenti di unità, è importante che tra le due associazioni ci sia dialogo. Voi sapete che il Trentino è riconoscente verso di voi, perché se oggi la nostra autonomia è quella che molti conoscono e apprezzano, è merito anche di chi è andato a lavorare all’estero per poi mandare soldi a casa. Se oggi il Trentino è all’avanguardia nell’impegno solidale verso il sud del mondo, è perché abbiamo chiara la coscienza che è stata la solidarietà a tirarci fuori dalla miseria”.

La mostra.  Più di 160 immagini di diversi formati, una serie di filmati girati dal 1925 ai nostri giorni. La mostra ricorda l’80° anniversario della fusione di quella che a tutt’oggi è, con i suoi oltre 300 quintali, la più grande campana al mondo che suoni a distesa: battezzata Maria Dolens perché dedicata alla memoria dei caduti della Grande Guerra, fu realizzata nel 1925 fondendo parti di cannoni di vari eserciti che fino a qualche anno prima avevano bombardato da fronti opposti l’Europa. Da allora la Campana ha vissuto vicende turbinose (fu rifusa nel 1939 e nel 1964, rimase inattiva fra il 1939 e il 1945, come volesse caratterizzare con il suo silenzio la sciagura di un’altra terribile guerra) ma è anche diventata un simbolo di pace perché da sempre suona per vinti e vincitori e sa raccogliere attorno a sé le bandiere di 85 paesi accostando persino quelle israeliana e palestinese.

La mostra si articola in diversi momenti che caratterizzano altrettanti spazi fra di loro collegati con soluzioni che coniugano spettacolarità e capacità di evocare, di far riflettere, di parlare ai cuori e alle menti. Si inizia con il “Percorso della coscienza”: i visitatori vedono alle pareti le immagini del fotoreporter Livio Senigalliesi sulle guerre attualmente combattute ma sono anche costretti a calpestare un tappeto dove sono riprodotte le fotografie di un’umanità vilipesa, di morti e feriti. Si ha così accesso, nella navata superiore della Offene Kirche, allo spazio con le cento fotografie che illustrano la storia di Maria Dolens. Provenienti dall’archivio storico e dalla fototeca della Fondazione Opera Campana sono esposte su tavoli attorniate dalle immagini dei cannoni della Grande Guerra. (c.m./Inform)


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