TALIANI ALL’ESTERO
Provincia di Trento: Berasi e gli emigrati
trentini all’inaugurazione nella Offene Kirche Elisabethen
In mostra a Basilea le immagini di “Maria Dolens”,
L’incontro dell’assessore con le associazioni dei trentini
in Svizzera
BASILEA.
I rintocchi di “Maria Dolens”,
Una chiesa
che è diventata centro espositivo, luogo di spiritualità e silenzio ma anche
di impegno civile e incontro di proposte ed esperienze culturali assai diverse
l’una dall’altra, dove – fino al 27 novembre – è ospitata la mostra fotografica
“
All’inaugurazione
anche il fotografo roveretano Paolo Aldi e una folta rappresentanza della comunità
trentina, con il consultore della Provincia autonoma di Trento per l’Europa
occidentale, Giuseppe Filippi; il direttore della Trentini nel mondo, Rino Zandonai
e Gianna Copat della Unione Famiglie trentine all’estero. Tra un intervento
e l’altro le canzoni del Coro Stella Alpina, a partire da “Fratelli d’Italia”
per finire con l’inno al Trentino. E proprio l’inaugurazione di Basilea ha rappresentato
l’occasione di un incontro tra l’assessore Berasi e le associazioni degli emigrati
trentini in Svizzera.
All’inaugurazione
di martedì sera erano infatti presenti molti degli emigrati trentini che da
anni risiedono e lavorano in Svizzera.
A loro si
è rivolto in particolare Franco Aste –le cui radici sono appunto in Vallagarina
– e che è il presidente onorario del Circolo trentino di Basilea. A lui sono
andati i ringraziamenti dell’assessore Berasi e del senatore Robol per la passione
e l’impegno profusi per far sì che la mostra fotografica su Maria Dolens potesse
approdare in terra elvetica. Per essere ospitata nella Offene Kirche Elisabethen,
che a Basilea rappresenta un centro importante dove si alternano incontri, presentazioni
di libri, serate musicali, mostre fotografiche, persino sfilate di moda (di
abiti del sud del mondo) e dove è possibile trovare chi prega, chi medita, chi
discute, chi sorseggia un caffè nel bar collocato in fondo alla navata.
“Simbolo
e ricordo di chi ha perso la sua vita nelle guerre che hanno tragicamente segnato
il secolo scorso – ha detto Iva Berasi nel suo intervento all’inaugurazione
–
Prima dell’inaugurazione
Berasi ha incontrato i rappresentanti della comunità trentina in Svizzera. Sono
sei i circoli riconosciuti della Trentini nel mondo per un totale di 211 soci
(Zurigo il gruppo più numeroso, 50) mentre le quattro famiglie riconosciute
della Unione famiglie trentine all’estero rappresentano 137 soci. A loro l’assessore
ha ribadito che “così come la forza del Trentino è stata l’unione, così è importante
che questa unità sia preservata anche nelle rappresentanze all’estero. Non si
vuole certo rinnegare la storia delle associazioni, anzi, ma è importante trovare
momenti di unità, è importante che tra le due associazioni ci sia dialogo. Voi
sapete che il Trentino è riconoscente verso di voi, perché se oggi la nostra
autonomia è quella che molti conoscono e apprezzano, è merito anche di chi è
andato a lavorare all’estero per poi mandare soldi a casa. Se oggi il Trentino
è all’avanguardia nell’impegno solidale verso il sud del mondo, è perché abbiamo
chiara la coscienza che è stata la solidarietà a tirarci fuori dalla miseria”.
La mostra. Più di 160 immagini di diversi formati, una serie
di filmati girati dal 1925 ai nostri giorni. La mostra ricorda l’80° anniversario
della fusione di quella che a tutt’oggi è, con i suoi oltre 300 quintali, la
più grande campana al mondo che suoni a distesa: battezzata Maria Dolens perché
dedicata alla memoria dei caduti della Grande Guerra, fu realizzata nel 1925
fondendo parti di cannoni di vari eserciti che fino a qualche anno prima avevano
bombardato da fronti opposti l’Europa. Da allora
La mostra
si articola in diversi momenti che caratterizzano altrettanti spazi fra di loro
collegati con soluzioni che coniugano spettacolarità e capacità di evocare,
di far riflettere, di parlare ai cuori e alle menti. Si inizia con il “Percorso
della coscienza”: i visitatori vedono alle pareti le immagini del fotoreporter
Livio Senigalliesi sulle guerre attualmente combattute ma sono anche costretti
a calpestare un tappeto dove sono riprodotte le fotografie di un’umanità vilipesa,
di morti e feriti. Si ha così accesso, nella navata superiore della Offene Kirche,
allo spazio con le cento fotografie che illustrano la storia di Maria Dolens.
Provenienti dall’archivio storico e dalla fototeca della Fondazione Opera Campana
sono esposte su tavoli attorniate dalle immagini dei cannoni della Grande Guerra.
(c.m./Inform)