STAMPA
PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Intervista
a Fabrizio Di Gianni, console onorario d’Italia a Lovanio, del “Messaggero di
sant'Antonio”
Il fascino discreto delle Fiandre
Il Brabante Fiammingo attira le imprese
italiane. Qui operano con successo anche medici e avvocati. E la meritocrazia
premia i giovani
LOVANIO - Il Consolato onorario di Lovanio è stato aperto
nel 2004 destando subito notevole curiosità sia nella comunità belgo-fiamminga
interessata all’Italia che tra i nostri connazionali. Questo anche nell’ottica
di un rafforzamento dei rapporti culturali. Lovanio vanta un’Università molto
antica e prestigiosa che rappresenta il cuore pulsante della città medioevale.
Più che mai strategica si rivela perciò l’esistenza di una nostra rappresentanza
diplomatica in loco.
Quali sono le caratteristiche della presenza
italiana in questa parte del Belgio?
Quella del Brabante Fiammingo – dove vivono approssimativamente
circa 4 mila italiani e cittadini d’origine italiana – è un’area altamente residenziale,
ma con la presenza di importanti gruppi industriali come Stella Artois che è
il primo produttore mondiale di birra, oltre a una serie di prestigiose aziende
del settore informatico. Nella regione vivono anche persone che lavorano a Bruxelles.
La comunità italiana di Lovanio vanta molte presenze, in particolare nel settore
scientifico – che ruota attorno all’Università di Lovanio –, e in quello della
ristorazione; sono numerosi, infatti, i ristoranti italiani.
Quali sono i
principali enti italiani che interagiscono con la società belga?
I principali interlocutori sono le Regioni: le più attive
sono il Veneto,
Qual è la fisionomia
delle persone che si rivolgono a questo Consolato? E le loro richieste?
Sono italiani o discendenti di italiani. Spesso, però,
vi sono anche belgi che ci consultano per avere informazioni, magari di carattere
turistico-culturale. Oppure sono cittadini di Paesi extraeuropei che chiedono
informazioni per ottenere il visto o di carattere amministrativo. La tipologia
dei servizi è molto variegata: si va dall’iscrizione all’Aire al rinnovo del
passaporto, alle informazioni per cittadini che si sono trasferiti in Belgio,
alle modifiche di patenti, e all’autenticazione di documenti. C’è, in generale,
un’ampia informazione sulle attività culturali che si svolgono in Belgio o in
Italia e che coinvolgono i due Paesi.
Che cosa attira
di più del made in Italy nel Brabante Fiammingo?
Sicuramente la gastronomia e la moda italiane sono due
tipologie che hanno notevole successo, ma vi è un interesse per tutte le sfaccettature
del made in Italy: cultura, concerti, opere d’arte, mostre, esibizioni, ecc.
In quest’area
c’è interesse per la lingua e la cultura italiana?
Sì, ed è anche abbastanza spiccato. Noi con le nostre
risorse, seppure limitate, cerchiamo di farci parte attiva di questo processo
perché crediamo che sia importante promuovere la conoscenza della nostra lingua.
Abbiamo instaurato una serie di incontri culturali, abbiamo creato una biblioteca
presso il Consolato con testi italiani grazie anche a donazioni che abbiamo
ricevuto, e ci siamo adoperati per risolvere i problemi sorti per la diffusione
del segnale di Rai Uno nelle zone del Brabante Fiammingo.
Quale business
cercano le imprese e le Camere di Commercio italiane nel mercato del Brabante
Fiammingo. Quali sono i settori strategici?
Ricevo spesso richieste di informazioni per progetti
di attività che gli italiani vorrebbero lanciare o rafforzare nei settori più
disparati. Quello che facciamo è promuovere i contatti con le aziende locali.
Cerchiamo potenziali partner commerciali in Belgio sia nel settore della distribuzione
che nella produzione, interessati ad instaurare un dialogo con le aziende italiane.
Quali Regioni
ed entità, anche imprenditoriali, vede più attive in quest’area?
Sicuramente
Parliamo di
anziani e pensionati italiani che in Europa costituiscono una parte preponderante
della nostra presenza.
Il Brabante Fiammingo è una zona altamente residenziale:
ci sono famiglie sparse nel territorio, e quindi è difficile avere un contatto
con la fascia della popolazione più anziana. I nostri contatti avvengono spesso
con giovani che ruotano attorno all’Università: studenti, ricercatori, assistenti;
oppure con persone che sono attive nel settore della ristorazione o della realtà
industriale di Lovanio. Sostanzialmente le problematiche del mondo della terza
età sono simili a quelle di chi vive in altre realtà del Belgio.
I giovani che
arrivano qui per studiare hanno anche l’opportunità di lavorare, di fare ricerca?
Ci sono condizioni migliori o peggiori rispetto all’Italia?
È un ambito leggermente più aperto rispetto a quello
italiano. Nel settore universitario ho visto inserirsi con successo i nostri
connazionali. Vi sono addirittura dei medici italiani che vengono a operare
in Belgio perché le condizioni sia di accesso alla professione che di retribuzione
sono di gran lunga migliori rispetto a quelle in Italia. Vi è, per esempio,
un gruppo di chirurghi plastici che una volta al mese, e per una settimana,
effettua interventi chirurgici. Anche nel settore dell’oculistica ho conosciuto
numerosi medici che vantano brillanti risultati. Analogamente avviene anche
nel settore giuridico. Quindi mi sembra un sistema abbastanza meritocratico
e con barriere d’ingresso di gran lunga inferiori a quelle italiane. (Alessandro
Bettero-“Messaggero di sant'Antonio - edizione italiana per l'estero” di novembre/Inform)