INFORM - N. 209 - 8 novembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana dell’8 novembre l’editoriale del direttore Marco Basti

Prima di tutto sapere di che cosa si parla

 

BUENOS AIRES - Il polverone che si è scatenato l’ultimo fine di settimana in Italia, protagonisti politici e media italiani, sul cosiddetto “caso Pallaro”, porta a ribadire ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come gli italiani all’estero siamo degli sconosciuti che serviamo solo come scusa per chi vuole utilizzarci per fare polemica di cabotaggio, nella politica italiana. Qui a fianco c’è una precisa ricostruzione dei fatti, fatta dall’Agenzia Aise. A leggerla si rimane sbalorditi davanti a tanta leggerezza, se non vogliamo parlare di malafede.

A scatenare le ire dell’opposizione, il presunto “emendamento Pallaro, che il relatore della Finanziaria avrebbe presentato  durante la riunione della Commissione Bilancio che doveva approvare il testo da inviare all’Aula della Camera. La lettura fatta da alcuni membri dell’opposizione è stata che Pallaro aveva detto (tra l’altro anche alla Tribuna Italiana del 4 ottobre) che i 14 milioni che la Finanziaria prevedeva per gli italiani all’estero, annunciati dal Vice ministro Danieli, erano un buon punto di partenza. E due settimane dopo a completamento di una intervista pubblicata da Italia Oggi ci domandava: “Perché dovrei votare una Finanziaria che non mi convince?”

Quindi c’era una cifra arcinota, i 14 milioni annui per gli anni 2007, 2008 e 2009. Una cifra che buona parte dei parlamentari eletti all’estero e - come ricorda il Vice ministro Danieli - anche la maggioranza dei consiglieri CGIE,  ha considerato insufficiente.

Ma i commenti su questa cifra e gli stessi 14 milioni erano noti già da un mese. Come è possibile che la grande stampa nazionale non se ne sia accorta? Come è possibile che quotidiani e telegiornali e siti web italiani abbiano ripetuto in decine di servizi da venerdì sera, la storia dell’ “emendamento Pallaro”?

Evidentemente la questione importa solo in prospettiva locale, di polemica locale. Che i 14 milioni fossero pochi o molti importava poco. La Lega, che ha condotto la battaglia nella Commissione Bilancio, ha proposto a un certo punto, secondo dichiarazioni del suo capogruppo nella citata commissione, riportate dalla stampa, di approvare lo stanziamento in favore degli italiani all’estero se invece di 14 milioni la cifra veniva ridotta a 5 milioni. Ancora più incomprensibile, se non si legge tutta la vicenda nell’ottica della ricerca dello scontro politico, lo scivolone di Gianfranco Fini, il leader del partito di Mirko Tremaglia.

E’ possibile credere che tanta gente esperta non sia stata capace di identificare nei 14 milioni del presunto emendamento i 14 milioni annunciati da Danieli? E’ possibile che abbiano gridato allo scandalo per 14 milioni per una politica in favore di 3,5 milioni di italiani all’estero in una manovra di  40 miliardi?

Ma in fondo, sia per i media che per i politici, che i fondi fossero 14, 5 o 50 milioni, che fossero per gli italiani all’estero o per gli immigrati (in favore della  loro integrazione sono previsti fondi per 50 milioni annui per i prossimi tre anni), anche questo contava poco. Contava invece gridare allo scandalo per un presunto voto di scambio, cioè un emendamento presumibilmente per comprare il voto del sen. Pallaro, in favore della Finanziaria.

Potremmo discutere ancora sulla vicenda, per cercare di capire chi è stato dietro a questa manovra, chi si è voluto colpire e con quale obiettivo.

In fondo però, il “caso” dimostra quanto sono necessari i nostri parlamentari e quanto lavoro hanno ancora davanti, per far conoscere all’Italia e specialmente a quella parte di essa nella quale ci sono i politici e i media e che ha una grande influenza sulla società italiana, la realtà degli italiani all’estero che, al di là dei pochi o molti milioni, meritano, almeno, un minimo di rispetto.

Il servizio dell’Aise sottolinea inoltre che “dalle prime pagine di tutti i giornali e le tv nazionali, ma non dalla stampa specializzata, si è gridato quasi allo scandalo”. Quando i colleghi parlano di stampa specializzata, parlano di agenzie come l’Aise, rivolte specialmente ai media italiani all’estero e agli stessi giornali - carta stampata, radio, tv, web sites - della collettività, buona parte dei quali, non sono scivolati nell’episodio. Un episodio che dovrebbe servire, se ce ne fosse bisogno, perché i nostri parlamentari capiscano l’importanza della nostra stampa e l’appoggino. Magari chiedendo qualche emendamento in Finanziaria in suo favore. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar


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