STAMPA
PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Piero
Bassetti (Globus et Locus) sul “Messaggero di sant'Antonio”
Italici, la sfida della multiappartenenza
Il mosaico delle identità. La fisionomia
dei giovani nel mondo globalizzato tra nuove forme d’aggregazione e comunicazione,
legami virtuali e viaggi studio
Ogni giorno ci rendiamo conto che il mondo non è più
quello di ieri. A causa della maggiore preponderanza della sfera dell’informazione
e della comunicazione, si può dire che tutto ciò che accade, accade quasi in
tempo reale e diviene ben presto conosciuto da molti, se non da tutti. Ecco
allora che i nuovi spazi glocali – spazi globali in un ambito locale – si trasformano
in luoghi di passaggio e di scambio. La caratteristica di un mondo che è un
flusso diseguale di movimenti – di capitali, materie prime, merci, uomini in
fuga per povertà o in cerca di migliori opportunità di lavoro e vita – è quindi
la mobilità.
Il nuovo modo di stabilire relazioni ha cessato, in parte
o del tutto, di essere territoriale o semplicemente localizzato a causa dell’enorme
influenza dei mezzi di informazione e di comunicazione che, in pratica, arrivano
oggi dappertutto influenzando usi, costumi e scelte esistenziali. Ma, per citare
le acute parole del cardinale Dionigi Tettamanzi, «il mondo che si integra chiede
di poterlo fare nel rispetto e nella valorizzazione delle identità locali: non
sarà il grigiore dell’omogeneizzazione a entusiasmarci. Lo farà piuttosto il
grande caleidoscopio delle nostre storie e delle nostre culture dilatato a dimensione
di pianeta e illuminato dall’apporto di ogni frammento». Le scelte esistenziali
dei giovani sono particolarmente delicate e importanti nell’età della formazione
della personalità, e diventano decisive per un armonico sviluppo della nostra
società onde impedire fratture o rifiuti di una dimensione, quella glocale,
presente ed esistente nella realtà e quindi, più che da contestare, da comprendere,
declinare e vivere come opportunità.
La
rete internazionale
Se, al giorno d’oggi, comunichiamo in tempo reale con
persone e ambienti lontani da noi e, spesso, egemoni per quel che riguarda l’immaginario
e i comportamenti, non c’è da sorprendersi che uno dei primi impatti della globalizzazione
sia stata una forte spinta all’uniformazione del modo di porsi di fronte alla
vita di tutti gli uomini del pianeta, e quindi anche dei giovani.
Oggi, soprattutto per quel che riguarda i giovani, il
contesto di riferimento è il mondo globale. Come pure globale è la fonte dell’intrattenimento
che li accomuna e li caratterizza. Non c’è dubbio che sono più «globali» le
ore di intrattenimento che il giovane passa davanti alla Tv o navigando in internet,
degli argomenti di cui si occupa sui banchi di scuola. Nonostante gran parte
del sistema formativo di base sia ancora impostato su logiche locali, i giovani
sanno però «forzare» questo sistema e consolidare dinamiche nuove: basti pensare
all’esperienza del quarto anno delle scuole superiori passato all’estero. Si
tratta di un fenomeno che negli ultimi vent’anni ha raccolto sempre maggiori
adesioni, e ormai rientra nella normale gamma delle possibilità di un giovane,
essendo stato accettato anche dal sistema scolastico.
A livello universitario, invece, la domanda insistente
di mobilità all’estero ha già dato i suoi frutti, generando flussi consistenti
di studenti Erasmus, ma non solo. Con la nuova riforma, l’articolazione del
percorso universitario in due blocchi distinti, ha generato l’idea di conseguire
la laurea specialistica in altre città, e i giovani hanno subito introdotto
città di tutto il mondo nel ventaglio delle possibili mete.
L’associazionismo giovanile sul territorio si è invece
rinnovato per riuscire a mantenere il suo potere aggregante in un mondo globalizzato,
introducendo nella quotidianità delle sue proposte stimoli che guardino oltre
le frontiere. Parallelamente, le stesse associazioni giovanili si trovano di
fronte ad una necessaria riorganizzazione. La mobilità fisica di una gran parte
dei giovani – per studio, lavoro, volontariato – mette in crisi le strutture
esistenti basate sulla regolarità della partecipazione, delle attività e delle
iniziative, e toglie garanzia di continuità al gruppo. I giovani chiedono alle
proprie associazioni di essere più flessibili e di trovare nuove dinamiche per
non dover rinunciare a farne parte.
Un altro aspetto interessante è la rete internazionale
di amici che un giovane è in grado di crearsi. In seguito ad ogni esperienza
all’estero e ad ogni viaggio, la facilità di relazione che è propria dei giovani
porta ad un numero crescente di contatti e amici, che nel mondo globale vengono
mantenuti senza sforzo grazie alle chat, ai blog, alle telefonate su internet,
ai voli low cost. I giovani ripongono spesso in queste relazioni la stessa fiducia,
la stessa dose di amicizia e d’importanza che cercano e trovano nelle relazioni
coltivate sul territorio o, per meglio dire, «a casa».
Tuttavia, l’impatto della globalità con le realtà e il
vissuto locale provoca anche profonde lacerazioni che si ripercuotono in un
disagio esistenziale ingigantito, quando si ha a che fare con i giovani, da
un bisogno di identificazione da parte di una personalità non ancora completamente
formata.
Se è vero che il contesto informativo e l’immaginario
globale condizionano la domanda di esperienza esistenziale del giovane che cresce
nel mondo odierno, è pure vero che il giovane ha bisogno di uno sguardo e di
una riflessione accomunante le esperienze del mondo ormai globalizzato con la
sua specifica esperienza locale-globale; e non da ultimo quell’esperienza che
lo pone in contatto con genti diverse da lui approdate nel luogo in cui è vissuto
e cresciuto.
Il premio Nobel Amartya Sen, nel suo nuovo libro Identity
and Violence, propone di riconoscere che le identità nel mondo globalizzato
sono plurime e che oggi chiunque può essere arricchito, a condizione che le
accetti come proprie, da una serie di pluriappartenenze.
Italici
di tutto il mondo unitevi!
In un contesto di proposte concrete e di azione culturale,
l’Associazione Globus et Locus ha concentrato la propria attenzione sulla problematica
di un nuovo cosmopolitismo e sull’offerta di una nuova appartenenza in grado
di radicare le persone al loro vissuto quotidiano ma anche a valori più ampi
proponendo l’appartenenza italica, un nome comunque non sconosciuto essendosi
affermato recentemente come effigie di una comunità transnazionale in fieri.
Per italici, e quindi per italicità, noi intendiamo una
comunità tipicamente glocale ovvero cosmopolita che possiede valori specifici
e comprende al suo interno una pluralità di appartenenze. I valori tipicamente
italici come uno sviluppato senso dei legami familiari, un’innata simpatia e
una buona comunicativa, possono fornire un aiuto e un supporto notevoli ai giovani
nell’affrontare le sfide proposte dalla globalizzazione dando un’impronta particolare
a un universalismo e ad un’identità plurale che altrimenti rischierebbero di
rimanere disancorati dalle manifestazioni concrete e quotidiane della vita.
Innanzitutto, il carattere dell’italicità, come di altre
aggregazioni glocali emergenti nel mondo globalizzato odierno, non è di tipo
escludente o «difensivo» trattandosi di un’appartenenza aperta e includente.
Si tratta di mettere in contatto e di far crescere in consapevolezza una comunità
di non meno di 250 milioni di italici superando le frontiere formali e le barriere
giuridiche degli Stati. La linea lungo la quale questo processo è attuabile
dovrà svilupparsi attraverso una graduale presa di coscienza di un’appartenenza
ulteriore, ovvero italica, che non è in contrasto né si pone in alternativa
con i diritti e i doveri di cittadini nati e cresciuti su suolo statunitense,
argentino o australiano. L’identità italica non è un atto sleale degli italici
nei confronti dei Paesi in cui risiedono, postula invece l’adesione ad un complesso
e ricchissimo sistema di valori non nazionali. Proporre un’appartenenza aggiuntiva
che non sia esclusiva e tanto meno escludente, appartiene alla logica delle
conversioni più che a quella delle secessioni. In questo senso gli italici sono
favoriti dalla loro numerosa diaspora, presente in ogni angolo del globo. Una
diaspora che ha saputo conquistarsi il rispetto e l’ammirazione dei Paesi che
la ospitano.
Oggi la business e la cultural community italica si vanno
affermando in tutto il mondo trainando l’idea di un’italicità di successo e
i suoi valori profondi di anelito ad una convivenza pacifica in un ambito di
comprensione cosmopolita piuttosto che di chiusura nazionale o etnica. Ne fa
fede il fatto che anche gli immigrati in Italia, spesso provenienti da nazioni
e realtà lontanissime da noi, riescono a inserirsi e ad amalgamarsi nel tessuto
connettivo del Paese proprio partendo da una comune e condivisa base italica
costituita in questo caso dalla lingua parlata, l’italiano, e dal progressivo
inserimento nella società d’arrivo. Infatti, se per l’italico di Manhattan,
l’italicità è quella seconda appartenenza cultural-valoriale da aggiungere alla
sua cittadinanza statunitense, per l’immigrato africano arrivato a Milano, l’italicità
è un ponte culturale in grado di aiutarlo notevolmente nel suo inserimento nella
società italiana. (Piero Bassetti* - “Messaggero di sant'Antonio - edizione
italiana per l'estero” di novembre /Inform
*
Presidente dell’Associazione Globus et Locus