INFORM - N. 207 - 6 novembre 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Vito D’Adamo intervista membri del CGIE-Germania

Su CGIE e dintorni, risponde Tommaso Conte

 

STOCCARDA – E’ nell’aria l’urgenza di una revisione delle mansioni istituzionali di vari organismi, quali i Comites, espressione dell’elettorato italiano oltre frontiera e rappresentanti, quindi, dei connazionali, residenti nelle Nazioni d’accoglimento; e conseguentemente degli InterComites, organismo dei presidenti di tali Comitati; e, come da più parte si auspica, dello stesso CGIE.

I Comites sono i diretti elettori dei membri CGIE, organismo che si configura immediatamente come ponte tra i Comitati circoscrizionali - e i relativi Intercomites - e gli eletti al Parlamento della Circoscrizione Estero. Di tale articolazione non è possibile fare a meno, stanti le note difficoltà di collegamento tra le istituzioni suddette, lontane tra loro e disseminate nel mondo.

Scopo della presente intervista è di tentare il punto sulla situazione attuale e di chiarire ai connazionali in che direzione si muovono e dove si prefiggono di pervenire gli organismi di partecipazione democratica degli Italiani all’estero, visti gli ultimi avvenimenti (i risultati della recente Assemblea CGIE, gli interventi pro et contra degli interessati, il contributo dei mass-media sul dibattito in corso, ecc.), specie alla luce del necessario supporto, di cui hanno bisogno i diciotto tra Senatori e Deputati, eletti nella Circoscrizione Estero.

Questa intervista prelude anche alla posizione ad un grosso problema: il ruolo dei suddetti diciotto neoeletti, che non dovranno limitarsi al patrocinio degli interessi del proprio corpo elettorale, ma introdurli nell’ambito parlamentare nazionale, imponendo ai colleghi italiani la partecipazione alla vita dei connazionali extra moenia, ed inserendosi nel contempo nella vita delle istituzioni, di cui fanno legittimamente parte, respingendo ogni forma di censurabile discriminazione.

Chi dei membri CGIE-Germania volesse aderire a questa intervista, può rispondere nei prossimi giorni a tutte le domande, a parte di esse, o crearne, altre, adattabili al tema proposto: un opportuno riscontro alla presente, favorirà la messa a punto della situazione, come allo stato si propone (VdA).

 

Risponde il Dott. Tommaso Conte, da Stoccarda.

 

Si conferma, da parte del Governo, dell’Amministrazione, della Presidenza e della Segreteria, nonché della massima parte dei membri, la necessità della sopravvivenza del CGIE, fatto salvo un riesame delle sue mansioni istituzionali, da adattare alle situazioni, nel frattempo emerse. La discussione è formalmente chiusa. Desideri aggiungere un tuo commento?

Rispondo che il CGIE deve continuare ad esistere. È impensabile nell’attuale situazione, che si possa fare a meno di una lobby, di un pensatoio, quale è il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

 Come vedi il ruolo del CGIE, specie alla luce della presenza nel Parlamento Italiano dei diciotto eletti nella Circoscrizione Estero?

Ottenuti dopo tante battaglie i nostri eletti all’Estero, è indispensabile per questi parlamentari avere collegamenti certi con i territori che rappresentano. Quindi gli eletti non escludono i membri CGIE, bensì devono stabilire con questi ultimi ancora di più un rapporto continuo. Occorre riformare la legge CGIE e con essa la legge dei Comites. Per rimanere al CGIE, bisogna cambiarne la struttura, la funzione ed il ruolo. Avanzo alcune proposte:

- del CGIE con diritto di voto dovrebbero far  parte solamente gli eletti all’Estero;

- i rappresentanti delle Associazioni, dei Partiti, dei Patronati e tanti altri dovrebbero dare il loro contributo nelle varie Commissioni tematiche, ma non avere il diritto di voto;

- bisognerebbe poi diminuire il numero complessivo dei membri del CGIE, rispettando le nazioni dove sono pochi italiani, ma tenendo anche in conto le nazioni dove c’è una comunità molto numerosa;

- sarebbe auspicabile che l’elezione dei membri del CGIE diventasse di primo grado e non com’è oggi, un’elezione indiretta. Cioè, quando gli italiani all’Estero saranno chiamati a votare per i COMITES, ci potrebbe essere una scheda, per eleggere i membri del CGIE della nazione di appartenenza.

C’è compatibilità, secondo il tuo punto di vista, tra il mandato degli eletti nella circoscrizione Estero e le cariche in seno al CGIE?

A rigore di legge i membri CGIE eletti al Parlamento italiano non hanno l’obbligo di dimettersi e coloro che hanno nell’ambito del CGIE cariche elettive, possono mantenerle. A mio parere, sarebbe opportuno che i colleghi eletti al Parlamento, si dimettano dalle cariche che ricoprono nel CGIE, ma che restino nell’assemblea per poter continuare a dare il loro utile contributo al Consiglio Generale. Non vedo alcuna incompatibilità tra un eletto al Parlamento ed un eletto in un Consiglio Consuntivo.

Qual è, secondo te, la posizione dei diciotto fra senatori e deputati della circoscrizione Estero tra i loro colleghi parlamentari, eletti in Italia? 

I Parlamentari dell’estero sono stati eletti a rappresentare tutti gli italiani, sia essi in Italia che all’estero, per cui non ho a questo proposito alcunché da aggiungere, bensì, ritengo che questi eletti rispetto ai “deputati e senatori italiani” hanno due caratteristiche fondamentali, che li pongono un gradino più alto. Infatti i Parlamentari dell’estero, sono stati eletti con un numero di preferenze piccolo o grande, ma cosa importantissima in democrazia, eletti  e quindi scelti dalle elettrici e dagli elettori. I “Parlamentari italiani” sono stati scelti dalle segreterie politiche, non dalle elettrici e dagli elettori. La seconda differenza è che gli eletti all’estero, oltre a farsi carico di rappresentare gli Italiani in Italia, hanno questa doppia funzione di doversi far carico anche degli Italiani all’Estero.

Ci si trova, da un bel po’ di tempo a questa parte, a cospetto dei problemi, relativa alla limitazione dei finanziamenti dell’intera rete consolare italiana e della sua necessaria riorganizzazione. Comites e CGIE hanno espresso più volte le loro preoccupazioni a riguardo. Come pensi si debba affrontare e risolvere questa grave situazione, specie in un momento in cui è esigente l’accrescimento della “Impresa Italia”?

Sappiamo bene, ciò che ha ereditato questo governo: un deficit altissimo e conosciamo tutti le richieste inderogabili della Commissione Europea. Per l’anno prossimo anche con la migliore buona volontà non è possibile sperare in un aumento dei fondi per la cosiddetta “Impresa Italia”. Per la riorganizzazione occorrono fondi, che potranno essere assegnati al Ministero degli Esteri mi auguro a partire dalla finanziaria del 2008, con un crescendo annuale, che tenga conto delle esigenze di cassa del governo e dei sacrosanti diritti degli Italiani all’Estero. Ma io non credo che ci si possa e ci si debba fermare solamente alla riorganizzazione della rete consolare, bisogna entrare nel MAE, nei Consolati e negli Istituti di Cultura. Occorre ridiscutere tutto il “sistema Italia”.

Altre sentite esigenze sono il perfezionamento della normativa, riguardante il voto all’estero, e la centralizzazione dell’Anagrafe dei connazionali fuori d’Italia, come molte parti richiedono. Qual è il tuo punto di vista su tali argomenti?

E’ fuori dubbio che la legge sul voto all’estero va perfezionata, tenendo conto degli errori che sono stati evidenziati in questa prima tornata elettorale. Per quanto riguarda l’Anagrafe, sono convinto, spero di sbagliarmi, che da molti Consolati siano stati segnalati dati non veritieri. Ecco perché ritengo indispensabile la centralizzazione dell’Anagrafe degli Italiani all’Estero.

Sei d’accordo sulla proposta d’estendere i programmi di RAI-International in Europa, considerate le difficoltà, in cui si dibatte tale organismo?

Assolutamente no. In Europa abbiamo la fortuna, di poter ricevere i programmi delle varie televisioni, sia esse pubbliche che private, per cui non ritengo che un programma in più o in meno, cambi la nostra esistenza. Sarebbe opportuno che la RAI, in quanto servizio pubblico, abbia un’attenzione maggiore per gli Italiani che, vivendo in Europa, possono captare il segnale. Si potrebbe quindi pensare invece che a RAI-International, a RAI in Europa, ma ho il timore che anche questa non sarebbe ottimale. Auspicabile è invece, una maggiore attenzione verso gli Italiani che vivono in Europa, da parte dei vari programmi trasmessi dalla RAI.

Qual è la tua opinione sul continuo criptaggio dei programmi RAITV, ente pubblico, che affligge nei momenti meno opportuni i connazionali, residenti nelle varie Nazioni europee, vieppiù amareggiati dal persistente ed incivile silenzio di tale struttura alle trentennali proteste, avanzate dalle istituzioni italiane, dai mass media e dai privati?

 Ritengo questa domanda pleonastica. È fuori dubbio che i programmi RAI in quanto servizio pubblico, debbano essere visibili per gli Italiani, ovunque essi si trovino. (Vito D’Adamo-Inform)

 


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