ITALIANI
ALL’ESTERO
Vito
D’Adamo intervista membri del CGIE-Germania
Su CGIE e dintorni, risponde Tommaso Conte
STOCCARDA – E’ nell’aria l’urgenza di una revisione delle
mansioni istituzionali di vari organismi, quali i Comites, espressione dell’elettorato
italiano oltre frontiera e rappresentanti, quindi, dei connazionali, residenti
nelle Nazioni d’accoglimento; e conseguentemente degli InterComites, organismo
dei presidenti di tali Comitati; e, come da più parte si auspica, dello stesso
CGIE.
I Comites sono i diretti elettori dei membri CGIE, organismo
che si configura immediatamente come ponte tra i Comitati circoscrizionali -
e i relativi Intercomites - e gli eletti al Parlamento della Circoscrizione
Estero. Di tale articolazione non è possibile fare a meno, stanti le note difficoltà
di collegamento tra le istituzioni suddette, lontane tra loro e disseminate
nel mondo.
Scopo della presente intervista è di tentare il punto
sulla situazione attuale e di chiarire ai connazionali in che direzione si muovono
e dove si prefiggono di pervenire gli organismi di partecipazione democratica
degli Italiani all’estero, visti gli ultimi avvenimenti (i risultati della recente
Assemblea CGIE, gli interventi pro et contra degli interessati, il contributo dei mass-media sul dibattito in corso, ecc.),
specie alla luce del necessario supporto, di cui hanno bisogno i diciotto tra
Senatori e Deputati, eletti nella Circoscrizione Estero.
Questa intervista prelude anche alla posizione ad un
grosso problema: il ruolo dei suddetti diciotto neoeletti, che non dovranno
limitarsi al patrocinio degli interessi del proprio corpo elettorale, ma introdurli
nell’ambito parlamentare nazionale, imponendo ai colleghi italiani la partecipazione
alla vita dei connazionali extra moenia, ed inserendosi nel contempo nella vita delle istituzioni,
di cui fanno legittimamente parte, respingendo ogni forma di censurabile discriminazione.
Chi dei membri CGIE-Germania volesse aderire a questa
intervista, può rispondere nei prossimi giorni a tutte le domande, a parte di
esse, o crearne, altre, adattabili al tema proposto: un opportuno riscontro
alla presente, favorirà la messa a punto della situazione, come allo stato si
propone (VdA).
Risponde
il Dott. Tommaso Conte, da Stoccarda.
Si conferma,
da parte del Governo, dell’Amministrazione, della Presidenza e della Segreteria,
nonché della massima parte dei membri, la necessità della sopravvivenza del
CGIE, fatto salvo un riesame delle sue mansioni istituzionali, da adattare alle
situazioni, nel frattempo emerse. La discussione è formalmente chiusa. Desideri
aggiungere un tuo commento?
Rispondo che il CGIE deve
continuare ad esistere. È impensabile nell’attuale situazione, che si possa
fare a meno di una lobby, di un pensatoio, quale è il Consiglio Generale degli
Italiani all’Estero.
Come vedi il ruolo del CGIE, specie alla luce
della presenza nel Parlamento Italiano dei diciotto eletti nella Circoscrizione
Estero?
Ottenuti dopo tante battaglie
i nostri eletti all’Estero, è indispensabile per questi parlamentari avere collegamenti
certi con i territori che rappresentano. Quindi gli eletti non escludono i membri
CGIE, bensì devono stabilire con questi ultimi ancora di più un rapporto continuo.
Occorre riformare la legge CGIE e con essa la legge dei Comites. Per rimanere
al CGIE, bisogna cambiarne la struttura, la funzione ed il ruolo. Avanzo alcune
proposte:
- del CGIE con diritto di voto dovrebbero far parte solamente gli eletti all’Estero;
- i rappresentanti delle Associazioni, dei Partiti, dei
Patronati e tanti altri dovrebbero dare il loro contributo nelle varie Commissioni
tematiche, ma non avere il diritto di voto;
- bisognerebbe poi diminuire il numero complessivo dei
membri del CGIE, rispettando le nazioni dove sono pochi italiani, ma tenendo
anche in conto le nazioni dove c’è una comunità molto numerosa;
- sarebbe auspicabile che
l’elezione dei membri del CGIE diventasse di primo grado e non com’è oggi, un’elezione
indiretta. Cioè, quando gli italiani all’Estero saranno chiamati a votare per
i COMITES, ci potrebbe essere una scheda, per eleggere i membri del CGIE della
nazione di appartenenza.
C’è compatibilità,
secondo il tuo punto di vista, tra il mandato degli eletti nella circoscrizione
Estero e le cariche in seno al CGIE?
A rigore di legge i membri CGIE eletti al Parlamento
italiano non hanno l’obbligo di dimettersi e coloro che hanno nell’ambito del
CGIE cariche elettive, possono mantenerle. A mio parere, sarebbe opportuno che
i colleghi eletti al Parlamento, si dimettano dalle cariche che ricoprono nel
CGIE, ma che restino nell’assemblea per poter continuare a dare il loro utile
contributo al Consiglio Generale. Non vedo alcuna incompatibilità tra un eletto
al Parlamento ed un eletto in un Consiglio Consuntivo.
Qual è, secondo
te, la posizione dei diciotto fra senatori e deputati della circoscrizione Estero
tra i loro colleghi parlamentari, eletti in Italia?
I Parlamentari dell’estero sono stati eletti a rappresentare
tutti gli italiani, sia essi in Italia che all’estero, per cui non ho a questo
proposito alcunché da aggiungere, bensì, ritengo che questi eletti rispetto
ai “deputati e senatori italiani” hanno due caratteristiche fondamentali, che
li pongono un gradino più alto. Infatti i Parlamentari dell’estero, sono stati
eletti con un numero di preferenze piccolo o grande, ma cosa importantissima
in democrazia, eletti e quindi scelti
dalle elettrici e dagli elettori. I “Parlamentari italiani” sono stati scelti dalle segreterie politiche,
non dalle elettrici e dagli elettori. La seconda differenza è che gli eletti
all’estero, oltre a farsi carico di rappresentare gli Italiani in Italia, hanno
questa doppia funzione di doversi far carico anche degli Italiani all’Estero.
Ci si trova,
da un bel po’ di tempo a questa parte, a cospetto dei problemi, relativa alla
limitazione dei finanziamenti dell’intera rete consolare italiana e della sua
necessaria riorganizzazione. Comites e CGIE hanno espresso più volte le loro
preoccupazioni a riguardo. Come pensi si debba affrontare e risolvere questa
grave situazione, specie in un momento in cui è esigente l’accrescimento della
“Impresa Italia”?
Sappiamo bene, ciò che ha
ereditato questo governo: un deficit altissimo e conosciamo tutti le richieste
inderogabili della Commissione Europea. Per l’anno prossimo anche con la migliore
buona volontà non è possibile sperare in un aumento dei fondi per la cosiddetta
“Impresa Italia”. Per la riorganizzazione occorrono fondi, che potranno essere
assegnati al Ministero degli Esteri mi auguro a partire dalla finanziaria del
Altre sentite
esigenze sono il perfezionamento della normativa, riguardante il voto all’estero,
e la centralizzazione dell’Anagrafe dei connazionali fuori d’Italia, come molte
parti richiedono. Qual è il tuo punto di vista su tali argomenti?
E’ fuori dubbio che la legge
sul voto all’estero va perfezionata, tenendo conto degli errori che sono stati
evidenziati in questa prima tornata elettorale. Per quanto riguarda l’Anagrafe,
sono convinto, spero di sbagliarmi, che da molti Consolati siano stati segnalati
dati non veritieri. Ecco perché ritengo indispensabile la centralizzazione dell’Anagrafe
degli Italiani all’Estero.
Sei d’accordo
sulla proposta d’estendere i programmi di RAI-International in Europa, considerate
le difficoltà, in cui si dibatte tale organismo?
Assolutamente no. In Europa
abbiamo la fortuna, di poter ricevere i programmi delle varie televisioni, sia
esse pubbliche che private, per cui non ritengo che un programma in più o in
meno, cambi la nostra esistenza. Sarebbe opportuno che
Qual è la tua
opinione sul continuo criptaggio dei programmi RAITV, ente pubblico, che affligge
nei momenti meno opportuni i connazionali, residenti nelle varie Nazioni europee,
vieppiù amareggiati dal persistente ed incivile silenzio di tale struttura alle
trentennali proteste, avanzate dalle istituzioni italiane, dai mass media e
dai privati?
Ritengo questa domanda pleonastica. È fuori dubbio
che i programmi RAI in quanto servizio pubblico, debbano essere visibili per
gli Italiani, ovunque essi si trovino. (Vito D’Adamo-Inform)