INTERVENTI
Mimmo Azzia (Sicilia
Mondo): Il Governo ed il primato della politica
I parlamentari della
Circoscrizione Estero. La testimonianza dell’associazionismo di emigrazione
CATANIA - Le elezioni politiche di aprile 2006 hanno
chiuso una sfida elettorale dura, estenuante e senza esclusione di colpi, un
autentico match politico durato 3 anni, dando la vittoria al Centrosinistra
con appena 24 mila voti di vantaggio. La novità è stata il voto degli italiani
della Circoscrizione Estero risultato determinante.
E’ stata la terza consultazione favorevole dopo quella
europea del 2004 e delle regionali 2005 con l’aggiunta del referendum sulla
riforma costituzionale varata dal Centrodestra a fine legislatura e bocciata
dalla netta maggioranza degli italiani. La nostra convinzione è che, nella sostanza,
dallo scontro elettorale non ci sono stati né vincitori, né vinti.
In realtà, la vera sfida comincia adesso: come fare ripartire,
come riparare i mali di un Paese incagliato
ed impoverito nei suoi ceti medi. E non solo.
A cominciare dal rilancio dell’economia e dello sviluppo,
dal risanamento dei conti pubblici, dall’evasione fiscale, dalle pensioni, dalla
disoccupazione, senza dire della politica
estera, Iraq, Afghanistan e dai nodi istituzionali a partire dalle riforme costituzionali.
Non basta avere vinto le elezioni, il difficile è come dare
concretezza al successo.
Il Governo Prodi dispone di una maggioranza risicata
al Senato e di uno schieramento politico eterogeneo con ben 102 tra ministri
e sottosegretari che rappresentano otto partiti e tredici mini cespugli radicali
ed antagonisti, indispensabili per fare maggioranza ma con una sindrome di protagonismo
provocatorio che allarma gli italiani benpensanti. Una frammentazione politica
che rende fragile ed instabile il Governo. Ne approfitta il Centrodestra non
ancora rassegnato alla sconfitta ma disabituato a fare politica con un fuoco
di attacchi dai risultati spesso controproducenti.
Siamo convinti che per uscire dal tunnel della attuale
transizione politica, occorra un sussulto di responsabile consapevolezza da
parte della classe politica sui problemi del momento, cioè, una scossa forte
che faccia ripartire nel Paese il “primato della politica”. Perché politica
vuole dire arte del dialogo, della dialettica, del senso di responsabilità,
soluzioni per il bene comune della società rappresentata. Un “primato della
politica” che apra una fase di intesa trasversale sui punti chiave che giovano
al Paese in difficoltà. Per svelenire il clima politico anche nella società
italiana.
Ma la sfida è aperta anche per le nostre comunità che
vivono all’estero e che ora attendono di vedere, alla prova dei fatti, i 18
parlamentari che hanno mandato in Parlamento.
Le esigenze delle nostre comunità sono tutte reali e
risolvibili, puntano in direzione di nuovi rapporti e pari dignità e non hanno
colore politico. Ma i 18 sono collocati nei 2 schieramenti e questo li dimezza
come numero e come peso politico. I partiti politici, ora presenti anche all’estero,
in concorrenza tra di loro ed in cerca di visibilità, tendono a privilegiare
gli ordini romani delle segreterie politiche dei partiti, mettendo in seconda
fila quelli della comunità.
Lo abbiamo visto nelle avvisaglie durante
Il nostro auspicio è che, pur nel rispetto delle diverse
sensibilità politiche, di tutto rispetto,
sappiano ritrovare il senso del mandato elettorale ricevuto e sappiano fare
gruppo e squadra trasversale ponendo
in primo piano i problemi delle nostre comunità. Non sarà cosa facile in uno
scenario parlamentare dove si misurano schieramenti tanto disomogenei e tanto
diversi per programma e per persone, dove il più delle volte prevale la valenza
politica delle scelte rispetto alle esigenze delle nostre comunità, della loro
autonomia e dello stesso interesse al bene comune.
Da non sottovalutare che da parte del mondo politico
e della stampa nazionale, i 18 parlamentari sono considerati quasi un incidente
di percorso, da ignorare, senza voce. Si glissa con il silenzio il significato
del voto della Circoscrizione Estero che vuole la presenza degli italiani che
vivono all’estero nella “quotidianità” degli atti di Governo e nella società
italiana.
Dall’attuale Governo
ancora nessun avvistamento in questa direzione. Per non andare lontano, sulla
Finanziaria in corso si è parlato di tutto, di meno e di più ma
di niente sugli italiani all’estero.
Lo vedremo nel testo finale.
Queste considerazioni, ci inducono a ripensare la centralità
dell’associazionismo di emigrazione, di assoluta attualità, anche nell’era del
voto degli italiani all’estero. Il suo radicamento nel tessuto connettivo delle
nostre comunità, la sua autonomia, i valori per i quali si è sempre battuto
con la tensione e la forza del volontariato, ne hanno fatto e ne fanno il punto
di riferimento sempre attuale e prezioso in tutte le stagioni della lunga storia
della emigrazione.
Anche nel presente momento politico, questo associazionismo
deve dare testimonianza aggiornando il suo ruolo con un forte sostegno ai 18
connazionali in Parlamento, attraverso un rapporto organico, di collaborazione
e di apporto di esperienza e di conoscenze.
Fare quadrato attorno a loro perché la presenza in Parlamento degli italiani
che vivono all’estero è una delle più importanti conquiste democratiche nella
storia repubblicana del Paese. Da custodire e difendere come bene prezioso.
(Mimmo Azzia*-Sicilia Mondo/Inform)
*
Presidente di Sicilia Mondo