INFORM - N. 207 - 6 novembre 2006


INTERVENTI

Mimmo Azzia (Sicilia Mondo): Il Governo ed il primato della politica

I parlamentari della Circoscrizione Estero. La testimonianza dell’associazionismo di emigrazione

 

CATANIA - Le elezioni politiche di aprile 2006 hanno chiuso una sfida elettorale dura, estenuante e senza esclusione di colpi, un autentico match politico durato 3 anni, dando la vittoria al Centrosinistra con appena 24 mila voti di vantaggio. La novità è stata il voto degli italiani della Circoscrizione Estero risultato determinante.

E’ stata la terza consultazione favorevole dopo quella europea del 2004 e delle regionali 2005 con l’aggiunta del referendum sulla riforma costituzionale varata dal Centrodestra a fine legislatura e bocciata dalla netta maggioranza degli italiani. La nostra convinzione è che, nella sostanza, dallo scontro elettorale non ci sono stati né vincitori, né vinti.

In realtà, la vera sfida comincia adesso: come fare ripartire, come riparare i mali di un Paese  incagliato ed impoverito nei suoi ceti medi. E non solo.

A cominciare dal rilancio dell’economia e dello sviluppo, dal risanamento dei conti pubblici, dall’evasione fiscale, dalle pensioni, dalla disoccupazione,  senza dire della politica estera, Iraq, Afghanistan e dai nodi istituzionali a partire dalle riforme costituzionali. Non basta avere vinto le elezioni, il difficile è come dare  concretezza al successo.

Il Governo Prodi dispone di una maggioranza risicata al Senato e di uno schieramento politico eterogeneo con ben 102 tra ministri e sottosegretari che rappresentano otto partiti e tredici mini cespugli radicali ed antagonisti, indispensabili per fare maggioranza ma con una sindrome di protagonismo provocatorio che allarma gli italiani benpensanti. Una frammentazione politica che rende fragile ed instabile il Governo. Ne approfitta il Centrodestra non ancora rassegnato alla sconfitta ma disabituato a fare politica con un fuoco di attacchi dai risultati spesso controproducenti.

Siamo convinti che per uscire dal tunnel della attuale transizione politica, occorra un sussulto di responsabile consapevolezza da parte della classe politica sui problemi del momento, cioè, una scossa forte che faccia ripartire nel Paese il “primato della politica”. Perché politica vuole dire arte del dialogo, della dialettica, del senso di responsabilità, soluzioni per il bene comune della società rappresentata. Un “primato della politica” che apra una fase di intesa trasversale sui punti chiave che giovano al Paese in difficoltà. Per svelenire il clima politico anche nella società italiana.

Ma la sfida è aperta anche per le nostre comunità che vivono all’estero e che ora attendono di vedere, alla prova dei fatti, i 18 parlamentari che hanno mandato in Parlamento.

Le esigenze delle nostre comunità sono tutte reali e risolvibili, puntano in direzione di nuovi rapporti e pari dignità e non hanno colore politico. Ma i 18 sono collocati nei 2 schieramenti e questo li dimezza come numero e come peso politico. I partiti politici, ora presenti anche all’estero, in concorrenza tra di loro ed in cerca di visibilità, tendono a privilegiare gli ordini romani delle segreterie politiche dei partiti, mettendo in seconda fila quelli della comunità.

Lo abbiamo visto nelle avvisaglie durante la Assemblea Plenaria del CGIE con lo scontro tra i due schieramenti, svilendo  il livello del dibattito.

Il nostro auspicio è che, pur nel rispetto delle diverse sensibilità politiche,  di tutto rispetto, sappiano ritrovare il senso del mandato elettorale ricevuto e sappiano fare gruppo e squadra trasversale  ponendo in primo piano i problemi delle nostre comunità. Non sarà cosa facile in uno scenario parlamentare dove si misurano schieramenti tanto disomogenei e tanto diversi per programma e per persone, dove il più delle volte prevale la valenza politica delle scelte rispetto alle esigenze delle nostre comunità, della loro autonomia e dello stesso interesse al bene comune.

Da non sottovalutare che da parte del mondo politico e della stampa nazionale, i 18 parlamentari sono considerati quasi un incidente di percorso, da ignorare, senza voce. Si glissa con il silenzio il significato del voto della Circoscrizione Estero che vuole la presenza degli italiani che vivono all’estero nella “quotidianità” degli atti di Governo e nella società italiana.

Dall’attuale  Governo ancora nessun avvistamento in questa direzione. Per non andare lontano, sulla Finanziaria in corso si è parlato di tutto, di meno e di più ma  di niente sugli italiani all’estero.  Lo vedremo nel testo finale.

Queste considerazioni, ci inducono a ripensare la centralità dell’associazionismo di emigrazione, di assoluta attualità, anche nell’era del voto degli italiani all’estero. Il suo radicamento nel tessuto connettivo delle nostre comunità, la sua autonomia, i valori per i quali si è sempre battuto con la tensione e la forza del volontariato, ne hanno fatto e ne fanno il punto di riferimento sempre attuale e prezioso in tutte le stagioni della lunga storia della emigrazione.

Anche nel presente momento politico, questo associazionismo deve dare testimonianza aggiornando il suo ruolo con un forte sostegno ai 18 connazionali in Parlamento, attraverso un rapporto organico, di collaborazione e di  apporto di esperienza e di conoscenze. Fare quadrato attorno a loro perché la presenza in Parlamento degli italiani che vivono all’estero è una delle più importanti conquiste democratiche nella storia repubblicana del Paese. Da custodire e difendere come bene prezioso. (Mimmo Azzia*-Sicilia Mondo/Inform)

* Presidente di Sicilia Mondo


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