INFORM - N. 206 - 3 novembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Dalla “Finestra di Mario Basti” su “Tribuna Italiana” del 1° novembre 2006

Noi e gli altri

 

BUENOS AIRES – Dalla “Finestra” cambio tema, soffermandomi su alcuni cambiamenti non secondari di noi, come popolo italiano. Sono cambiamenti che indica l’ISTAT, cioè l’Istituto di Statistica italiano, cambiamenti che riguardano la composizione demografica della popolazione italiana, sia per effetto delle nascite e dei decessi, sia soprattutto per l’afflusso di immigrati da vari Paesi. Credo che questi cambiamenti possono interessarti perchè quantunque come me, caro Lettore, abiti stabilmente a tanta distanza dal Belpaese,esso è sempre vivo nel nostro cuore e continuano ad esserci molteplici motivi di interessi. Ed allora ti farà certamente  piacere sapere che, sia pure di poco, la popolazione aumenta e sia pure di poco le culle superano i decessi. Ma ciò avviene fondamentalmente per l’incessante aumento di immigrati. Gli stranieri che vivono regolarmente in Italia   erano al 31 dicembre 2005 più di due  milioni e mezzo (2.670.514) cioè il 4,5 per cento della popolazione. Ma si calcola che siano molti di più perchè bisogna tener conto anche dei numerosi immigrati irregolari, i clandestini che sbarcano nelle isole e nelle coste siciliane , dopo estenuanti e pericolosi viaggi dalla Libia, provenienti da vari paesi africani, mentre alcuni anni fa sbarcavano soprattutto nelle coste pugliesi provenienti dai Balcani. In teoria dovrebbero essere rimpatriati, ma non pochi di essi riescono  a far perdere le tracce prima e poi a far regolarizzare la loro permanenza. Basti pensare, per avere una idea meno inesatta  della consistenza di questa massa di clandestini e di come sia, per conseguenza maggiore la loro percentuale nell’attuale popolazione italiana, che la seconda religione dopo il cattolicesimo in Italia è ora l’islamismo, praticato da oltre un milione di immigrati di Medio Oriente e dell’Africa, i quali hanno nella Penisola come luoghi di culto oltre 120 moschee.

Negli ultimi anni, dopo l’ingresso nella Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale è divenuto maggiore l’afflusso di emigrati dell’Est europeo che sarebbero già oltre un milione, mentre i provenienti dall’Africa sono 605.000 e dall’Asia 455.000. Per quanto riguarda i paesi d’origine il record delle presenze l’hanno gli albanesi (349.000) seguiti dai marocchini: 320.000 e dai romeni:298.000.

Le Regioni ove si concentrano più stranieri sono quelle ove è più facile trovare lavoro e migliori servizi: in testa la Lombardia ove sette residenti su cento sono immigrati, seguita da Emilia-Romagna (6,9), Umbria (6,9), Veneto (6,8), Toscana e Marche (6), Piemonte (5,9), Trentino A.A. (5,7), Friuli V.G. (5,4), Lazio (5,2). Le Regioni con meno stranieri sono tutte quelle del Mezzogiorno con primato negativo della Basilicata e della Sardegna con l’1,1 per cento.

Fra le città il record di concentrazione degli immigrati spetta a Prato con 9,6 su cento, seguita da Brescia con 9,4 su cento residenti.

Negli ultimi anni c’è stato anche un afflusso di immigrati dall’America latina, specificamente dall’Ecuador che hanno formato una numerosa comunità in Liguria, quasi il 20% di tutti gli stranieri residenti nella Regione. Superfluo rilevare che questa sempre maggiore presenza di immigrati ha una influenza notevole nel cambiamento sociale, economico, culturale, ed anche nel modo di vivere della popolazione, cambiamento di cui si rende conto l’Italiano che ritorna dopo un lungo periodo di emigrazione all’estero.

E qui fra noi?

In conclusione, anche per questo notevole afflusso di emigrati da tanti Paesi, la società italiana non è più la stessa che lasciammo tanti anni fa quando emigrammo. Come del resto per noi emigrati in Argentina negli anni Cinquanta, la società in cui ci siamo inseriti non ha più le stesse caratteristiche di allora e anche all’interno della comunità italiana i cambiamenti non sono mancati né sono trascurabili: basti pensare che allora mezzo secolo fa, i cittadini italiani eravamo in netta prevalenza, mentre, per ovvie ragioni, finito già da tanto tempo l’afflusso immigratorio, prevalgono ora nella comunità i cittadini argentini, cioè i nostri figli e nipoti. Un cambiamento questo che comporta ovviamente un riesame di comportamenti e un cambiamento di problematiche che va studiato per individuare le mutate caratteristiche della nostra presenza. È il caso di porsi senza indugi il problema per ovvie ragioni.

La presenza in Argentina di una numerosa comunità italiana dalla seconda metà dell’Ottocento è stata un notevole fattore di progresso per questo Paese ed ha contribuito in vari modi allo sviluppo dell’Italia, anche se là non danno l’impressione di rendersene conto. La logica conseguenza, nell’interesse dei due Paesi è che si rifletta sulle conseguenze pratiche che avrebbe, soprattutto per l’Italia, la scomparsa di una comunità italiana come tale, nella quale cioè si mantengano vivi lo spirito, le tradizioni, le abitudini, la cultura, il modo di essere e di pensare. E presa coscienza delle conseguenze, decidere l’azione da svolgere per contrastarle e assicurare alla comunità. - anche se non più di cittadini nati in Italia - un futuro che non ignori il presente e il passato. O preferiamo che tutto presto finisca nel nulla? Che finisca soltanto in un vago ricordo l’azione benemerita, generosa, disinteressata di tanti italiani qui emigrati e la coscienza del loro notevole apporto culturale ed economico? (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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