INFORM - N. 206 - 3 novembre 2006


PROMOZIONE

Iniziativa delle Regioni Marche, Lazio ed Umbria in Nord America

Commenti positivi degli operatori umbri

 

PERUGIA – Non è chiaro se per scrivere i sette romanzi de “Le Cronache di Narnia” (da cui è stato tratto il film della Disney) lo scrittore Clive Lewis si sia ispirato agli scenari delle Mourne Mountains della Contea di Down in Irlanda, o se si sia rifatto direttamente a Narni, dove soggiornò, e il cui nome latino è proprio “Narnia”, tanto più che il simbolo di Narni è un grifone, e vi si trovano anche la statua di un grosso leone ed un’antica pietra sacrificale, non è chiaro. Certo è che la ghiotta associazione non è sfuggita ai “tour operators” canadesi e americani, contattati da Debora La Spina per il Distretto Integrato Turistico della Provincia di Terni, un consorzio che raccoglie enti pubblici e privati per la promozione e la commercializzazione dell’offerta turistica. “Al nome di Narni hanno drizzato le orecchie – dice Debora La Spina – e mi hanno chiesto lumi. Può darsi che sia vero, può darsi no, ma comunque, che sia assonanza o qualcosa di più, è stata una cosa che ci ha aiutato a vendere meglio il nostro prodotto, i nostri tours enogastronomici e culturali”.

Fra gli operatori turistici che hanno partecipato la settimana scorsa alla iniziativa promozionale in Nord America delle Regioni Marche, Lazio ed Umbria, l’umore che si capta fra gli operatori umbri in merito al valore dell’iniziativa, agli incontri ed ai contatti avuti è generalmente positivo. C’è apprezzamento per la formula del “work shop”, il contatto “faccia a faccia” con gli operatori canadesi e americani. E c’è, oltre al metodo di lavoro, apprezzamento per le prestigiose “locations” scelte per gli incontri, dalla “St. Lawrence Hall” di Toronto alla grande Sala da ballo dello storico Hilton di Chicago), fino al “top” raggiunto a New York, dove è stata scelta per il “work shop” e, a seguire, per la cena di gala offerta dalla Regione Marche, la “Rainbow Room”, al 65esimo piano del numero 30 del Rockfeller Center. La “sala dell’arcobaleno”, dalla quale si gode la vista aerea del Nord, Sud ed Est di Manhattan, che fu inaugurata nel 1934 proprio nel pieno della grande depressione da John Rockfeller, per testimoniare la sua fede nella città di New York e nella ripresa dell’economia americana: una sala, che da sempre riassume lo stile e il sofisticato “glamour” della “Grande Mela”.

Qui, sullo sfondo della sagoma, illuminata di giallo e di rosso, dell’Empire State Building, i rappresentanti delle tre regioni hanno presentato alla stampa americana un compendio dell’offerta turistica di Marche, Lazio ed Umbria, pacchetti differenziati secondo le peculiarità di ciascuno, ma unificati da un’ottica di promozione integrata, che ha consentito di presentarsi all’esigente mercato americano come un blocco coeso, “un bel pezzo d’Italia, da costa a costa - è stato detto -, una Italia Centrale che vale la pena di visitare”. Città d’arte, mari, colline, terme, agriturismo, archeologia e cultura, musica, enogastronomia, shopping, spettacoli e mostre, corsi di cucina, soggiorni in ville e appartamenti di pregio: è stata questa la tipologia delle richieste che, per tutta la giornata del “work shop” newyorkese, sono state rivolte dai numerosi “tour operators” americani agli operatori italiani.

“Per noi si è trattato di una iniziativa positiva, qualcosa di cui, comunque, non si può fare a meno – dice, fra gli operatori umbri, Francesco Pammelati, direttore del “Relais La Fattoria” di Castel Rigone (Perugia) -. Per me come per gli altri – aggiunge mostrando un bel mazzo di biglietti da visita ricevuti dai “tour operators” nordamericani – sono state giornate molto proficue, ricche di contatti. La scelta delle ‘location’? Secondo me è stato molto interessante aver selezionato per la promozione sedi prestigiose, come la ‘Rainbow Room’ a New York: è stato un bel biglietto da visita, una ulteriore testimonianza, agli occhi degli operatori americani, della serietà e del valore della nostra offerta”.

“In generale, abbiamo registrato molto interesse per le destinazioni alternativi ai ‘tours’ classici – dice Federico Bianconi della “Bianconi Ospitalità” di Norcia: c’è una gran voglia, per esempio, di scuole di cucina, individuali o per piccoli gruppi, e per la degustazione dei prodotti tipici. Il ‘target’ è elevato, la richiesta, per l’80 per cento, è per le ‘quattro stelle’. Per spiegare l’Umbria, abbiamo dovuto fare un gran lavoro. Perché, rispetto a mete più famose e consolidate, noi dobbiamo spiegare tutto: chi siamo, la regione, l’ambiente, dov’è, che cos’è”.

La richiesta di alberghi di lusso è confermata da Chiara Forcignanò di “Umbria Export”, un consorzio che associa una quarantina di hotel a 5 stelle e country houses, “a conferma – sottolinea – della buona capacità di spesa del turista americano medio. La ‘location’ newyorkese si è inserita perfettamente in questo contesto”.

“Abbiamo presentato per Gubbio una formula originale – dice Fernando Scattini, amministratore del “Centro Servizi Santo Spirito” (attraverso il quale il Comune di Gubbio, la Camera di Commercio e gli operatori turistici sono impegnati da sei anni in un piano promozionale) – che, coniugando artigianato e turismo, ha molto interessato gli operatori canadesi e statunitensi: offriamo un ‘mix’ di visite e degustazioni, e poi tutti nelle botteghe artigiane, dove, se si fanno affari, c’è un ‘bonus’ sul prezzo del soggiorno. Hanno detto tutti: ‘Finalmente una novità’!”

“Sono contento dell’umore dei nostri operatori – dice Luigi Rèpace, Amministratore Unico dell’Agenzia di Promozione Turistica e capo della delegazione umbra –; ho premuto perché i ‘workshops’ si tenessero senza soluzione di continuità per tutto l’arco della giornata, in modo da favorire il massimo numero di contatti, così come è puntualmente avvenuto. Il fatto è che dove c’è il lavoro, poi i risultati si vedono”.  

“I tour operators americani sono venuti in massa  - spiega Francesco Casertano dell’Agenzia di Promozione Turistica del Lazio – un segno che il turismo ‘made in Italy’ tira, e tira il nostro slogan ‘Rome’s Heartland Lazio’”. E come lo slogan laziale, hanno tirato lo slogan delle Marche (“L’Italia in una Regione”), che nel corso della serata di gala a New York ha presentato una sfilata di moda, dedicata a gioielli e scarpe, e quello classico dell’Umbria “Cuore verde d’Italia”.

“E’ la prima volta che si svolge una iniziativa di questo genere, dove tre regioni si presentano insieme – sottolinea Riccardo Strano, direttore per il Nordamerica dell’Enit, l’Ente Nazionale per il Turismo che ha coordinato l’iniziativa -; è stato senz’altro più faticoso, ma confido nel fatto che i risultati si vedranno, e molto presto, perché la formula è giusta, e perché in questo modo si offre una immagina coordinata ed unitaria dell’Italia, secondo il nostro slogan che suona: ‘Gli Usa e il Canada, la domanda turistica più ricca del mondo, l’Italia, la mèta più attraente”. (Umbria Notizie/Inform)


Vai a: