INFORM - N. 205 - 2 novembre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 1° novembre 2006 l’editoriale del direttore Marco Basti

La Settimana della Lingua come un invito a riflettere

Molte ombre in Argentina e Uruguay sull’insegnamento della lingua e la diffusione della cultura italiana

 

BUENOS AIRES - Negli ultimi giorni, in numerosi Paesi al mondo, si sono svolte centinaia di manifestazioni organizzate fondamentalmente dal Ministero per gli Affari Esteri, per celebrare la  Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. “La “Settimana” – ha ricordato la Farnesina presentando la VI edizione - è dal 2001 l'evento di punta della strategia di promozione linguistica del Ministero degli Affari Esteri ed ha raggiunto nelle varie edizioni sempre maggiore ampiezza, raggiungendo nel 2005 il numero complessivo di oltre 1000 eventi in circa 80 paesi. Vede come attivi promotori degli eventi gli Istituti Italiani di Cultura, nonché le rappresentanze diplomatico-consolari, le cattedre di italianistica presso le Università straniere, i Comitati della Società Dante Alighieri e le Associazioni di italiani all'estero.  L'evento, che sin dal 2001 ha dimostrato di essere in grado di catalizzare un ampio e significativo interesse nei confronti della lingua italiana e dei contenuti culturali ad essa collegati, fornisce, nel contempo, un'occasione di riflessione circa la potenzialità di diffusione della nostra lingua come componente dell'immagine dell'Italia all'estero, come è risultato dalla vasta eco che la manifestazione ha suscitato sulla stampa, italiana e straniera.”

Cogliendo l’invito del comunicato sull’ “occasione per riflettere circa la potenzialità di diffusione della nostra lingua come componente dell’immagine dell’Italia all’estero”, non possiamo fare a meno di collegare l’iniziativa, con alcune situazioni che si registrano in Argentina e anche nell’Uruguay che, contrariamente a quanto auspicato, sembrano tendere a ostacolare tale diffusione e a di ridurre in modo determinante gli spazi di diffusione dell’ “armoniosa lingua”.

Partiamo dalla storia. Come è stato spiegato tante volte, sono stati gli italiani giunti al Plata in diversi momenti negli ultimi centocinquanta, duecento anni, o esiliati già prima dell’Unità d’Italia o in altri periodi della storia d’Italia, o costretti all’esilio dell’emigrazione, negli ultimi decenni del XIX secolo, nei primi del XX secolo e nell’ultimo dopoguerra, quelli che hanno costruito le strutture di insegnamento e di diffusione della cultura italiana. Scuole, Comitati della Dante Alighieri e Associazioni culturali italiane, sono state fondate in tutta l’Argentina, da centocinquanta anni. Alcune sono più che centenarie, come la Edmondo De Amicis e la Dante Alighieri di Buenos Aires, che inoltre, è il Comitato più importante all’estero. Ci sono poi diecine di scuole italiane, nate negli ultimi cinquant’anni, per l’iniziativa, l’entusiasmo e il contributo disinteressato di centinaia di connazionali, mossi dalla passione di trasmettere ai loro discendenti, la lingua e la cultura italiane.  Alcune di esse applicano i programmi di studio argentino e italiano, in modo che chi si diploma in esse, può seguire gli studi in Italia, come se avesse studiato in una qualsiasi scuola della Penisola.

La diffusione della Cultura italiana in Argentina, come in altri Paesi, è affidata dallo Stato Italiano agli Istituti Italiani di Cultura (in Argentina uno è a Buenos Aires e uno a Córdoba), ma sia il personale, sia i mezzi sono limitati e, per conseguenza, gli Istituti si dedicano a una utile e valida azione di contatti con gli ambienti e le personalità di rilievo della cultura argentina, anche per l’organizzazione di manifestazioni culturali e nelle università, ma non possono dedicarsi all’insegnamento per i limiti rilevati.

Solo a partire degli anni ‘70 si è fatto vivo lo Stato italiano, fondamentalmente attraverso la  legge 153, per il sostegno alle associazioni italiane che organizzavano corsi di italiano. Inoltre, grazie agli accordi firmati sempre negli anni ‘70, con il governo argentino, si ottenne che la lingua italiana fosse dichiarata seconda lingua straniera, in parità con il francese, per cui nelle scuole argentine, si poteva - più in teoria che nella realtà, perché non c’erano sufficienti insegnanti - scegliere tra studiare l’italiano o il francese. Nel 1994 lo Stato argentino approvò una nuova legge di educazione, che trasferì alle province la responsabilità dell’istruzione primaria e secondaria per cui c’è voluto un faticoso lavoro di convincimento delle 24 amministrazioni provinciali argentine, per cercare di riportare la situazione a come era prima, cioè con l’insegnamento dell’italiano come seconda possibile lingua. In questo campo, sono stati ottenuti i consensi di importanti province, tra le quali Santa Fe, Mendoza, e la Città Autonoma di Buenos Aires (con la quale, tra l’altro esiste un importante convegno gestito per la parte operativa dalla Dante Alighieri), per favorire l’insegnamento dell’italiano nelle scuole pubbliche locali.

Ora però il governo argentino ha elaborato una nuova legge, che manderà al Parlamento per la sua approvazione. Anch’essa prevede l’insegnamento di seconde lingue, ma si tratta delle lingue dei popoli indigeni, di quelli che oggi vengono chiamati i popoli originari. Niente invece per quanto riguarda le altre lingue.

In vista di ciò l’Associazione di Scuole Italiane dell’Argentina e dell’Uruguay (ACIAU le sigle in spagnolo),presieduta dal dott. Alberto A. Conti della Scuola Dante Alighieri di Tucumán, ha pubblicato una lettera aperta al Presidente e al ministro dell’Educazione dell’Argentina, nella quale chiede che la nuova legge prenda in considerazione “il preponderante contributo del popolo italiano, della sua cultura, della sua lingua e delle sue tradizioni alla costruzione della Nazione Argentina. Un contributo - continua la lettera - che si mantiene vivo in Argentina attraverso milioni di famiglie, che manifestano la loro volontà di continuare a partecipare attivamente allo sviluppo della Repubblica, sia come argentini, sia come italiani residenti e come argentini/italiani in possesso della doppia cittadinanza, che amano e vogliono valorizzare significativamente la loro ascendenza italiana. In tal senso, continua la lettera indirizzata al Presidente Kirchner e al ministro Filmus - rispettare l’inclusione della lingua e della cultura italiane nella curricola scolastica argentina, diviene una necessità giusta per quanto l’Italia e i suoi figli hanno dato all’Argentina, stabilendo legami di forza singolare che sono efficaci per cui vanno conservati, essendo di indubbia convenienza tutto quanto l’Italia possa continuare a fare insieme all’Argentina.” La lettera sottolinea inoltre “l’inalienabile diritto di ogni famiglia a scegliere liberamente l’educazione che predilige per i propri figli e la possibilità concreta di esercitare tale diritto, che dev’essere assicurata dallo Stato, attraverso la legislazione rispettiva e le risorse economiche pertinenti, valorizzando la famiglia e la scuola come formatori di persone e l’educazione come il mezzo più sicuro e appropriato di crescita sociale.”

Una situazione simile si vive anche in Uruguay, dove, se non ci saranno cambiamenti di rotta, dal prossimo anno scolastico sarà cancellato l’insegnamento dell’italiano nelle scuole locali e, dal 2008, non sarà più valido il programma di studi della Scuola Italiana di Montevideo, che, come avviene in Argentina per esempio con la Colombo o il Centro Culturale Italiano di Olivos, offre agli alunni il doppio programma di studi, locale e italiano.

Ma a quanto pare non è sufficiente con quanto stanno per decidere le autorità locali, perché si riducano le possibilità di diffusione dell’italiano. Infatti, in questi giorni i rappresentanti di quattro associazioni italiane (le Dante di Caseros, di Merlo e le Associazioni Italiane di San Miguel e di Belgrano) nelle quali si insegna l’italiano, hanno inviato una lettera al Vice ministro Danieli, all’Ambasciatore, al Console, al CGIE e ai parlamentari italiani residenti in Argentina, nella quale sostengono che, a causa della modifica delle norme di registrazione della contabilità, disposta dal MAE, queste e altre associazioni che ricevono fondi dal Coascit di Buenos Aires, rischiano di non riceverli più perché non hanno avuto il tempo necessario per adeguare le rispettive amministrazioni contabili.

Come si vede si tratta di situazioni che fanno di questa VI Settimana un’occasione per fare il punto sull’insegnamento della lingua italiana in Argentina, dove, secondo i numeri della Farnesina, 80mila persone studiano l’italiano.

In una società nella quale circa la metà della popolazione è di origine italiana, il numero non è molto esaltante. Se la nuova legge argentina andrà avanti, se la ricerca in Italia di efficienza contabile porta a danneggiare iniziative che pur nella loro modestia possono aiutare la diffusione dell’italiano, è logico rilevare che l’insegnamento dell’italiano e la diffusione della cultura italiana hanno di fronte molte ombre da affrontare e c’è il rischio che la VII Settimana, l’anno venturo, serva solo per constatare che il danno è stato fatto.

Sarebbe utile quindi che le autorità diplomatiche, i Comites, i nostri consiglieri nel CGIE e i nostri parlamentari, lavorando insieme alle nostre Scuole Italiane, alle Dante e alle numerose Associazioni italiane che fanno corsi di italiano, trovino una risposta comune da dare alle autorità argentine, convincendole del fatto che non solo gli italiani e i loro discendenti hanno il diritto di imparare la lingua dei loro avi, ma soprattutto, che l’Argentina e tutti gli alunni delle scuole argentine, siano o no di origine italiana, hanno tutto da guadagnare, da arricchirsi, imparando la lingua e la cultura italiana. Un arricchimento del quale beneficerà tutta la società argentina. Un buon motivo quindi, non solo per mantenere l’italiano nelle scuole dove già si insegna, ma per insegnarlo anche in altre scuole.

Infine se, come sostiene la Farnesina, l’insegnamento dell’italiano è una componente dell’immagine dell’Italia nel mondo, il governo italiano farebbe bene a impegnarsi nella sua difesa in Argentina e in Uruguay, Paesi, è bene ricordarlo, dove la presenza italiana, con rilevante consistenza, ha duecento anni. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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