STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” del 1° novembre 2006 l’editoriale
del direttore Marco Basti
Molte ombre in Argentina
e Uruguay sull’insegnamento della lingua e la diffusione della cultura italiana
BUENOS AIRES - Negli ultimi giorni,
in numerosi Paesi al mondo, si sono svolte centinaia di manifestazioni organizzate
fondamentalmente dal Ministero per gli Affari Esteri, per celebrare la
Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. “La “Settimana” – ha ricordato
Cogliendo l’invito del comunicato
sull’ “occasione per riflettere circa la potenzialità di diffusione della nostra
lingua come componente dell’immagine dell’Italia all’estero”, non possiamo fare
a meno di collegare l’iniziativa, con alcune situazioni che si registrano in
Argentina e anche nell’Uruguay che, contrariamente a quanto auspicato, sembrano
tendere a ostacolare tale diffusione e a di ridurre in modo determinante gli
spazi di diffusione dell’ “armoniosa lingua”.
Partiamo dalla storia. Come è stato
spiegato tante volte, sono stati gli italiani giunti al Plata in diversi momenti
negli ultimi centocinquanta, duecento anni, o esiliati già prima dell’Unità
d’Italia o in altri periodi della storia d’Italia, o costretti all’esilio dell’emigrazione,
negli ultimi decenni del XIX secolo, nei primi del XX secolo e nell’ultimo dopoguerra,
quelli che hanno costruito le strutture di insegnamento e di diffusione della
cultura italiana. Scuole, Comitati della Dante Alighieri e Associazioni culturali
italiane, sono state fondate in tutta l’Argentina, da centocinquanta anni. Alcune
sono più che centenarie, come
La diffusione della Cultura italiana
in Argentina, come in altri Paesi, è affidata dallo Stato Italiano agli Istituti
Italiani di Cultura (in Argentina uno è a Buenos Aires e uno a Córdoba), ma
sia il personale, sia i mezzi sono limitati e, per conseguenza, gli Istituti
si dedicano a una utile e valida azione di contatti con gli ambienti e le personalità
di rilievo della cultura argentina, anche per l’organizzazione di manifestazioni
culturali e nelle università, ma non possono dedicarsi all’insegnamento per
i limiti rilevati.
Solo a partire degli anni ‘70 si
è fatto vivo lo Stato italiano, fondamentalmente attraverso la legge 153,
per il sostegno alle associazioni italiane che organizzavano corsi di italiano.
Inoltre, grazie agli accordi firmati sempre negli anni ‘70, con il governo argentino,
si ottenne che la lingua italiana fosse dichiarata seconda lingua straniera,
in parità con il francese, per cui nelle scuole argentine, si poteva - più in
teoria che nella realtà, perché non c’erano sufficienti insegnanti - scegliere
tra studiare l’italiano o il francese. Nel 1994 lo Stato argentino approvò una
nuova legge di educazione, che trasferì alle province la responsabilità dell’istruzione
primaria e secondaria per cui c’è voluto un faticoso lavoro di convincimento
delle 24 amministrazioni provinciali argentine, per cercare di riportare la
situazione a come era prima, cioè con l’insegnamento dell’italiano come seconda
possibile lingua. In questo campo, sono stati ottenuti i consensi di importanti
province, tra le quali Santa Fe, Mendoza, e
Ora però il governo argentino ha
elaborato una nuova legge, che manderà al Parlamento per la sua approvazione.
Anch’essa prevede l’insegnamento di seconde lingue, ma si tratta delle lingue
dei popoli indigeni, di quelli che oggi vengono chiamati i popoli originari.
Niente invece per quanto riguarda le altre lingue.
In vista di ciò l’Associazione di
Scuole Italiane dell’Argentina e dell’Uruguay (ACIAU le sigle in spagnolo),presieduta
dal dott. Alberto A. Conti della Scuola Dante Alighieri di Tucumán, ha pubblicato
una lettera aperta al Presidente e al ministro dell’Educazione dell’Argentina,
nella quale chiede che la nuova legge prenda in considerazione “il preponderante
contributo del popolo italiano, della sua cultura, della sua lingua e delle
sue tradizioni alla costruzione della Nazione Argentina. Un contributo - continua
la lettera - che si mantiene vivo in Argentina attraverso milioni di famiglie,
che manifestano la loro volontà di continuare a partecipare attivamente allo
sviluppo della Repubblica, sia come argentini, sia come italiani residenti e
come argentini/italiani in possesso della doppia cittadinanza, che amano e vogliono
valorizzare significativamente la loro ascendenza italiana. In tal senso, continua
la lettera indirizzata al Presidente Kirchner e al ministro Filmus - rispettare
l’inclusione della lingua e della cultura italiane nella curricola scolastica
argentina, diviene una necessità giusta per quanto l’Italia e i suoi figli hanno
dato all’Argentina, stabilendo legami di forza singolare che sono efficaci per
cui vanno conservati, essendo di indubbia convenienza tutto quanto l’Italia
possa continuare a fare insieme all’Argentina.” La lettera sottolinea inoltre
“l’inalienabile diritto di ogni famiglia a scegliere liberamente l’educazione
che predilige per i propri figli e la possibilità concreta di esercitare tale
diritto, che dev’essere assicurata dallo Stato, attraverso la legislazione rispettiva
e le risorse economiche pertinenti, valorizzando la famiglia e la scuola come
formatori di persone e l’educazione come il mezzo più sicuro e appropriato di
crescita sociale.”
Una situazione simile si vive anche
in Uruguay, dove, se non ci saranno cambiamenti di rotta, dal prossimo anno
scolastico sarà cancellato l’insegnamento dell’italiano nelle scuole locali
e, dal 2008, non sarà più valido il programma di studi della Scuola Italiana
di Montevideo, che, come avviene in Argentina per esempio con
Ma a quanto pare non è sufficiente
con quanto stanno per decidere le autorità locali, perché si riducano le possibilità
di diffusione dell’italiano. Infatti, in questi giorni i rappresentanti di quattro
associazioni italiane (le Dante di Caseros, di Merlo e le Associazioni Italiane
di San Miguel e di Belgrano) nelle quali si insegna l’italiano, hanno inviato
una lettera al Vice ministro Danieli, all’Ambasciatore, al Console, al CGIE
e ai parlamentari italiani residenti in Argentina, nella quale sostengono che,
a causa della modifica delle norme di registrazione della contabilità, disposta
dal MAE, queste e altre associazioni che ricevono fondi dal Coascit di Buenos
Aires, rischiano di non riceverli più perché non hanno avuto il tempo necessario
per adeguare le rispettive amministrazioni contabili.
Come si vede si tratta di situazioni
che fanno di questa VI Settimana un’occasione per fare il punto sull’insegnamento
della lingua italiana in Argentina, dove, secondo i numeri della Farnesina,
80mila persone studiano l’italiano.
In una società nella quale circa
la metà della popolazione è di origine italiana, il numero non è molto esaltante.
Se la nuova legge argentina andrà avanti, se la ricerca in Italia di efficienza
contabile porta a danneggiare iniziative che pur nella loro modestia possono
aiutare la diffusione dell’italiano, è logico rilevare che l’insegnamento dell’italiano
e la diffusione della cultura italiana hanno di fronte molte ombre da affrontare
e c’è il rischio che
Sarebbe utile quindi che le autorità
diplomatiche, i Comites, i nostri consiglieri nel CGIE e i nostri parlamentari,
lavorando insieme alle nostre Scuole Italiane, alle Dante e alle numerose Associazioni
italiane che fanno corsi di italiano, trovino una risposta comune da dare alle
autorità argentine, convincendole del fatto che non solo gli italiani e i loro
discendenti hanno il diritto di imparare la lingua dei loro avi, ma soprattutto,
che l’Argentina e tutti gli alunni delle scuole argentine, siano o no di origine
italiana, hanno tutto da guadagnare, da arricchirsi, imparando la lingua e la
cultura italiana. Un arricchimento del quale beneficerà tutta la società argentina.
Un buon motivo quindi, non solo per mantenere l’italiano nelle scuole dove già
si insegna, ma per insegnarlo anche in altre scuole.
Infine se, come sostiene