INFORM - N. 205 - 2 novembre 2006


2 NOVEMBRE 

Le Forze Armate commemorano i loro Caduti

Il Ministro Parisi: “L’abnegazione, il coraggio, talvolta l’eroismo, accomunano il soldati italiani di ieri e di oggi”

 

ROMA – “Le Forze Armate, come un’unica grande famiglia, commemorano oggi tutti i loro Caduti: le centinaia di migliaia di vite perdute nel corso degli immani conflitti della prima metà del secolo scorso, sui campi di battaglia, nei campi di prigionia, su letti di dolore a seguito delle ferite e delle malattie contratte in guerra, e, assieme ad essi, i tanti che dal dopoguerra ad oggi sono caduti nell’assolvimento del loro dovere, spesso in Patria, talvolta in terre lontane. Nomi e volti che vorremmo  ricordare uno per uno”. Così il Ministro della Difesa Arturo Parisi nel messaggio in occasione della commemorazione di tutti i militari caduti nell’adempimento del loro dovere. Oggi 2 novembre il Ministro della Difesa ha preso parte a una cerimonia solenne al Cimitero monumentale del Verano a Roma. la funzione è stata, dall’Ordinario Militare per l’Italia, Monsignor Vincenzo PELVI, alla presenza delle più alte cariche militari.

Nel corso della cerimonia sono stati commemorati i militari caduti in guerra e nel dopoguerra, in Patria e all’estero, e con essi anche tutti quelli che hanno perduto la vita nelle varie missioni internazionali per la pace.

Parisi nel suo messaggio ricorda “i 21 nostri Caduti in Congo, fra il settembre del ‘60 e il novembre del ‘61, la cui morte ci avvertì che servire il Paese, in tempo di pace e al servizio della pace, non sarebbe stato meno rischioso che servirlo in guerra. I nostri Caduti a Mogadiscio, quel 2 luglio del 1993.  Gli elicotteristi, colpiti in volo sulla ex Iugoslavia il 7 gennaio del ‘92. Gli Aviatori, anch’essi abbattuti nel corso di una missione umanitaria in Iugoslavia, il 3 settembre dello stesso anno”. E poi “il Libano, con i nostri Caduti del 22 marzo del 1983 e del 6 agosto del 1997; i Caduti in Mozambico nel 1993; e ancora le perdite nei Balcani,  Bosnia, Kosovo, Albania, Macedonia. I tanti Caduti della missione “Ibis” in Somalia, della “Antica Babilonia” in Iraq, come quelli del nostro contingente in Afghanistan”.

“Come dimenticare poi –prosegue il messaggio -  le immagini della strage di Nasiriyah, in quel 12 novembre di tre anni fa, così come gli altri Caduti che hanno bagnato di sangue italiano la terra irachena? E non si è ancora spenta la commozione più profonda per gli Alpini caduti nei pressi di Kabul, lo scorso settembre”.

“Sono 106 i nostri morti in missioni all’estero, da quella prima missione in Congo, nel 1960. Centinaia i Caduti in Italia, per cause di servizio – ricorda il Ministro della Difesa - E ben oltre mille sono i Caduti dell’Arma dei Carabinieri, che hanno perduto la vita nell’adempimento del loro dovere in Patria”.

“Di ognuno vorremmo richiamare il nome per rievocare il volto. Ecco perché – sottolinea Parisi-   questa del 2 novembre non può essere una commemorazione rituale. Quella militare, infatti, non è una professione qualsiasi. Ai militari si insegna ad amare la Patria, a difendere le Istituzioni che sono preposte al governo della cosa pubblica, a difendere la Res-publica, pronti a ciò che con parole antiche chiamiamo  “l’estremo sacrificio”. L’abnegazione, il coraggio, talvolta l’eroismo- rimarca - sono tratti che accomunano il soldati italiani di ieri e di oggi. Sebbene in circostanze storiche e politiche affatto diverse, i nostri militari dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, che quotidianamente affrontano i pericoli e le insidie, in Patria e nei Teatri operativi all’estero, per la salvaguardia della pace e della legalità, proseguono la missione iniziata da chi li ha preceduti nel segno della stessa ispirazione.

“Per questo – ribadisce il Ministro - è giusto celebrare i nostri Caduti tutti assieme, i Caduti di ieri e quelli di oggi, nel giorno tradizionalmente dedicato al ricordo dei defunti. In questo giorno vogliamo rendere onore a chi si è sacrificato per il bene degli altri, a chi ha donato la vita perché altri potessero vivere”.

“Con questi nostri soldati abbiamo un debito immenso – conclude il Ministro Parisi - Il nostro primo dovere è quello di ricordarli, perché un popolo che dimentica i suoi Caduti non ha diritto ad un avvenire”. (Inform)


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