STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Dal “Corriere Canadese” del 31 ottobre
Villa
Colombo Vaughan: ieri il taglio del nastro
Ospiterà
160 anziani. Di Iulio: “Grande soddisfazione”
TORONTO - Si chiama Maria Di Salvo ed è nata a San Demetrio,
provincia de L’Aquila, ma vive a Toronto dagli anni Cinquanta. È la prima ospite
di Villa Colombo Vaughan, la nuova casa di riposo della comunità italocanadese
inaugurata ieri nella City above Toronto. Una struttura unica al mondo che ricalca
l'esperienza dell'altra Villa Colombo, quella di Dufferin e Lawrence.
Il taglio del nastro scrive un altro capitolo nella storia
di Villa Charities, la fondazione nata nel 1990 sulle ceneri della Icbc per
gestire la struttura ed i servizi sociali del complesso costruito a Toronto
a metà degli anni Settanta.
Villa Colombo Vaughan ha una capacità ricettiva di 160 posti
letto, ma entrerà a pieno regime solo alla fine del 2006. L'edificio polifunzionale
è spuntato nel giro di pochi anni a Kleinburg, nella città di Vaughan, tra la
Highway 27 e Nashville Road. Un'area verde, lontana da altri insediamenti urbani
ma comunque al centro di una delle zone più abitate dalla comunità italiana
dell'Ontario. Qui, nel 2001, il filantropo John Di Poce ha sognato di veder
sorgere la nuova Villa Colombo: la struttura ha preso forma proprio sul terreno
di 125mila piedi donato a Villa Charities.
«Il nostro obiettivo - dice Pal di Iulio, numero uno della
Fondazione italocanadese - è proprio quello di stare al centro della nostra
comunità e di servirla giorno dopo giorno, 24 ore su 24. E non solo in senso
figurato. C'è chi si sente italiano una volta all'anno, quando ci sono le elezioni,
chi una volta ogni 25 anni quando si vince la Coppa del mondo. Noi intendiamo
portare a termine il nostro mandato quotidianamente».
Negli ultimi decenni la maggior parte degli italiani di Toronto
ha mosso verso nordovest: impossibile, spiega Di Iulio, prescindere da questa
dinamica quando si tratta di progettare una struttura con le caratteristiche
di Villa Colombo. “Anche perché - dice - la popolazione della York Region è
particolarmente giovane ora, ma secondo le proiezioni statistiche fra una ventina
d'anni oltre il 20 per cento sarà nell'età pensionabile”.
Il progetto era nelle corde di Villa Charities già da tempo.
“Dagli anni Ottanta - prosegue Di Iulio - ma allora avevamo anche altro a cui
pensare, come l'espansione della prima Villa Colombo. Poi, tra il 1998 e il
'99, il governo dell'Ontario ha cominciato formalmente ad incoraggiare la nascita
e lo sviluppo di strutture come la nostra. Abbiamo presentato il progetto che
avevamo in mente, ottenendo la benedizione del ministero della Salute. La ricerca
del terreno adatto è durata circa un paio d'anni, sino all'atto di genorisità
di John Di Poce. Oggi, finalmente, l'inaugurazione. E adesso posso dirlo: è
una vera soddisfazione, perché nessun progetto ci aveva tenuti impegnati così
a lungo e così intensamente in tutti questi anni”
Tante le difficoltà che hanno ostacolato la nascita di Villa
Colombo Vaughan.
“II costo dell'opera si aggira intorno ai 30 milioni di dollari
e una somma del genere non si trova da un giorno all'altro. Inoltre abbiamo
incontrato difficoltà a livello progettuale, perché il terreno sul quale abbiamo
costruito si trova nelle vicinanze di un corso d'acqua ed è soggetto ad una
legislazione particolare, oltre a presentare caratteristiche geologiche particolari.
Tante volte ci siamo chiesti se saremmo mai riusciti a portare a termine il
nostro lavoro, e non nego di aver provato frustazione di tanto in tanto. Ma
ce l'abbiamo fatta, soprattutto grazie all'opera di tanti volontari che hanno
sacrificato il loro tempo ed il loro denaro per vedere nascere un'altra Villa
Colombo. Gente che si è quindi mossa su un alto piano morale: come Sam Ciccolini,
Jim De Gasperis e, prima ancora, suo padre Frank. Il volontariato a Toronto
è davvero un motore per lo sviluppo”.
Nella nuova struttura lavoreranno circa 120 persone, alcune
sono già state assunte, altre arriveranno mano a mano che gli ospiti di Villa
Colombo Vaughan prenderanno possesso delle loro nuove residenze.
“Non siamo un albergo - dice Di Iulio - forniamo un sostegno
di valore ai nostri ospiti. Non possiamo accettare più di tre persone al giorno,
per questo gli ingressi non possono che avvenire poco alla volta. Villa Colombo
continua ad avere una connotazione assolutamente all'insegna dell'italianità.
Poche cose, ma decisive: la cucina, il personale, la presenza di una cappella.
Dal punto di vista architettonico, invece, la struttura di Vaughan ricalca di
più il modello canadese: mentre l'ambientazione della nostra casa di Toronto
è molto europea, qui ci siamo rifatti alla tradizione nordamericana. La stessa
collocazione geografica della struttura, a poca distanza per esempio dal museo
McMichael, ci ha suggerito questa scelta”.
Ora comincia il lavoro vero per lo staff di Villa Colombo
Vaughan. Nel giro di pochi mesi il complesso residenziale entrerà a pieno ritmo,
pronto per accogliere 160 anziani. Ma non tutti gli ospiti del nuovo centro
saranno italiani, come tiene a precisare Di Iulio.
“Noi siamo e continueremo ad essere una fondazione che ha degli impegni sociali: non chiederemo di certo il passaporto all'ingresso. Però so per esperienza che oltre il 95 per cento dei nostri ospiti ha origini italiane”. (Luigi De Biase- Corriere Canadese/Inform)