INTERVISTE
L’Italia
e le candidatura di Guatemala e Venezuela al Consiglio di Sicurezza dell’ONU
Gennaro Migliore e Antonio Martino intervistati
da Salvatore Viglia
ROMA - La competizione tra Guatemala e Venezuela
per il seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza riservato al Gruppo Latino
Americano e Caraibico è molto accesa e sta provocando serie divisioni in seno
al gruppo regionale. La posizione dell’Italia ha tenuto conto fin dall’inizio
di questa profonda ed accesa divisione e - come ha osservato il nostro Ministro
degli Affari Esteri Massimo D’Alema - non abbiamo ritenuto di dover contribuire
ad accentuarla. Abbiamo tradizionalmente buone relazioni sia con il Guatemala
sia con il Venezuela. In particolare non vi erano le condizioni politiche per
votare a favore del Venezuela, né quelle per votare contro, soprattutto in considerazione
della presenza in quest’ultimo Paese di circa un milione di cittadini di origine
italiana e di oltre 100mila italiani che sono elettori nel nostro Parlamento.
Sull’argomento pubblichiamo qui di seguito
le interviste rilasciate a Salvatore Viglia dagli onorevoli Gennaro Migliore,
capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista, e Antonio Martino ex Ministro
della Difesa, di Forza Italia.
On. Gennaro Migliore
Gli italiani in Venezuela hanno chiesto a Prodi
di perorare la candidatura del Venezuela. Cosa ne pensa?
Penso che sarebbe stato giusto che questo seggio fosse andato al Venezuela perché è un Paese sicuramente strategico nel quale si stanno facendo delle esperienze importanti e, per quanto riguarda l’Italia, anche un paese dove la presenza della comunità italiana è molto significativa ed ha contribuito in maniera determinane allo sviluppo del Paese.
L’Italia ha scelto la via dell’astensionismo,
come mai, per rispetto agli USA?
Devo dire che è già un passo avanti anche se, personalmente, non lo considero ancora soddisfacente rispetto a quelle che sono le pressioni esercitate dagli USA, indebite e, fra l’altro, a favore di un Paese come il Guatemala che, in tema di diritti umani, non si è distinto nel corso degli anni. L’Italia dovrebbe, di concerto con la comunità internazionale, ma anche con gli interessi che noi abbiamo in America Latina a partire dal Venezuela, a sostenere una candidatura adeguata. Certo, se si potesse recuperare la candidatura del Venezuela, sarei molto d’accordo.
E’ possibile che, a 60 anni dalla fine della
2° guerra mondiale, i Paesi vincitori debbano ancora avere il diritto di veto?
C’è da parte di Rifondazione Comunista, una riflessione sulle Nazioni Unite di lungo periodo in relazione alla sua democratizzazione. E’ chiaro che il seggio permanente con diritto di veto, è un anacronismo storico rispetto alla modalità di funzionamento che dovrebbe essere diversa veramente. Maggiore corresponsabilità da parte di tutta una serie di Paesi che in questo momento sono estranei alle decisioni. Basti pensare alla esclusione de facto dell’Europa come soggetto politico. In Consiglio di sicurezza ci sono 2 Paesi europei con diritto di veto Gran Bretagna e Francia, ma l’Europa, in quanto tale, non esiste e da questo punto di vista, è chiaro che le potenze emergenti come quella latino Americana, dovrebbero essere rappresentate con una maggiore efficacia su quel tavolo. Purtroppo, il veto è una eredità di una guerra fredda che è stata superata. Penso che tutta l’ONU vada riformata a partire da questo, ma non solo, bisogna restituire per forza più dignità alle agenzie per la cooperazione allo sviluppo. Bisogna veramente che l’ONU diventi lo strumento di governo del sistema di relazioni internazionali tra i Paesi.
On. Antonio Martino
L’Italia ha dichiarato l’astensionismo
Dichiarando l’astensionismo, intanto non ha scelto, e questo già è grave perché su una questione di grande rilevanza come questa il governo aveva il dovere di scegliere. In secondo luogo, scegliendo di non scegliere, si è isolato dall’Europa perché tutti, assolutamente tutti i Paesi membri dell’Unione Europea appoggiavano la candidatura del Guatemala. Lo ha fatto non perché si preoccupasse, come ha cercato di farci credere d’Alema, di tutelare gli interessi degli italiani in Venezuela quasi che votando per il Guatemalteco Chàvez, si sarebbe vendicato nei confronti…lo ha fatto per compiacere quella parte della sua maggioranza che, essendo antiamericana, vede in Chàvez una sorta di idolo.
Una parte della comunità italiana in Venezuela
sostiene Chàvez, lo ha anche scritto al vice ministro Danieli.
Ma lo capisco perfettamente. Ci saranno sempre, a proposito di qualsiasi candidatura, italiani a favorevoli ad una piuttosto che ad un’altra, ma quando si fa una scelta di questo genere, non è una scelta che può essere motivata dalle pressioni di gruppi di italiani presenti in altri paesi. La valutazione deve essere fatta sulla base delle linee della politica estera italiana. La politica estera italiana è basata, da che mondo è mondo, sulla solidarietà europea e sulla alleanza con gli USA. Per entrambe le ragioni non potevamo votare Chàvez.
Siamo troppo subalterni agli USA?
Che vuol dire subalterni! L’alleato o è credibile o non è un alleato. Qui dobbiamo scegliere, non è che possiamo fare di testa nostra e poi dire che siamo alleati. (Salvatore Viglia– www.lideale.it/Inform)