ITALIANI
ALL’ESTERO
Dal Dossier Caritas/Migrantes uno sguardo
d’insieme sulle comunità italiane nel mondo
L’istantanea di un’emigrazione non più
giovanissima ma vitale che proietta l’Italia sul mercato della globalizzazione
ROMA- Nel Dossier Statistico Caritas/Migrantes 2006,
la pubblicazione giunta alla XVI edizione che ogni anno fotografa il contesto
migratorio italiano ed internazionale, non poteva certamente mancare un approfondimento
dedicato alla realtà dei nostri connazionali all’estero. Una rapida ma dettagliata
panoramica - il capitolo curato da Delfina Licata e Maria Paola Nanni s’intitola
"L’emigrazione italiana tra passato e presente. Uno sguardo d’insieme"-
da cui si evince in primo luogo come a tutt’oggi il flusso migratorio dall’Italia
verso l’estero non si sia ancora arrestato. Una diaspora, numericamente e qualitativamente
diversa dai grandi esodi di massa del passato, che nel
Il Dossier Caritas/Migrantes ci ricorda come al momento
nel mondo siano presenti circa 3 milioni di cittadini italiani - la stima sale
di 500.000 unità se si prendono in considerazione i dati delle anagrafi consolari
- che appaiono prevalentemente dislocati in Europa (60%) e nel continente americano
(34,4%). Meno cospicue le presenze in Oceania (3,6%), Africa (1,3%) e Asia (0,7%).
Per quanto riguarda i singoli Paesi è
Una comunità molto varia e complessa, quella dei nostri
connazionali nel mondo, che appare composta in prevalenza da ultraquarantenni
(54,2%) e viene suddivisa dai ricercatori in tre tipologie. In primo luogo troviamo
i "pionieri", ovvero gli italiani della prima generazione che hanno
più di 65 anni e si concentrano nel continente americano (50%) e in Europa (44,3%).
Persone dai capelli bianchi che spesso si sono integrate con successo nella
società di residenza, ma che ancor oggi in alcuni casi, soprattutto nei Paesi
dell’America Latina colpiti dalla recente crisi economica, devono confrontarsi
con difficili condizioni di vita.
Vi sono poi le seconde e terze generazioni, circa il
30% degli iscritti all’Aire, che in questi anni stanno riscoprendo, come ad
esempio in America ed in Australia, il modo di vivere e la cultura italiana.
Una rinnovata attenzione dei giovani all’estero per il Paese d’origine che in
America latina appare caratterizzata anche dalla ben nota corsa al passaporto
italiano. Un biglietto d’ingresso - oltre il 35% delle richieste di cittadinanza
provengono dal Sud America - che rappresenta per molti ragazzi l’unica possibilità
d’accesso al mercato del lavoro e della formazione dell’Unione Europea.
L’ultima tipologia è invece quella dei migranti moderni,
perlopiù giovani lavoratori altamente qualificati assunti da centri di ricerca,
università e imprese multinazionali, che non hanno contatti diretti con le oltre
7.000 associazioni delle comunità all’estero. A riprova di questa nuova dimensione
migratoria gli iscritti all’Aire in possesso di laurea sono, dal 2001 al 2006,
quasi raddoppiati, arrivando a 59.756 unità.
Dal rapporto Caritas/Migrantes viene inoltre ricordato
come, nonostante il progressivo calo delle rimesse verso il nostro Paese, i
connazionali all’estero possano rappresentare un’opportunità per il recupero
del ritardo acculato dal Sistema Italia sui mercati internazionali. Un contesto,
quello della valorizzazione del made in Italy, in cui potrebbe svolgere un ruolo
di primo piano anche la banca dati della Confederazione degli imprenditori italiani
nel mondo. Un’organizzazione, con forti ramificazioni soprattutto in Europa,
che può contare su oltre 10.000 soci e un indotto annuo di 191 mila miliardi
di lire.
Sul fronte della cultura italiana nel mondo, un settore
che porta al nostro Paese delle positive ricadute economiche e turistiche, segnalati
i numerosi corsi per l’insegnamento dell’italiano, organizzati dagli Istituti
di cultura e dalla Dante Alighieri- più di 11.000 solo nel 2004 - e la costante
opera divulgatrice svolta dalle oltre 400 testate italiane per l’estero.
Fra i nodi salienti della presenza italiana nel mondo,
affrontati dal Rapporto, anche la riapertura dei termini, chiusi il 31 dicembre
1997, per il riacquisto della cittadinanza e il riconoscimento di questo diritto
per le donne italiane coniugate con un cittadino straniero, prima dell’entrata
in vigore della Costituzione repubblicana (1 gennaio 1948), e per i loro figli
nati precedentemente a questa data. Due aspetti controversi su cui, al fine
di eliminare definitivamente ogni possibile discriminazione, i parlamentari
della circoscrizione Estero hanno presentato una specifica proposta di riforma.
L’attenzione dei ricercatori si sofferma infine sulla
Migrantes.