RASSEGNA STAMPA
Intervista
del Ministro D'Alema al quotidiano “Al Ahram”, Il Cairo
Più di 50 minuti di una lunga intervista con Massimo
D'Alema che tanti definiscono come un politico unico, dotato di una mentalità
illuminata, di credibilità e di trasparenza che gli hanno consentito di trasformare
il partito DS, di cui e' presidente, da un partito comunista ad un partito democratico
appartenente alla coalizione dei partiti del centro-sinistra al potere in Italia.
Le sue qualità gli hanno reso anche possibile diventare Presidente del Consiglio
dei Ministri nel 1997 e Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri
nell'attuale governo Prodi. Durante l'intervista, D'Alema ha risposto a tutte
le domande di Al Ahram, esprimendo la sua opinione sulla tragedia palestinese,
la guerra preventiva in Iraq, la situazione in Libano ed il problema nucleare
dell'Iran, nonché sul fenomeno del terrorismo e sui mezzi per il sostegno dei
rapporti euro - mediterranei.
Al Ahram: come valuta la situazione attuale
in Libano e a Gaza e quali sono gli sforzi che l'Italia svolge per mettere fine
allo spargimento di sangue nei territori palestinesi?
D'Alema: siamo intervenuti in Libano per
mettere fine ad un conflitto tragico che poteva rappresentare il fronte di una
guerra totale. Siamo intervenuti per sostenere il governo libanese, ed abbiamo
organizzato
Al Ahram: l'Italia è tornata ad impegnarsi
in una posizione imparziale - questa è la sua tradizione storica -nei confronti
delle due parti del conflitto in Medio Oriente e cerca seriamente di arrivare
ad una soluzione per la crisi e per il consolidamento della stabilità nella
regione, dopo anni in cui tanti hanno pensato che l'Italia avesse adottato un
approccio filo-israeliano, cosa che ha suscitato molta preoccupazione nel mondo
arabo. Qual è il Suo commento?
D'Alema: Siamo amici dei due popoli israeliano
e palestinese e di tutti i popoli arabi. Pensiamo che l'ora è giunta di lavorare
per il rispetto dei diritti di tutti i popoli della regione. Questo significa
che si deve essere imparziali e che occorre intervenire con uno spirito imparziale.
Io personalmente sono stato rimproverato perché ho detto che la reazione israeliana
all'attacco di Hezbollah con il bombardamento del Libano era esagerata. Chi
mi ha rimproverato dovrebbe vergognarsi perché quello che ho detto e' la verità.
Ora non è il momento opportuno per discutere di questo argomento. È una questione
di obiettività e bisogna stare attenti a non rinunciare ad avere uno spirito
obiettivo e a parlare con giustizia. Solo in questo modo si potrà essere ascoltati.
Credo che se l'Italia non e' in grado di dire la verità, questo non sarà a favore
neanche di Israele. È nell'interesse di Israele avere un paese amico capace
di parlare con il mondo arabo, degno di credibilità ed affidabile. Sono sicuro
che l'impegno italiano per la creazione di una patria per i palestinesi il più
presto possibile sia nell'interesse di Israele, visto che la presenza di uno
stato palestinese sara' una garanzia per la sicurezza di Israele. La tragedia
palestinese, che non è stata risolta, è uno dei motivi della crescita del fondamentalismo
e del terrorismo, con rischi per tutti, Israele incluso.
Al Ahram: Come valuta gli sforzi egiziani
per ridurre la tensione tra le fazioni palestinesi da una parte e tra i palestinesi
e gli israeliani dall'altra, affinché si riprendano i negoziati di pace?
D'Alema: Senza dubbio è una valutazione positiva.
Penso che l'Egitto abbia svolto e stia svolgendo un ruolo importante. Sfortunatamente,
questi sforzi non hanno avuto successo fino ad oggi, malgrado il grande impegno.
Comunque, la presenza egiziana è positiva. Grazie all'Egitto e' stata delineata
la via della pace. L'Egitto ha affermato che non e' con azioni unilaterali ma
con la pace basata sul diritto internazionale che Israele si e' ritirato dai
territori egiziani occupati e che l'Egitto ha riconosciuto Israele. La pace
tra Israele ed Egitto e' stata quindi instaurata. Si tratta di una pace vera
che garantisce anche la sicurezza di Israele. L'Egitto ha avuto il coraggio
di intraprendere la via della vera pace e di guidare tutti verso la via della
pace basata sul diritto internazionale ed il riconoscimento del diritto di esistenza
di Israele. Penso che l'Egitto stia svolgendo grandi sforzi per trovare una
soluzione simile per i palestinesi, per
Al Ahram: Lei come vede la soluzione del
problema libanese, in particolare alla luce del fatto che Lei ha escluso la
possibilita' di una ripresa del conflitto tra Israele e Hezbollah a breve termine?
D'Alema: la situazione attuale ovviamente
è piena di questioni sensibili e difficili. Condivido la preoccupazione francese
che vede nella continua violazione israeliana dello spazio aereo libanese un
pericolo indiscutibile. Sono frontiere difficili e gli incidenti potrebbero
accadere lungo la linea di frontiera. Non penso però che il pericolo ora sia
la ripresa del conflitto poiche' la presenza delle forze dell'UNIFIL è un fattore
che scoraggia le due parti dal riprendere il conflitto. Allo stesso tempo si
deve rafforzare la posizione politica del Libano cioè la forza del governo libanese
e la sua stabilità e iniziare il processo di assorbimento delle milizie armate,
il che rappresenta uno dei fattori che garantiscono la stabilità libanese. In
secondo luogo, dobbiamo preoccuparci dei rischi degli attacchi di natura terroristica.
Il Libano ha sofferto di attacchi terroristici, con l'omicidio di un grande
ufficiale e, prima, del Primo Ministro Hariri, oltre a parlamentari e giornalisti.
Senza dubbio, dal punto di vista di un gruppo terroristico come Al Qaeda, lo
scenario migliore sarebbe quello di uno scontro tra l'Occidente e l'Islam. La
presenza delle forze internazionali è un fattore di disturbo per questi gruppi
e non è una coincidenza che essi abbiano adottato un atteggiamento drastico,
che rappresenta secondo me una minaccia.
Al Ahram: nel suo confronto con l'Islam l'Occidente
è convinto di possedere la democrazia e pretende di esportare il suo modello
democratico ed i suoi valori occidentali negli altri paesi persino con l'uso
della forza. È un approccio che ha un impatto negativo nei paesi islamici. Non
pensa che ci siano state alcune dichiarazioni che potrebbero aver aggravato
lo scontro tra le diverse culture e diano l'opportunità in un modo o nell'altro
alla nascita di pretese secondo cui il mondo sta andando fortemente verso lo
scontro tra le civiltà?
D'Alema: Non credo che sia corretto parlare
di Occidente perché quando gli americani hanno deciso di avviare la guerra contro
l'Iraq, una grande parte dell'occidente era contraria. Non parlo solo degli
Stati ma la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica europea era contraria
alla guerra. Penso che nell'Occidente stesso queste teorie della diffusione
della democrazia con la forza siano state fortemente contestate. Queste teorie
sono diventate molto deboli negli ultimi anni dopo i risultati catastrofici
della guerra in Iraq. Ritengo che stiamo tornando ad una visione più moderata
e più multilaterale delle relazioni internazionali. Stiamo assistendo al ritorno
delle Nazioni Unite sulla scena. Sono meno pessimista da questo punto di vista.
La questione irachena e' stata una lezione e rimane una lezione molto dura.
L'idea della guerra preventiva e l'esportazione della democrazia con la forza
non possono essere sostenute, ma la democrazia in ogni modo è un valore internazionale
e non è monopolio dell'Occidente. La diffusione della democrazia è un fatto
positivo per il mondo arabo. Sono un forte oppositore dell'idea dell'esportazione
della democrazia con la forza, ma nello stesso tempo penso che la democrazia
sia un valore magnifico e che per il mondo arabo lo sviluppo di una democrazia
pluralista ed aperta è una grande vittoria. Credo che non dobbiamo avere paura:
sono state fatte elezioni democratiche ed ha vinto Hamas. Anche questa e' democrazia,
è vero, ma credo che la vittoria di Hamas e la sua ascesa al potere abbiano
comportato la consapevolezza del movimento di quanto sia difficile governare.
Cio' ha mostrato ai palestinesi che con le idee di Hamas il governo non fara'
bene. Comunque, la democrazia è una esperienza dura ma io la preferisco con
i suoi rischi piuttosto di un sistema patriarcale autoritario che non sviluppa
i popoli. Per questo sono un oppositore della guerra. Malgrado il mio sostegno
assoluto della democrazia, ciascuno di noi deve cercare la democrazia nel modo
adatto alla sua società.
Al Ahram: Gli estremisti in alcuni paesi
arabi ed europei strumentalizzano episodi che accadono qua e là per alimentare
l'estremismo. Quali sono i mezzi necessari a combattere l'esortazione all'odio?
Le sole leggi sono sufficienti?
D'Alema: “Credo che occorra essere attenti
utilizzando termini risonanti come estremismo e terrorismo, in quanto rischiamo
di confondere fenomeni ben diversi. Stiamo, soprattutto nel mondo arabo ed islamico,
riscontrando un pericolo. Il terrorismo integralista basato sull'integralismo
religioso costituisce oggi un grande pericolo. Si tratta di una cosa diversa
dalla violenza che nasce dai movimenti nazionali di liberazione. Abbiamo conosciuto
anche nel passato l'utilizzo della violenza e del terrorismo da parte di movimenti
nazionali di liberazione. Pero` la violenza che trae origine da motivazioni
nazionali e che mira alla liberta` e` una violenza collegata ad un fine, e quest'ultimo
non e` distruggere l'altro. Ad esempio, il combattimento armato in Algeria e
il combattimento dei palestinesi per istituire uno Stato autonomo hanno un fine.
L'integralismo invece e` tutta un'altra cosa, poiché il suo fine e` eliminare
l'altro diverso da noi per religione e per etnia. Quindi esiste una carica totalitaria
nella violenza integralista che la rende un nemico mortale. Con chi mette le
bombe, perche' si adopera per ottenere l'autonomia, potrei ad un certo punto
negoziare. Ma con chi desidera uccidermi, perché non sono musulmano oppure perché
penso in una maniera diversa dalla sua, non c'e` possibilita` di negoziare.
Esso e` un nemico mortale. Credo che occorra isolare l'integralismo che costituisce
un pericolo mortale per il mondo arabo, in quanto grande ostacolo che impedisce
lo sviluppo moderno del mondo islamico, nonché un pericolo per l'intera umanita`.
A mio avviso, l'errore sta nel permettere all'integralismo di possedere la bandiera
di difendere la questione araba. Questo e` l'errore commesso dall'Occidente.
Percio` penso che il metodo ideale per rispondere all'attacco terroristico non
sia invadere l'Iraq, ma stabilire la pace in Palestina. Questa reazione e` stata
fatale perche' ha consentito a queste forze retrograde di presentarsi come titolari
della bandiera di difesa della questione nazionale. L'integralismo va combattuto
con le leggi, con la forza e anche con la politica. Il compito della politica
e` quello di isolare questo nemico nello spirito della gente. Cio` che suscita
la nostra preoccupazione e` che le piazze arabe vedono qualche volta l'integralista
non come nemico, ma come chi sostiene di difendere la dignita` del mondo islamico.
Questa e` la nostra preoccupazione. Si tratta di un problema politico che non
si risolve con la forza ma con la politica. Combattere il terrorismo quindi
ha una dimensione che riguarda il legittimo utilizzo della forza ed anche un'altra
dimensione politica e culturale, che e' stata trascurata negli ultimi anni.
Il risultato di tutto cio' e` stato che il terrorismo e l'integralismo hanno
consolidato la loro forza e non l'hanno ridotta”.
Al Ahram: Citando l'utilizzo della forza,
come si puo` distinguere tra terrorismo e diritto dei popoli alla legittima
difesa ed al combattimento armato? Come definisce il terrorismo?
D'Alema: “A mio parere, ritengo che l'atto
terroristico consista nell'avere intenzionalmente e senza distinzione come bersaglio
i civili al fine di spargere sangue. Penso che cio` si applichi ai gruppi terroristici
analogamente alle azioni dei singoli Stati. Questo e` un grande problema che
va seriamente discusso nel quadro della coraggiosa revisione delle norme di
diritto internazionale. Non esiste il minimo dubbio che avere intenzionalmente
e senza distinzione come bersaglio i civili non possa essere descritto quale
un legittimo diritto di autodifesa”.
Al Ahram: Lei ha dichiarato piu` di una volta
che l'Italia preferisce raggiungere una soluzione politica e diplomatica per
la crisi nucleare iraniana attraverso i negoziati e che il tempo non e` adatto
per imporre sanzioni.
D'Alema: “La situazione e` diventata piu`
complessa poiche' rifiutando l'attuazione della risoluzione del Consiglio di
Sicurezza, che chiede la sospensione dell'arricchimento dell'uranio, l'Iran
ha commesso un grande errore a mio avviso, perche' la proposta europea di negoziare
era positiva e la dirigenza iraniana avrebbe dovuto accettarla. A mio avviso,
la temporanea sospensione dell'arricchimento dell'uranio sarebbe un metodo ragionevole
per iniziare il negoziato. Penso che l'Iran abbia sbagliato, e percio` non possiamo
escludere che il Consiglio di Sicurezza prenda determinate misure di fronte
al mancanto impegno. Non sappiamo pero` adesso quali potrebbero essere queste
misure. Anche se entreremo nel Consiglio di Sicurezza a partire dal prossimo
gennaio, non possiamo escludere oggi eventuali sanzioni. Persino nel caso in
cui si prendessero misure del genere, la porta rimarrebbe aperta al negoziato.
Bisogna escludere il ricorso alla forza e mantenere le pressioni sull'Iran affinche'
accetti la via della soluzione concordata con la comunita` internazionale”.
Al Ahram: In una Sua recente dichiarazione
ha detto che l'Italia e` convinta di dare sostegno all'adesione della Turchia
all'UE considerando quest'impegno una scelta strategica per l'Italia stessa.
Potrebbe illustrarci la posizione dell'Italia rispetto a questa questione?
D'Alema: “L'adesione della Turchia all'UE
non e` ovviamente una questione di pochi giorni ma e` un lungo processo.
Al Ahram: Qual e` il Suo commento al ruolo
mediterraneo italiano?
D'Alema: “Il governo mira a rilanciare il
ruolo dell'Italia nel Mediterraneo, non solo dal punto di vista nazionale, ma
anche in linea con l'impegno europeo. Crediamo che sia arrivato il momento che
l'Europa indirizzi il suo interesse verso il Mediterraneo, che e` tornato ad
essere un crocevia vitale per le relazioni internazionali nel bene e nel male,
soprattutto perche' esso oggi testimonia il conflitto piu' difficile da risolvere
e cioe` il rischio di uno scontro tra l'Occidente e l'Islam. Il Mediterraneo
e` tornato a diventare di grande rilievo per quanto concerne l'economia, gli
interscambi commerciali, le relazioni culturali e anche la sicurezza. Ci vuole
una nuova strategia soprattutto perche' il Processo di Barcellona e` stato importante,
ma mancante di qualsiasi contenuto concreto. Percio` il governo italiano si
impegna a dare contenuti tangibili dai diversi punti di vista, economico, commerciale
e finanziario, attraverso il rafforzamento delle reciproche relazioni. E` importane
sottolineare che una banca italiana e` entrata nel mercato egiziano acquisendo
una quota rilevante nella terza maggiore banca in Egitto. Esistono alcune proposte
italiane per lo sviluppo del Mediterraneo fra cui fondare un'istituzione finanziaria
in grado di sostenere lo sviluppo. Abbiamo anche proposto di avere una forte
collaborazione a livello universitario persino attraverso un programma per lo
scambio di borse di studio tra l'Europa ed i paesi arabi. Di cio` se ne occupa
Al Ahram: L'Italia ha meritato di ottenere
un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza. Quali sono gli orizzonti
del ruolo italiano al Consiglio nei prossimi due anni? E come vede il meccanismo
multilaterale?
D'Alema: “Ci faremo interpreti, ovviamente,
al Consiglio di Sicurezza del nostro impegno a risolvere i problemi, soprattutto
quelli riguardanti i paesi vicini ed il Mediterraneo. Consideriamo la presenza
dell'Italia una rappresentanza di uno Stato europeo mediterraneo. Ritengo che
sia arrivato il momento per rilanciare il meccanismo multilaterale. Perche'
quest'ultimo abbia successo, deve essere efficace. Un meccanismo multilaterale
impotente, che discute senza far fronte al problema, diventa inutile e lascia
spazio ai meccanismi unilaterali. Percio` la struttura dell'ONU deve essere
piu` efficace, in grado di prendere decisioni ed assumersi le proprie responsabilità.
Ci adoperiamo per avere un meccanismo efficace”.
Al Ahram: Come valuta il livello che le relazioni
italo-egiziane hanno attualmente raggiunto? Quali sono i mezzi per sviluppare
queste relazioni nei diversi settori?
D'Alema: “Le relazioni italo-egiziane sono
molto buone a tutti i livelli e possono essere descritte con il termine di partenariato
strategico. Dal punto di vista politico c'e` una grande concordia come anche
a livello economico e culturale. Dobbiamo certamente proseguire il lavoro per
consolidare queste relazioni. Ritengo che non ci sia niente che possa essere
cambiato per quanto riguarda la struttura delle stesse. Dobbiamo continuare
l'incoraggiamento delle imprese e delle università. Penso che condividiamo una
visione comune in merito alle relazioni internazionali ed un approccio simile
verso le crisi ed i problemi del Mediterraneo. Possiamo fare insieme cose utili
anche per gli altri. Considero questa una grande sfida: l'Italia, l'Egitto ed
altri paesi sono in grado di fare tanto anche a favore degli altri. (Mostafa
Mahmud Abdalla- Al Ahram del 28 ottobre 2006)
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