INFORM - N. 203 - 30 ottobre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Fiamma” di Sydney la rubrica “Italiani brava gente” di Pietro Schirru

Le contraddizioni di un grande Paese

 

SYDNEY - Le peculiarità dell'Australia sono davvero notevoli: un territorio/continente di un'estensione che è circa 30 volte l'Italia, tanto per fare un esempio, con una popolazione di 20 milioni che, è un secondo esempio, corrisponde a circa un terzo della popolazione italiana. Un Paese con una superficie che per nove decimi della sua enorme estensione si scopre nei deserti. Un Paese afflitto costantemente da siccità che durano anni e anni, interrotte soltanto da improvvisi allagamenti, nubrifagi, uragani che in un attimo sconvolgono la placida accettazione della mancanza di acqua.

Ed è anche un paese che da domenica mattina, in coincidenza con la sospensione nell'emisfero nord, ha avviato i sei mesi che corrispondono alla cosiddetta "ora legale". Dico, scrivo e confermo cosiddetta "ora legale", perché a dispetto di logica e raziocinio, per un Paese che già con l'ora solare ha tre fasce orarie (due ore di differenza tra la costa occidentale e quella orientale e con la fascia che comprende Sud Australia e il Territorio del Nord che ha una differenza di un'ora e mezza con Perth e mezz'ora di differenza con Melbourne, Sydney e Brisbane) con l'inizio dell'ora legale invece di mantenere le già discutibili differenze, si complica la vita. Infatti, l'ora legale è entrata in vigore in una parte dell'Australia sola, mentre si sono rifiutati di applicarla l'Australia Occidentale e il Queensland.

Così, adesso abbiamo un Paese che si è ancora più differenziato nell'arco della giornata. Tra Sydney, Melbourne, Canberra e Perth la differenza del fuso orario è per i prossimi sei mesi di tre ore. Tra Perth e Adelaide, Alice Spring e Darwin due ore e mezzo, mentre tra Perth e Brisbane la differenza di orario non ha subito nessun cambiamento, sempre di due ore. Unica consolazione, si fa per dire, è che le tre città menzionate si dividono da Adelaide sempre di mezz'ora, ma c'è sempre Brisbane che ora con Adelaide, Alice Spring e Darwin dalla mezz'ora precedente è ora divisa da un'ora e mezza. Attenti, se vi è venuto il mal di testa non è colpa mia, tanto più che con tutti questi calcoli è possibile anche che io stesso abbia preso qualche cappellata ed eventualmente di questo vi chiedo umilmente perdono.

Sembra che questo sconquasso orario fa impazzire tutte le compagnie aeree che debbono inserire nei loro computer non solo la normale introduzione dell'ora avanti, ma tutte le differenziazioni che ne conseguono.

Ricordo anni fa che quando lo Stato del Queensland rifiutò di applicare (all'unanimità, caso più unico che raro, il Parlamento approvò la decisione) l'introduzione dell'ora legale, lo fece richiamandosi al rispetto delle abitudini degli animali che, cito testualmente, "sarebbero rimasti stressati dalla variazione dell'alba e del tramonto". Quasi per consolazione aggiunsero che esistevano problemi di adattamento anche per gli scolari per lo spostamento di un'ora (normale per gran parte degli australiani, scolari e no), dell'arco delle abitudini nel corso della giornata.

Ma non finiscono qui le contraddizioni di questo grande Paese. Pensate un po' alla situazione politica. L'ho già scritto altre volte ma resta sempre un interrogativo che reclama, contemporaneamente, curiosità e perplessità. Abbiamo un governo federale formato da una coalizione di partiti conservatori (liberali e nazionali e un paio di indipendenti) che fanno il bello (quasi mai) e il cattivo (quasi sempre) tempo sia con una consistente maggioranza al Parlamento e una sufficiente maggioranza al Senato. Bene che vi fa pensare questo? Che ci sia una corrispondente situazione a livello statale. Ma niente affatto. Nei sei Stati e due Territori che costituiscono la federazione australiana, governano i laburisti, cioè quella che a livello del Commonweatlh si trova all'opposizione. Una contraddizione in termini che può essere spiegata facilmente per la scarsa attenzione del Paese a vedere le problematiche politiche e sociali nella sua interezza, limitandosi a far lievitare necessità bisogni e problematiche nel piccolo territorio locale senza mai vedere il Paese come tutto uno.

Ma che siamo a noi a puntualizzare certe peculiarità, va anche bene. Ma che siano altri a metterceli in bocca non credo sia giusto. Mi riferisco ad un bell'articolo, comunque, pubblicato dal più autorevole quotidiano di Sydney, in riferimento alla recente elezione di due parlamentari italo-australiani a Montecitorio e a Palazzo Madama. Niente da obiettare in linea di principio, salvo precisare che già cinque anni prima il Portogallo elesse due parlamentari residenti all'estero. Lo appresi mentre ero in Canada per una riunione di area anglofona del CGIE e quella notizia anche se non aveva la consistenza e l'importanza degli eletti in Italia (dodici parlamentari e sei senatori), costituiva già l'avvio di una innovazione che ha ampie ripercussioni nelle problematiche multiculturali non solo dei paesi di residenza ma anche dell'Italia che ora si trova davanti a quel problema di integrazione multietnica. Comunque, bravo Alastair Davidson, l'autore dell'articolo e come ha messo in evidenza l'estrazione geografica di Marco Fedi, eletto al Parlamento, la regione Marche. Ma non ditelo agli anconetani che Fedi è di Ascoli Piceno, altrimenti ricominciamo da capo: Roma contro Milano,Melbourne contro Sydney e viceversa, destra verso sinistra e chi più ne ha più ne metta. Ciao a tutti. (Pietro Schirru-La Fiamma/Inform) (pschirru@zip.com.au)  


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