STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
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Le contraddizioni di un grande Paese
SYDNEY - Le peculiarità dell'Australia sono davvero notevoli:
un territorio/continente di un'estensione che è circa 30 volte l'Italia, tanto
per fare un esempio, con una popolazione di 20 milioni che, è un secondo esempio,
corrisponde a circa un terzo della popolazione italiana. Un Paese con una superficie
che per nove decimi della sua enorme estensione si scopre nei deserti. Un Paese
afflitto costantemente da siccità che durano anni e anni, interrotte soltanto
da improvvisi allagamenti, nubrifagi, uragani che in un attimo sconvolgono la
placida accettazione della mancanza di acqua.
Ed è anche un paese che da domenica mattina, in coincidenza
con la sospensione nell'emisfero nord, ha avviato i sei mesi che corrispondono
alla cosiddetta "ora legale". Dico, scrivo e confermo cosiddetta "ora
legale", perché a dispetto di logica e raziocinio, per un Paese che già
con l'ora solare ha tre fasce orarie (due ore di differenza tra la costa occidentale
e quella orientale e con la fascia che comprende Sud Australia e il Territorio
del Nord che ha una differenza di un'ora e mezza con Perth e mezz'ora di differenza
con Melbourne, Sydney e Brisbane) con l'inizio dell'ora legale invece di mantenere
le già discutibili differenze, si complica la vita. Infatti, l'ora legale è
entrata in vigore in una parte dell'Australia sola, mentre si sono rifiutati
di applicarla l'Australia Occidentale e il Queensland.
Così, adesso abbiamo un Paese che si è ancora più differenziato
nell'arco della giornata. Tra Sydney, Melbourne, Canberra e Perth la differenza
del fuso orario è per i prossimi sei mesi di tre ore. Tra Perth e Adelaide,
Alice Spring e Darwin due ore e mezzo, mentre tra Perth e Brisbane la differenza
di orario non ha subito nessun cambiamento, sempre di due ore. Unica consolazione,
si fa per dire, è che le tre città menzionate si dividono da Adelaide sempre
di mezz'ora, ma c'è sempre Brisbane che ora con Adelaide, Alice Spring e Darwin
dalla mezz'ora precedente è ora divisa da un'ora e mezza. Attenti, se vi è venuto
il mal di testa non è colpa mia, tanto più che con tutti questi calcoli è possibile
anche che io stesso abbia preso qualche cappellata ed eventualmente di questo
vi chiedo umilmente perdono.
Sembra che questo sconquasso orario fa impazzire tutte
le compagnie aeree che debbono inserire nei loro computer non solo la normale
introduzione dell'ora avanti, ma tutte le differenziazioni che ne conseguono.
Ricordo anni fa che quando lo Stato del Queensland rifiutò
di applicare (all'unanimità, caso più unico che raro, il Parlamento approvò
la decisione) l'introduzione dell'ora legale, lo fece richiamandosi al rispetto
delle abitudini degli animali che, cito testualmente, "sarebbero rimasti
stressati dalla variazione dell'alba e del tramonto". Quasi per consolazione
aggiunsero che esistevano problemi di adattamento anche per gli scolari per
lo spostamento di un'ora (normale per gran parte degli australiani, scolari
e no), dell'arco delle abitudini nel corso della giornata.
Ma non finiscono qui le contraddizioni di questo grande
Paese. Pensate un po' alla situazione politica. L'ho già scritto altre volte
ma resta sempre un interrogativo che reclama, contemporaneamente, curiosità
e perplessità. Abbiamo un governo federale formato da una coalizione di partiti
conservatori (liberali e nazionali e un paio di indipendenti) che fanno il bello
(quasi mai) e il cattivo (quasi sempre) tempo sia con una consistente maggioranza
al Parlamento e una sufficiente maggioranza al Senato. Bene che vi fa pensare
questo? Che ci sia una corrispondente situazione a livello statale. Ma niente
affatto. Nei sei Stati e due Territori che costituiscono la federazione australiana,
governano i laburisti, cioè quella che a livello del Commonweatlh si trova all'opposizione.
Una contraddizione in termini che può essere spiegata facilmente per la scarsa
attenzione del Paese a vedere le problematiche politiche e sociali nella sua
interezza, limitandosi a far lievitare necessità bisogni e problematiche nel
piccolo territorio locale senza mai vedere il Paese come tutto uno.
Ma che siamo a noi a puntualizzare certe peculiarità,
va anche bene. Ma che siano altri a metterceli in bocca non credo sia giusto.
Mi riferisco ad un bell'articolo, comunque, pubblicato dal più autorevole quotidiano
di Sydney, in riferimento alla recente elezione di due parlamentari italo-australiani
a Montecitorio e a Palazzo Madama. Niente da obiettare in linea di principio,
salvo precisare che già cinque anni prima il Portogallo elesse due parlamentari
residenti all'estero. Lo appresi mentre ero in Canada per una riunione di area
anglofona del CGIE e quella notizia anche se non aveva la consistenza e l'importanza
degli eletti in Italia (dodici parlamentari e sei senatori), costituiva già
l'avvio di una innovazione che ha ampie ripercussioni nelle problematiche multiculturali
non solo dei paesi di residenza ma anche dell'Italia che ora si trova davanti
a quel problema di integrazione multietnica. Comunque, bravo Alastair Davidson,
l'autore dell'articolo e come ha messo in evidenza l'estrazione geografica di
Marco Fedi, eletto al Parlamento, la regione Marche. Ma non ditelo agli anconetani
che Fedi è di Ascoli Piceno, altrimenti ricominciamo da capo: Roma contro Milano,Melbourne
contro Sydney e viceversa, destra verso sinistra e chi più ne ha più ne metta.
Ciao a tutti. (Pietro Schirru-La Fiamma/Inform) (pschirru@zip.com.au)