CITTADINANZA
Da “ Emigrazione Notizie”
Doppia cittadinanza messa in discussione in Canada: “Le
origini nel peccato, originale”
EDMONTON - A pensar
male magari s’indovina, e a parafrasare un vecchio volpino della politica italiana
non si fa peccato. Ora che si è data la cornice, riflettiamo. Nelle ultime settimane
grazie al sapiente pensiero dell’indiscutibile Re H.A.B. (Homunculus Alberta
Boss), si è molto sparlato della doppia cittadinanza. A monte, un fatto: circa
85 milioni di dollari spesi per il rimpatrio dal Libano di cittadini canadesi.
(Ma nessuna vera discussione sul come e il perché della guerra spicciola. Quella
la lasciamo alla televisione, ed alle trombette e tamburini dei soldatini che
marciano compatti in questa società).
Dal fattore economico
a quello politico il passo è più che breve. Se non vogliamo che questo si ripeta,
non la guerra, ma l’esborso, la soluzione è di un’assurda semplicità. Eliminando
la doppia cittadinanza non si avrà una ripetizione, una perdita, un deficit
nell’economia nazionale. Punto. Eccoci chiamati a raccolta: i canadesi di qua,
tutti gli altri di là. La retorica nazionalista punta l’indice indefesso. Ergo,
chi è contro l’unicità della cittadinanza (canadese) non è Canadese, ma un potenziale
nemico (del Canada, dell’Occidente).
Non ci vuol molto per
smontare questa retorica del potere espresso dall’attuale governo in Canada.
La doppia cittadinanza è l’espressione socio-politica a livello avanzato di
un soggetto multi-etnico e culturale. Non perdiamoci in esempi, anche se circa
90 nazioni nel mondo la mettono in atto. La doppia cittadinanza è un dato di
fatto, specialmente di fronte a quel processo economico che si vuole in termini
di globalizzazione. Quello che invece è messo in discussione, ipocriticamente
(a livello sociale) e contraddittoriamente (a livello economico), è piuttosto
l’idea di appartenenza. Il governo Harper ha gettato l’esca per vedere tanti
pesci abboccare. Non quanti voti questa presa di posizione porterà (non solo
un altro di quei semplici gesti harperiosi del divide et impera), ma un attacco
subdolo e preciso alla pratica di ogni giorno di una convivenza multiculturale,
multietnica.
Polarizzare il discorso
nella società, vedere tutto in bianco e nero, è espediente e scorciatoia del
fascistoide. Non si vuole riflettere o dialogare, la dialettica – pane della
democrazia - è bandita. Si vuole solo convincere a suon di martellate, con buona
pace di Nietzsche. O con noi, o contro di noi – è questo in breve il risultato.
Chi ha messo in gioco il discorso del bando della doppia cittadinanza lo ha
fatto con un duplice scopo. Aizzare gli animi già esasperati da una guerra totale,
strisciante e continua. Guerra che non ha un vero nemico. Guerra vista in televisione
e vissuta in casa, nelle strade, nei posti di lavoro. E, indicare – grazie a
chi protesterà – il vero nemico del/in Canada. È un effetto che viene da lontano
(nei millenni), ed anche da molto vicino (ironicamente, di buon vicinato). Da
molto vicino perché ripete esattamente, per filo e per segno, quel processo
(postmoderno) che ha preso controllo dell’ex-democrazia USA. Da molto lontano,
perché le origini sono, indubbiamente, religiose. È la paranoia di chi si sente
ancora scacciato dal paradiso terrestre. Paranoia che irrigidisce il corpo,
e rende obsoleto il cervelletto. La paradura - ovvero la paranoia che indugia,
traffica e consuma - della persona che pur di far ritorno al mito di un passato
auro e felice, è pronta a sacrificare sull’altare personale l’Altro (in altre
parole, tutti coloro che non sono e non la pensano come il Gran Capestro). Non
solo capro espiatorio, ma corpi da straziare, da cancellare, da ridurre al silenzio
assoluto dell’irrealtà della pre-vita. È un processo che sfocia nel ventesimo
secolo con milioni e milioni di vittime. Un processo così facile da rimettere
in gioco, ma il cui controllo sfugge, diventa legge del caos, branco e poco
più. Politica, del paradiso perduto. (William Anselmi , Edmonton, Alberta-Emigrazione
Notizie/Inform)