ESTERI
Il
Ministro Massimo D’Alema all'Istituto Universitario Europeo
“L'Europa
deve pensarsi come attore strategico”
FIESOLE – “Solo se sapremo presentare l'integrazione
europea come la forza che ci consente di gestire la globalizzazione, recupereremo
un rapporto di fiducia”. Lo ha detto il Vice presidente del Consiglio e Ministro
degli Esteri Massimo D’Alema intervenendo all'Istituto Universitario Europeo
nella sede della Badia Fiesolana (Fiesole).
L’ Europa ha “ancora di fronte a sé una opportunità”,
una “seconda occasione, dopo la battuta d'arresto, la vera e propria crisi generata
dallo stallo del processo costituzionale” ha aggiunto D’Alema, Ammesso, naturalmente
“che colga il cambiamento strategico in atto” e ammonendo che“nell'Europa divisa
non c'è salvezza per nessuno di fronte alle grandi sfide”.
Quale il cambiamento strategico in atto?
“L’Europa dei primi '50 – ha ricordato D’Alema - è stata rivolta all'interno”. Ma “l'Europa dei
prossimi 50 anni esisterà se esisterà all'esterno”. Se farà cioè “della sicurezza
internazionale, in aree e settori vitali per le nostre economie e società, la
sua priorità”. “I cittadini europei – ha aggiunto - sembrano esserne più consci
delle élites. Chiedono all'Europa di diventare un attore globale, anche se vorrebbero
che ciò avvenisse a costo zero, se guardiamo ai bilanci; le maggiori resistenze
continuano a venire da elite nazionali che vedono sempre nella politica estera
un “domaine réservé”. E' evidente – ha sottolineato il capo della Farnesina
- che tutto ciò include la gestione delle sfide economiche legate alla globalizzazione”.
Due esempi: “La politica commerciale comune non potrà in ogni caso più prescindere
da una visione strategica e da politiche di sicurezza comuni , come trattare
il problema della Cina, ad esempio. Maggiori successi nelle politiche di sviluppo,
nella riduzione della povertà, sono la condizione per una risposta più efficace
alle nuove dimensioni della sicurezza, a cominciare dall'emigrazione”.
“L'Europa – ha spiegato il Ministro - è direttamente
esposta a un vastissimo arco di crisi - un arco che va dalla Bielorussia ai
Balcani occidentali, al Caucaso, al Medio Oriente e al Nord Africa. Senza contribuire
a stabilizzare queste aree di crisi, i paesi europei non potranno aspirare a
gestire né i problemi migratori né le questioni di sicurezza energetica. Al
tempo stesso, la questione mediorientale è ormai diventata, nel contesto del
dopo- 11 settembre, una componente dei conflitti interni alle nostre stesse
società”.
Ed “è
proprio su questo difficile versante, sul versante della proiezione strategica,
che si offre all'Europa una seconda occasione per ripartire. Leggerei – ha evidenziato
D’Alema - come primo segno di risveglio la risposta europea alla crisi libanese.
Accettando di fornire il contributo prevalente di truppe internazionali nell'ambito
della missione ONU, l'Europa ha giocato un ruolo politico di primo piano. Non
più un semplice “payer” ma un “player” strategico, ossia un attore politico
e militare in una regione per noi prioritaria. La vicenda libanese ha messo
anche a nudo i limiti della capacità di funzionamento delle istituzioni europee
nel loro assetto attuale: si è trattato ancora di una “coalition of the willing”
dei paesi europei, tuttavia sulla base di un mandato europeo, un passo in avanti
importante anche sul piano istituzionale. In fondo non ci sarebbe stato bisogno
di alcuna decisione comune europea (CAGRE del 25 agosto) per l'invio delle forze
dei singoli Paesi”.
Inoltre “altrettanto importante è una seconda
sfida esterna, quella del rapporto con
Anche in questo caso dunque si può parlare
di seconda occasione. “Così come, nel secolo scorso, l'integrazione del carbone
e dell'acciaio è servita a fondare l'Europa, in questo nuovo secolo una politica
energetica comune verso l'esterno può servire a rafforzarla. Il nazionalismo
energetico ci condannerebbe a una insicurezza permanente”.
Quattro i banchi di prova, “su cui si misurerà
la nostra capacità di fare crescere un ruolo internazionale dell'Europa”. la
prima e più immediata “salvare il negoziato
multilaterale in sede WTO”. D’alema ne ha parlato con il Direttore Generale dell'Organizzazione,
Pascal Lamy. “ Sono convinto che sarebbe un grave errore sottovalutare la portata
politica di questo negoziato, il rischio che si risolva in un insuccesso”.
La seconda sfida: dal 1 gennaio
Poi “sarebbe auspicabile arrivare a una rappresentanza
comune dell'UE nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale”.
Quarta proposta: “utilizzare Forza di Reazione
Rapida Europea nella logica di una standing force delle Nazioni Unite, stabilendo
anche nuove forme di cooperazione tra UE, NATO, ONU”.
Quinta sfida, infine: “sviluppare una vera
e propria politica europea dell'energia, definendo un approccio comune dei Paesi
europei consumatori nei confronti dei maggiori produttori”.
D’Alema ha poi indicato le riforme “per noi
irrinunciabili”: “la creazione di un Ministro degli Affari esteri, che presieda
il Consiglio e faccia parte della Commissione; la designazione di un Presidente
stabile del Consiglio europeo; l'estensione del voto a maggioranza qualificata
sulla base del principio della doppia maggioranza; l'introduzione di meccanismi
di democrazia diretta e di un più chiaro sistema della ripartizione di competenze
e delle fonti legislative; il conferimento di forza giuridica vincolante alla
Carta dei diritti, forse l'innovazione più carica di significato e fascino”.
“Sono questi – ha insistito - gli indicatori-chiave, per l'Italia, della
capacità del futuro testo fondamentale dell'Unione di rispondere a esigenze
prioritarie di democrazia e efficacia. Su questi aspetti non accetteremmo negoziati
al ribasso”.
“Lo stallo del Trattato costituzionale ha
generato una crisi evidente – ha detto D’Alema avviandosi a conclusione del
suo intervento - Ma ha anche aumentato
la consapevolezza della posta in gioco: l'Europa deve pensarsi come attore strategico”.
“Che si colga questa occasione – ha ribadito - dipenderà da leadership nazionali e dal ritrovato
consenso di cittadini europei che si sentono tali, europei, ma che hanno bisogno
di certezze. Certezze sull'assetto interno dell'Unione, e quindi sulla sua capacità
di decidere; certezze sui confini esterni, e quindi sulla identità dell'Europa.
Da questo punto di vista, resta giusta la vecchia regola aurea: approfondimento
e allargamento devono combinarsi”.
“Sarebbe però sbagliato – ha avvertito il
Ministro degli Esteri - trarre dalla crisi costituzionale la conclusione che
vada bloccato qualunque nuovo allargamento. Il vincolo deve funzionare all'opposto:
i vantaggi strategici dei nuovi allargamenti costituiscono una motivazione ulteriore
per rompere lo stallo costituzionale”.
“E' indubbio, d'altra parte – ha soggiunto
- che l'Europa ha bisogno in entrambi i campi - l'approfondimento e l'allargamento
- di punti di arrivo, perlomeno per una fase transitoria. Un Trattato fondamentale
e confini esterni darebbero chiarezza e certezza alla struttura generale dell'Europa
allargata; lasciando ulteriori progressi ad un aumento della flessibilità. A
forme di cooperazione rafforzata, all'interno; a forme di partnership rafforzata,
all'esterno”.
“In una visione euro-idealista aggiornata
– ha concluso Massino D’Alema - avremo un'Europa delle regole comuni e del mercato
interno, che coinciderà con lo spazio allargato; e insieme avremo, in alcune
politiche di integrazione ulteriore, gruppi europei più ristretti, come del
resto già avviene con l'Euro. Gestire l'insieme di questo disegno non sarà facile;
ma resta l'unico modo perché gli europei possano sperare di competere con successo
nel mondo del XXI secolo”. (per il testo integrale dell’intervento http://www.esteri.it/ita/0_1_01.asp?id=1732 ) (Inform)