ITALIANI ALL’ESTERO
Trevigiani
sulle strade di San Francisco...
TREVISO - L’emigrazione trevigiana e veneta
negli Stati Uniti prende le mosse da
vecchia data ( soprattutto nei primi due dopoguerra) e rappresenta un fenomeno ragguardevole che
ha lasciato ovunque segni tangibili di ingegno e laboriosità. Una storia che
è passata attraverso il solco anche di
lotte e sofferenze e che ha trovato patria soprattutto nella feconda California
dei cercatori d’oro. Ma, quando sono
arrivati i “ nostri” di quell’oro” non era rimasto più niente a parte il ponte
“ Golden Gate “ che ne ricorda i fasti. A “ luccicare “ restava
solo la realtà di una terra diversa, dura, di un vivere frenetico che bisognava
cavalcare e domare, di un dio-lavoro da assecondare in stili e sistemi del tutto
nuovo e rigorosi. Oggigiorno, l’italo-
americano costituisce per lo più il prototipo della buona integrazione sociale
ed economica, ma la bandierina tricolore che spunta immancabilmente dall’angolino
di un “ pario”, tradiscono un ricordo di cui non si è mai buttata via la chiave.
Un ancoraggio all’origine che, in qualche
modo, è stato trasferito ai figli.
E’ il caso di Robert. Andreatta, figlio di
Lietta e Marcello ( Paderno del Grappa)
, abita a San Matteo nell’hinterland di San Francisco, è sposato ad una meravigliosa
donna di nome Diana ed è padre di due deliziose bambine ( Mary e Silvia) Ha una mansione di grande responsabilità in
una multinazionale farmaceutica, ma i genitori sono orgogliosi di lui soprattutto
per il suo attaccamento al senso della
famiglia . Attaccamento che si manifesta , benché nato negli Usa, anche in una
grande passione per il passato dei genitori. Emblematica l’etichetta posta nelle
bottiglie di vino merlot da lui stesso prodotto, che rappresenta la casa paterna con il vecchio
portico e davanti nonni, zii e cugini
e con sovra impressa la dicitura “ Paronsin”,
il soprannome degli ascendenti.
Ma San Matteo abbiamo trovato anche un’altra
“presenza” importante: Maria Zanette vedova
di Giuseppe Freeschet con il quale era partita in gioventù da San Fior. Vive
con la figlia Jenny e ci colpisce
subito una scritta scolpita su tavola di legno ,che troneggia nell’ingresso
e in cui si legge a caratteri perfetti
questa dicitura : “ Una mamma italiana
è una benedizione di Dio” . Rimango toccato e quasi mi commuovo. Ma non c’è
tempo per cedimenti sentimentali, perché subito Jenny ci presenta la mamma seduta
in cucina .Andiamo a trovarla per portare un riconoscimento
della Trevisani nel Mondo , perché ha 102 anni. Al vederla, siamo subito colti da autentica
sorpresa: è una donna “ bella “ , perché
con due occhi pieni di luce stampati in un volto sereno , dal tratto dignitoso e simpatico, lucida e discorsiva da non credersi. Ci racconta
che ha sofferto per un fratello di due anni che è stato colpito da polio e soprattutto
per il fatto di aver perso la mamma a 12 anni. Aveva 22 anni quando ( nel 1926)
era partita da San Fior, di cui ricorda molte persone .” Sono arrivata in una
casupola senza bagno- ci racconta- ma mi sono organizzata dandomi da fare, ho
incontrato tanta brava gente e sono contenta di essere in Merica. Sono stata
malata anche tante volte, ma ho sempre superato ” . Qui ha un altro figlio e
tanti pronipoti che circondano di affetto. Una curiosità: - cosa mangia ?
- “ Di tutto, ma il mio piatto preferito è poenta e osei”.
Trascorre le lunghe giornate “ pensando, leggendo e pregando per i giovani,
specialmente, par me nevodi” (Riccardo Masini-Associazione
Trevisani nel Mondo/Inform)