INFORM - N. 199 - 24 ottobre 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Trevigiani sulle strade di San Francisco...

 

TREVISO - L’emigrazione trevigiana e veneta negli Stati Uniti  prende le mosse da vecchia data ( soprattutto nei primi due dopoguerra)  e rappresenta un fenomeno ragguardevole che ha lasciato ovunque segni tangibili di ingegno e laboriosità. Una storia che è passata  attraverso il solco anche di lotte e sofferenze e che ha trovato patria soprattutto nella feconda California dei cercatori d’oro.  Ma, quando sono arrivati i “ nostri” di quell’oro” non era rimasto più niente  a parte il ponte

“ Golden Gate “  che ne ricorda i fasti. A “ luccicare “ restava solo la realtà di una terra diversa, dura, di un vivere frenetico che bisognava cavalcare e domare, di un dio-lavoro da assecondare in stili e sistemi del tutto nuovo e rigorosi. Oggigiorno,  l’italo- americano costituisce per lo più il prototipo della buona integrazione sociale ed economica, ma la bandierina tricolore che spunta immancabilmente dall’angolino di un “ pario”, tradiscono un ricordo di cui non si è mai buttata via la chiave. Un  ancoraggio all’origine che, in qualche modo, è stato trasferito ai figli.

E’ il caso di Robert. Andreatta, figlio di Lietta e Marcello  ( Paderno del Grappa) , abita a San Matteo nell’hinterland di San Francisco, è sposato ad una meravigliosa donna di nome Diana  ed è  padre di due deliziose bambine (  Mary e Silvia)   Ha una mansione di grande responsabilità in una multinazionale farmaceutica, ma i genitori sono orgogliosi di lui soprattutto per il suo attaccamento al  senso della famiglia . Attaccamento che si manifesta , benché nato negli Usa, anche in una grande passione per il passato dei genitori. Emblematica l’etichetta posta nelle bottiglie di vino merlot da lui stesso prodotto,  che rappresenta la casa paterna con il vecchio portico e davanti  nonni, zii e cugini e con sovra impressa la dicitura “ Paronsin”,   il soprannome degli ascendenti.

Ma San Matteo abbiamo trovato anche un’altra “presenza” importante: Maria Zanette  vedova di Giuseppe Freeschet con il quale era partita in gioventù da San Fior. Vive con la figlia Jenny  e ci colpisce  subito una scritta  scolpita su tavola di legno ,che troneggia nell’ingresso e in cui  si legge a caratteri perfetti questa dicitura : “  Una mamma italiana è una benedizione di Dio” . Rimango toccato e quasi mi commuovo. Ma non c’è tempo per cedimenti sentimentali, perché subito Jenny ci presenta la mamma seduta in cucina .Andiamo a trovarla per portare un riconoscimento della Trevisani nel Mondo , perché ha 102 anni.  Al vederla, siamo subito colti da autentica sorpresa: è una donna “ bella “ ,  perché   con due occhi pieni  di luce stampati  in un volto sereno , dal tratto  dignitoso e simpatico,  lucida e discorsiva da non credersi. Ci racconta che ha sofferto per un fratello di due anni che è stato colpito da polio e soprattutto per il fatto di aver perso la mamma a 12 anni. Aveva 22 anni quando ( nel 1926) era partita da San Fior, di cui ricorda molte persone .” Sono arrivata in una casupola senza bagno- ci racconta- ma mi sono organizzata dandomi da fare, ho incontrato tanta brava gente e sono contenta di essere in Merica. Sono stata malata anche tante volte, ma ho sempre superato ” . Qui ha un altro figlio e tanti pronipoti che circondano di affetto. Una curiosità: - cosa mangia ?  - “ Di tutto, ma il mio piatto preferito è poenta e osei”.  Trascorre le lunghe giornate “ pensando, leggendo e pregando per i giovani, specialmente, par me nevodi” (Riccardo Masini-Associazione Trevisani nel Mondo/Inform)


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