INTERVENTI
Gino Bucchino: “Il c…., i bolscevichi e
il sottosegretario”
TORONTO - Come probabilmente i più sanno bene, il bolscevismo
è il moto rivoluzionario sorto in Russia nel 1903. Il movimento prese questo
nome perché conquistò la maggioranza al II congresso del Partito Operaio Socialdemocratico,
e “bolscevichi”, in russo, significa appunto "maggioritari". I bolscevichi,
abbracciando le tesi di Lenin, ritenevano che la classe operaia dovesse guidare
la rivoluzione in alleanza con i contadini.
Quando, pochi giorni orsono sono stato a trovare Bobo
Craxi nel suo ufficio al Ministero degli Affari Esteri per raccontargli e spiegargli
il Canada (visita da lui stesso richiesta in vista del suo viaggio nel Paese),
non so se è stata colpa del mio pizzetto alla Lenin o del distintivo rosso all’occhiello
(quello dell’INCA-CGIL, che lui forse non aveva mai visto), ma devo averlo certamente
fulminato. “Dio mio!!” - avrà detto – “ecco qui un bolscevico”. Ho cominciato
a parlargli del Canada, dei meravigliosi connazionali che hanno contribuito
a fare grande quel Paese, ho cercato anche di dargli delle dritte, invitandolo
a non limitarsi a visitare solo i grandi centri come possono essere Toronto,
Ottawa, Montréal e qualche zona satellite, perché le grandi opportunità sono
anche e, forse, soprattutto, nelle praterie e all’ovest. Gli ho parlato con
la giusta determinazione della necessità di tenere duro sulla questione del
voto degli italiani all’estero, questione alla quale sembra che il Canada, unico
Paese al mondo, voglia rimettere mano in modo negativo. Gli ho parlato, ma forse
parlavo da un pezzo solo a me stesso, del grave e forse colpevole ritardo dell’Italia
nella ratifica degli accordi pensionistici e della cosiddetta doppia imposizione
fiscale (a causa della quale un nostro connazionale contrattista viene tartassato
da anni dall’Ufficio delle Imposte).
Mai pomeriggio è stato da me speso più inutilmente. Una
volta giunto in Canada, invece, è stato capace di scoppiare in una fragorosa risata quando ha ascoltato
la domanda, fra l’altro non rivolta a lui, sul ruolo dei Parlamentari eletti
all’estero. Luciano Gonella, giornalista dell’“Ora di Ottawa”, del quale non
esiste motivo al mondo – data la sua provata, onesta, lunga carriera – di dubitare,
riporta anche che, oltre alla risata, il sottosegretario Craxi si è lasciato
andare ad un “tanto non servono a un cazzo!” e, a proposito del Parlamentare
eletto proprio in Canada (lo scrivente Gino Bucchino): “Ah, quel bolscevico!!!”.
Beh, visto che i bolscevichi si riconoscono nel partito operaio, a fianco quindi
dei lavoratori, la cosa non mi dispiace affatto, anzi mi onora. Ma se avesse
ragione anche sul resto e i parlamentari all’estero davvero non servissero a
un c…? Personalmente credo che Craxi si sbagli e il tempo ci darà ragione. Concediamogli
comunque il beneficio del dubbio, mantenendo però fermo lo sdegno per l’offesa
alla comunità italiana del Canada e del mondo intero.
Quello che invece è certezza assoluta è il fatto che
noi siamo stati eletti e siamo i veri rappresentanti (se la democrazia non è
un’opinione) del popolo italiano. Lui invece (il sottosegretario Bobo Craxi)
non è stato eletto, dato che le elezioni lo hanno bocciato, ma, chissà per quale
mistero, è riuscito a rientrare dalla finestra con la nomina a sottosegretario.
Ma, come dicevamo, il tempo non solo ci darà ragione circa il nostro ruolo,
ma metterà a nudo anche chi non serve a un c…. (Gino Bucchino*-Inform)
*
Deputato della Circoscrizione Estero, Ripartizione America Settentrionale e
Centrale