INFORM - N. 198 - 23 ottobre 2006


CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE ALL’ESTERO

La Convention di Lecco 

Export Italia nel 2006 crescerà dell’11%: Assocamerestero prevede un aumento triplo rispetto a un anno fa

UE partner principale, ma si guadagnano quote in Russia, India, Cina. Bene prodotti petroliferi e mezzi di trasporto

 

LECCO - Il Made in Italy gode ottima salute. L’aumento dell’export 2006 viaggia a un ritmo quasi triplo rispetto allo scorso anno, ossia + 11% contro il + 4% registrato nel 2005 in rapporto all’anno precedente. Sono le previsioni di Assocamerestero, l’associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, annunciate oggi a Lecco nel corso della XV Convention mondiale dal Presidente vicario Edoardo Pollastri e dal Direttore Gaetano Fausto Esposito.

La crescita è diretta soprattutto verso i Paesi in forte espansione, Russia, India e Cina, dove l’export italiano, sebbene ancora di scarso peso in assoluto, sta aumentando costantemente. Negli ultimi 5 anni Russia e Cina hanno raddoppiate le loro quote.

In ogni caso, i prodotti italiani si orientano principalmente verso i mercati di prossimità (la quota dei Paesi UE è del 58,3%), mentre le economie al momento più dinamiche ne assorbono solo una piccola fetta: Brasile, Russia, India e Cina il 5%, i principali Paesi asiatici il 6,3%. Sui mercati extra Ue l’Italia continua tuttavia a guadagnare posizioni, con differenze percentuali rilevanti in alcuni settori (prodotti petroliferi raffinati, siderurgia, calzature, apparecchi medicali e di precisione, strumenti ottici, orologi).

Le performance migliori rispetto al primo semestre 2005 vengono dai prodotti petroliferi raffinati (+ 24,9%) e dagli autoveicoli (+ 21,4%). Nel primo caso l’export è aumentato soprattutto verso i Paesi extra-UE (+ 39,4). Il secondo è legato al buon andamento complessivo dei mezzi di trasporto, il più vitale tra i settori del made in Italy (+ 13,5%). Assocamerestero prevede che, a prezzi costanti, i maggiori incrementi per il 2006 saranno registrati da farmaceutica (+ 8,9%) e mezzi di trasporto per l’industria e l’agricoltura (+ 6,2%).

Benché rappresentino una quota marginale della bilancia commerciale italiana, crescono a ritmi sostenuti (+13,3%) anche le esportazioni di apparecchi medicali e di precisione, di strumenti ottici e orologi. Settori che presentano risultati inferiori solo ai prodotti petroliferi raffinati e agli autoveicoli.

Tessile e calzature, classici punti di forza del made in Italy, segnano invece un modesto, ma pur sempre positivo + 3%, confermando i risultati dello scorso anno. Nei mercati dove un tempo dominavano (Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito) i due settori continuano però a perdere quote a vantaggio dei produttori del sud Est asiatico e dell’Est europeo.

Da considerare tuttavia un fenomeno affermatosi nell’ultimo decennio. Se l’Italia arretra sul mercato per i prodotti finiti, guadagna posizioni su quello dei prodotti intermedi, in virtù del trasferimento di fasi produttive in Paesi a basso costo del lavoro, attraverso investimenti diretti all’estero, joint-ventures e subforniture. Così, mentre l’export dall’Italia sembra procedere a rilento, cresce notevolmente il fatturato delle affiliate estere.(Inform)


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