INFORM - N. 198 - 23 ottobre 2006


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Voce d’Italia” l’editoriale del vice direttore Mauro Bafile

L’Italia all’Onu e il Venezuela

 

CARACAS - Prudenza diplomatica? Senz’altro, ma in questa occasione, forse, anche una buona dosi di sensibilità verso i nostri connazionali. L’atteggiamento dell’Italia nelle Nazioni Unite, a proposito della polemica votazione che vede il Venezuela ed il Guatemala affrontarsi per il seggio nel Consiglio di Sicurezza, può  considerarsi l’inizio di una nuova tappa nelle relazioni internazionali.

Per il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, sarebbe stato forse molto più semplice dare ascolto all’estrema sinistra salottiera, che vorrebbe un appoggio incondizionato al Venezuela in questo confronto diplomatico con l’egemonia nordamericana; o farsi convincere dal centrodestra borghese e conservatore, che considera indispensabile l’alleanza cieca e senza limiti con gli Stati Uniti.

In altre parole, l’estrema sinistra dell’Unione suggeriva uno schieramento con il Venezuela, con i grandi produttori del petrolio nonchè con la Cina e la Russia mentre la frangia conservatrice della coalizione di governo consigliava una posizione favorevole al Guatemala, e seguire così le maggiori nazioni europee alleate dell’America.

Da un canto, quindi, sostenere il Guatemala, che ancora oggi deve fare i conti con gli orribili crimini commessi durante la repressione militare e dall’altro scommettere sul Venezuela, i cui alleati - tanti anche se non tutti ovviamente - sono quanto di peggio ci sia. Per esempio, l’Iran di Ahmadinejad e la Bielorussia, ultima dittatura stalinista in Europa, tanto per nominarne due.

Nella decisione del ministro D’Alema, che temporeggia pur avendo fatto sapere che comunque una decisione non favorirebbe mai il Venezuela per le sue posizioni estremiste, senz’altro hanno pesato tre ragioni: curiosità di sapere quanto può condizionare la “diplomazia del petrolio” del Presidente Chávez, quanto sia in declino l’egemonia nordamericana in questa parte dell’America e quanto sia importante per la classe politica italiana la “questione Chávez”.

Ma più di tutto ciò, preferiamo  pensare che nella risolutezza diplomatica del ministro D’Alema abbia avuto un peso specifico la nostra presenza in Venezuela e quella dei nostri rappresentanti nei due Parlamenti.  Se è evidente, per tantissime ragioni e non solo per quelle esposte fin qui, che l’Italia non può sostenere il Venezuela nella sua battaglia per il seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, lo è anche che abbandonare la strategia dell’astensione avrebbe una profonda conseguenza sulla nostra Collettività in termini sociali e  sulle relazioni  tra i due Paesi in termini economici. E questo oggi, è evidente, sono considerazione alle quali non può essere estraneo chi, nella Farnesina, traccia le trame della diplomazia italiana.  (Mauro Bafile-La Voce d’Italia/Inform)


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