INFORM - N. 196 - 19 ottobre 2006


SINDACATI

Da “Gente d’Italia”

Scioperano il 9 novembre i diplomatici italiani del Sindacato Nazionale Dipendenti del MAE

 

ROMA - Il Presidente del SNDMAE (Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri) Enrico Granara, ha fatto il punto per “Gente d’Italia”, Miami, sulla situazione che sta vivendo il Ministero degli Affari Esteri, alla luce dei tagli voluti dal Governo nella Legge di bilancio e finanziaria 2007. Dal quadro emergono implicazioni devastanti non solo per il personale della carriera diplomatica e per le altre categorie di dipendenti della Farnesina, ma soprattutto per i servizi che la rete diplomatico-consolare italiana è chiamata a rendere al pubblico in condizioni sempre più difficili. Ecco quanto ne è emerso.

 

Nel disegno di Legge Finanziaria recentemente presentato dal Governo sono previsti una serie di tagli a diverse voci dello sconquassato bilancio del Ministero degli Affari Esteri, falcidiato in questi ultimi dieci anni da continue e sempre più pesanti decurtazioni che già oggi ne limitano seriamente le capacità operative di promozione e difesa dell’Italia e dei suoi interessi nel mondo.

Tra questi, spicca in particolare la previsione di un taglio del 20 % - pari a 40 milioni di Euro! - sui Fondi per il Servizio estero (ISE), il cui effetto sarebbe particolarmente devastante. Da siffatto taglio deriverebbe infatti un gravissimo pregiudizio all’operatività degli uffici italiani all’estero, a fronte di crescenti compiti che vengono loro demandati (da ultimo si ricorda la proposta Amato di istituire liste di collocamento per i lavoratori nelle Ambasciate e nei Consolati). L’effetto congiunto degli ulteriori tagli previsti alle spese di funzionamento delle sedi ed ai fondi per il servizio estero comprometterebbe di fatto la possibilità di effettuare una politica estera efficace.

Gli uffici italiani all’estero, infatti, sono già pesantemente sotto organico e limitati nella loro operatività, dopo anni di continui tagli ad altri capitoli di bilancio. I possibili effetti che deriverebbero dall’approvazione di questo nefasto provvedimento (la significativa riduzione dei fondi per il servizio all’estero dei singoli dipendenti e/o la riduzione dell’impiego di risorse umane nelle sedi estere e/o il ridimensionamento della rete diplomatico-consolare) comporterebbero  in qualsiasi caso un’inevitabile riduzione delle attività ed il peggioramento dell’offerta di servizi erogati dalla rete stessa, alle istituzioni come ai singoli utenti.

Per comprendere meglio la genesi che accompagna tale proposta, mi permetta tuttavia di soffermarmi un momento sulla natura e sulle funzioni dei fondi per il servizio estero o ISE, aspetti questi che evidentemente sfuggono a molti, soprattutto nella sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze -ma non solo-, dove simile voce viene erroneamente ritenuta una “retribuzione anomala” erogata ai dipendenti del Ministero Affari Esteri in servizio all’estero.

Nel mondo reale, i fondi per il servizio estero sono uno strumento onnicomprensivo, il cui livello  non solo non è mai aumentato negli ultimi quindici anni, ma ha già subito riduzioni in termini nominali e soprattutto reali. Per strumento onnicomprensivo intendo che essi contribuiscono in modo decisivo, in primo luogo, a garantire lo svolgimento dei compiti d’istituto, e al contempo provvedono alle spese funzionali legate ai rischi e ai forti disagi sopportati dai dipendenti trasferiti all’estero con le proprie famiglie, incluse le spese di sicurezza -sempre maggiori in un contesto internazionale sempre più insicuro, come da ultimo ci ricorda il massacro del funzionario italiano Alessandro Missir di Lusignano e della moglie nella loro abitazione a Rabat.

Per farle qualche esempio concreto, grazie a tali fondi i nostri diplomatici sono in grado di garantire - e in certi casi non senza qualche affanno! - i compiti d’istituto legati all’attività di rappresentanza e alla promozione commerciale, sopperendo ad un’altrimenti cronica carenza di fondi sui relativi capitoli ad hoc (un esempio di capitolo promozione commerciale in qualche sede strategica). Non basta: consideri anche che, a differenza di quanto previsto dalla quasi totalità dei partner internazionali di riferimento come anche dalle principali aziende private, i nostri dipendenti in servizio all’estero non usufruiscono di alcun tipo di fringe benefits o rimborsi-spese: ad esempio non ricevono di fatto alcun rimborso per le spese di affitto dell’abitazione o per le rette scolastiche dei figli all’estero (obbligati in molte sedi ad attendere scuole private non certo per velleità snobistiche, ma per l’assenza di presupposti minimi in termini di offerta educativa e spesso anche di sicurezza presso le scuole pubbliche): tali esigenze, che rappresentano diritti fondamentali dell’individuo, possono essere affrontate solo tramite il ricorso ai fondi per il servizio estero -ISE-, che naturalmente -quasi me ne dimenticavo!- non concorrono alla formazione delle retribuzioni pensionistiche: in poche parole, non sono pensionabili! (ad ulteriore conferma del loro carattere non retributivo!). 

Forse le vere “anomalie” andrebbero ricercate altrove, prendendo magari spunto dalla circostanza, tanto per dirne una, che sul sito internet della Ragioneria Generale dello Stato, laddove vengono passate al setaccio con metodi di calcolo spesso inesatti le componenti retributive delle differenti categorie di dipendenti pubblici -tra cui quelli del Ministero Affari Esteri-, non è purtroppo dato apprendere ai fini comparativi quali siano le retribuzioni reali dei dirigenti del Tesoro (pagina in perenne stato di aggiornamento o “momentaneamente” non raggiungibile).

Tornando alla proposta di provvedimento in questione, la formula utilizzata nella convinzione di rendere meno amara se non dolce una simile “pillola” è  quella dei “tagli contro una parziale flessibilità nelle modalità di gestione contabile degli uffici esteri” e dei “tagli per razionalizzare”. Non ci convincono affatto. Qui vediamo solo tagli ai servizi per il pubblico e alle imprese, problemi accresciuti di gestione del personale con aggravio dei carichi di lavoro in tutte le nostre rappresentanze, riduzione del potere d'acquisto dei dipendenti. Vediamo una flessibilità che non serve a parare il colpo dell'ulteriore taglio del 6% ai consumi intermedi e un piano di razionalizzazione o rimodulazione della presenza all'estero annunciato ma non precisato.

Dunque, no al taglio ignorante! Il ragionamento dietro allo slogan è che il Tesoro non può e non deve decidere dove tagliare. Semmai deve rivolgersi a chi lavora nella Farnesina e la conosce per esaminare come tirare fuori le cifre che servono - e non necessariamente su una sola Finanziaria. Qui ormai siamo all’osso su tutto, ma se ci avessero ascoltato da cinque anni a questa parte, avremmo già rilanciato la struttura, con riforme serie, come ad esempio quella del Bilancio di Sede, che abbiamo elaborato con la consulenza dei livelli più alti della Corte dei Conti, e quindi con la proposta di risparmi gestionali reali.

Per il SNDMAE, essersi astenuti finora dal chiedere un adeguamento dei fondi per il servizio estero a fronte di costi e rischi crescenti in tutte le sedi estere, come abbiamo forse fin troppo responsabilmente fatto negli ultimi anni perché consapevoli dei noti vincoli al bilancio pubblico, non significa in alcun modo considerare accettabile una loro riduzione.

Per tali ragioni abbiamo deciso di indire un giorno di sciopero il 9 novembre prossimo a Roma e presso le sedi all’estero.  Poi sarà eventualmente la volta delle azioni legali, sulla base di precedenti che ci hanno dato ragione. Costi quel che costi, è giunto il momento di dire la nostra verità prima di vedere definitivamente svilito e cancellato quel ruolo - il ruolo di primi difensori dell’Italia e degli interessi del nostro Paese nel mondo - cui i dipendenti del Ministero Affari Esteri dedicano quotidianamente non solo il proprio impegno professionale, ma di fatto le loro stesse esistenze e con esse quelle delle loro famiglie, spesso fino all’estremo sacrificio. (Gente d’Italia/Inform)


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