SINDACATI
Da
“Gente d’Italia”
Scioperano il 9 novembre i diplomatici
italiani del Sindacato Nazionale Dipendenti del MAE
ROMA - Il Presidente
del SNDMAE (Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri) Enrico Granara,
ha fatto il punto per “Gente d’Italia”, Miami, sulla situazione che sta vivendo
il Ministero degli Affari Esteri, alla luce dei tagli voluti dal Governo nella
Legge di bilancio e finanziaria 2007. Dal quadro emergono implicazioni devastanti
non solo per il personale della carriera diplomatica e per le altre categorie
di dipendenti della Farnesina, ma soprattutto per i servizi che la rete diplomatico-consolare
italiana è chiamata a rendere al pubblico in condizioni sempre più difficili.
Ecco quanto ne è emerso.
Nel disegno di
Legge Finanziaria recentemente presentato dal Governo sono previsti una
serie di tagli a diverse voci dello sconquassato bilancio del Ministero degli
Affari Esteri, falcidiato in questi ultimi dieci anni da continue e sempre più
pesanti decurtazioni che già oggi ne limitano seriamente le capacità operative
di promozione e difesa dell’Italia e dei suoi interessi nel mondo.
Tra questi, spicca in particolare la previsione di un
taglio del 20 % - pari a 40 milioni di Euro!
- sui Fondi per il Servizio estero (ISE), il cui effetto sarebbe particolarmente
devastante. Da siffatto taglio deriverebbe infatti un gravissimo pregiudizio
all’operatività degli uffici italiani all’estero, a fronte di crescenti compiti
che vengono loro demandati (da ultimo si ricorda la proposta Amato di istituire
liste di collocamento per i lavoratori nelle Ambasciate e nei Consolati). L’effetto
congiunto degli ulteriori tagli previsti alle spese di funzionamento delle sedi
ed ai fondi per il servizio estero comprometterebbe di fatto la possibilità
di effettuare una politica estera efficace.
Gli uffici italiani all’estero, infatti, sono già pesantemente
sotto organico e limitati nella loro operatività, dopo anni di continui tagli
ad altri capitoli di bilancio. I possibili effetti che deriverebbero dall’approvazione di questo nefasto
provvedimento (la significativa riduzione dei fondi per il servizio all’estero
dei singoli dipendenti e/o la riduzione dell’impiego di risorse umane nelle
sedi estere e/o il ridimensionamento della rete diplomatico-consolare) comporterebbero
in qualsiasi caso un’inevitabile riduzione delle attività ed il peggioramento
dell’offerta di servizi erogati dalla rete stessa, alle istituzioni come ai
singoli utenti.
Per comprendere meglio la genesi che accompagna tale
proposta, mi permetta tuttavia di soffermarmi un momento sulla natura e sulle funzioni dei fondi per il servizio
estero o ISE, aspetti questi che evidentemente sfuggono a molti, soprattutto
nella sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze -ma non solo-, dove simile
voce viene erroneamente ritenuta una “retribuzione anomala” erogata ai dipendenti
del Ministero Affari Esteri in servizio all’estero.
Nel mondo reale, i fondi per il servizio estero sono
uno strumento onnicomprensivo, il cui
livello non solo non è mai aumentato
negli ultimi quindici anni, ma ha già subito riduzioni in termini nominali e
soprattutto reali. Per strumento onnicomprensivo intendo che essi contribuiscono
in modo decisivo, in primo luogo, a garantire lo svolgimento dei compiti d’istituto, e
al contempo provvedono alle spese funzionali
legate ai rischi e ai forti disagi sopportati dai dipendenti trasferiti
all’estero con le proprie famiglie, incluse le spese di sicurezza -sempre maggiori
in un contesto internazionale sempre più insicuro, come da ultimo ci ricorda
il massacro del funzionario italiano Alessandro Missir di Lusignano e della
moglie nella loro abitazione a Rabat.
Per farle qualche
esempio concreto, grazie a tali fondi i nostri diplomatici sono in grado
di garantire - e in certi casi non senza qualche affanno! - i compiti d’istituto
legati all’attività di rappresentanza e alla promozione commerciale, sopperendo
ad un’altrimenti cronica carenza di fondi sui relativi capitoli ad hoc (un
esempio di capitolo promozione commerciale in qualche sede strategica).
Non basta: consideri anche che, a differenza di quanto previsto dalla quasi totalità
dei partner internazionali di riferimento come anche dalle principali aziende
private, i nostri dipendenti in servizio all’estero non usufruiscono
di alcun tipo di fringe benefits o
rimborsi-spese: ad esempio
non ricevono di fatto alcun rimborso per le spese di affitto dell’abitazione
o per le rette scolastiche dei figli all’estero (obbligati in molte sedi ad
attendere scuole private non certo per velleità snobistiche, ma per l’assenza
di presupposti minimi in termini di offerta educativa e spesso anche di sicurezza
presso le scuole pubbliche): tali esigenze, che rappresentano diritti fondamentali
dell’individuo, possono essere affrontate solo tramite il ricorso ai fondi per
il servizio estero -ISE-, che naturalmente -quasi me ne dimenticavo!- non concorrono
alla formazione delle retribuzioni pensionistiche: in poche parole, non sono pensionabili! (ad ulteriore conferma del loro carattere
non retributivo!).
Forse le vere “anomalie” andrebbero ricercate altrove,
prendendo magari spunto dalla circostanza, tanto per dirne una, che sul sito
internet della Ragioneria Generale dello Stato, laddove vengono passate al setaccio
con metodi di calcolo spesso inesatti le componenti retributive delle differenti
categorie di dipendenti pubblici -tra cui quelli del Ministero Affari Esteri-,
non è purtroppo dato apprendere ai fini comparativi quali siano le retribuzioni
reali dei dirigenti del Tesoro (pagina in perenne stato di aggiornamento o “momentaneamente”
non raggiungibile).
Tornando alla proposta di provvedimento
in questione, la formula utilizzata nella
convinzione di rendere meno amara se non dolce una simile “pillola” è
quella dei “tagli contro una parziale flessibilità nelle modalità di
gestione contabile degli uffici esteri” e dei “tagli per razionalizzare”. Non
ci convincono affatto. Qui vediamo solo tagli ai servizi per il pubblico e alle
imprese, problemi accresciuti di gestione del personale con aggravio dei carichi
di lavoro in tutte le nostre rappresentanze, riduzione del potere d'acquisto
dei dipendenti. Vediamo una flessibilità che non serve a parare il colpo dell'ulteriore
taglio del 6% ai consumi intermedi e un piano di razionalizzazione o rimodulazione
della presenza all'estero annunciato ma non precisato.
Dunque, no al taglio ignorante!
Il ragionamento dietro allo slogan è che il Tesoro non può e non deve decidere
dove tagliare. Semmai deve rivolgersi a chi lavora nella Farnesina e la conosce
per esaminare come tirare fuori le cifre che servono - e non necessariamente
su una sola Finanziaria. Qui ormai siamo all’osso su tutto, ma se
ci avessero ascoltato da cinque anni a questa parte, avremmo già rilanciato
la struttura, con riforme serie, come ad esempio quella del Bilancio di Sede,
che abbiamo elaborato con la consulenza dei livelli più alti della Corte dei
Conti, e quindi con la proposta di risparmi gestionali reali.
Per il SNDMAE, essersi astenuti
finora dal chiedere un adeguamento dei fondi per il servizio estero a fronte
di costi e rischi crescenti in tutte le sedi estere, come abbiamo forse fin
troppo responsabilmente fatto negli ultimi anni perché consapevoli dei noti
vincoli al bilancio pubblico, non significa in alcun modo considerare accettabile
una loro riduzione.
Per tali ragioni abbiamo deciso di indire un giorno di sciopero il 9 novembre prossimo a
Roma e presso le sedi all’estero. Poi
sarà eventualmente la volta delle azioni legali, sulla base di precedenti che
ci hanno dato ragione. Costi quel che costi, è giunto il momento di dire la
nostra verità prima di vedere definitivamente svilito e cancellato quel ruolo
- il ruolo di primi difensori dell’Italia e degli interessi del nostro Paese
nel mondo - cui i dipendenti del Ministero Affari Esteri dedicano quotidianamente
non solo il proprio impegno professionale, ma di fatto le loro stesse esistenze
e con esse quelle delle loro famiglie, spesso fino all’estremo sacrificio. (Gente
d’Italia/Inform)