INFORM - N. 196 - 19 ottobre 2006


SOLIDARIETA’

Grazie all’opera della Ong bergamasca Cesvi e dell’ambasciata, aperta la prima di tre strutture che daranno sostegno ai “giovani a rischio sociale” della città di Caracas

A Caracas, una casa “italiana” per i niños de la calle

 

CARACAS – Si è tenuta ieri la cerimonia d’inaugurazione della comunità pedagogica “La Edad de Oro”, dove i giovani di Caracas “a rischio sociale” troveranno un tetto, un vitto e una serie di persone che potranno aiutarli a, come si diceva una volta, mantenersi sulla retta via. La Ong italiana Cesvi e l’ambasciata italiana a Caracas, entrambe protagoniste della cerimonia di ieri, hanno avuto un ruolo fondamentale in tale progetto di recupero sociale: quello di finanziare la ristrutturazione del luogo deputato ad accogliere questi giovani, adolescenti tra i 10 e i 17 anni segnalati dagli operadores sociales della Fundación Caracas para los Niños (FCPLN).

La comunità “Edad de Oro” ha sede in un’accogliente palazzina a due piani, verniciata di fresco, con nuovi sanitari, nuova cucina, nuovi elettrodomestici, nuovo mobilio, alcuni computer. Le sue pareti sono state appena imbiancate con colori chiari, all’interno è luminosa, fresca, i mobili sono rustici, in legno; l’impressione è di essere in una posada di campagna. Prima, questa palazzina,situata sulle Terrazasde Las Acacias a ridosso del barrio La Charneca, erauna stazione di polizia, tantodegradata da sembrare inrovina. Con il contributoitaliano verranno aperte,entro novembre, altre duestrutture similari alla “Edadde Oro”, entrambe in Caricuao. Ognuna potrà ospitare un gruppo di 25 giovani, per un periodo non superiore a sei mesi, dopo il quale subentra un altro gruppo. La cifra destinata a queste opere dalla cooperazione italiana è stata pari a 100 mila euro.

Non è l’unico progetto di rilevanza sociale che stiamo portando avanti, tiene a precisare l’ambasciatore Gerardo Carante: nell’oriente si insegna ai contadini come trarre il massimo profitto dal rinomato cacao venezolano, in occidente si fa lo stesso per il caffè, la stessa Cesvi, qui a Caracas, ha in corso un progetto di recupero per le giovani prostitute. Le iniziative promosse dall’ambasciata italiana sono in “contatto diretto con il popolo”, anche perché al governo di un paese considerato – come il Venezuela – ricco, spiega Carante, il Mae non fornisce finanziamenti; “speriamo di ampliare” questo tipo d’interventi, visto che uno dei pochi capitoli della spesa italiana che non sono stati ridotti dalla Finanziaria – sottolinea l’ambasciatore – è proprio quello della cooperazione internazionale.

A seguire i lavori per conto dell’ambasciata è stato l’architetto Giordanobruno Vénier: “Ci abbiamo messo due mesi, alla fine tutto è venuto a regola d’arte” commentava soddisfatto, mentre le autorità si esibivano nei discorsi di prammatica.  Per l’Italia ha parlato l’addetto commerciale Nicola De Santis; per l’Alcaldía Mayor il vice di Juan Barreto (trattenuto altrove per un’improvvisa “riunione con la vicepresidenza”), che ha ringraziato gli italiani, “popolo fratello”. Tutta la cerimonia d’inaugurazione si è svolta in un inevitabile clima elettorale, tra flanelas rojas e slogan chavisti. Comunque la pensiate, il dato forse più importante è quello che si compiaceva di osservare l’architetto Franco Vincelli, titolare della ditta che ha eseguito i lavori (la Seredu C.A., scelta – sottolinea la rappresentante del Cesvi Daniela Martino – dopo una severa gara d’appalto): “Dopo tutta la pioggia che ha fatto in questi giorni, non c’è il minimo segno di infiltrazione!”. E visto che in quel momento non parlava con la stampa ma con la cuoca, c’è senz’altro da credergli. (Enrico De Simone-La Voce d’Italia/Inform)


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