INFORM - N. 194 - 17 ottobre 2006


INTERVENTI

Ricky Filosa: “Italiani all'estero, il senso di un'appartenenza”

L'ideale di Tremaglia ha innescato un processo di consapevolizzazione che appare irreversibile

 

ROMA - La battaglia di Mirko Tremaglia - appoggiata da Silvio Berlusconi e da tutto il suo governo - per il diritto di voto agli Italiani nel mondo è stata una lunga marcia personale, nata dal desiderio di far sentire ai nostri connazionali all'estero che il Paese non li ha dimenticati e che i legami affettivi e culturali con le proprie radici sono da considerare a tutti gli effetti diritti civili, oltre che umani. E' stata una battaglia vittoriosa, certamente; anche se ha finito per portare al Governo l'Internazionale socialista, pittosto che gli eredi spirituali del motto Dio-Patria-Famiglia. Con il naturale rincrescimento di chi sperava in scelte più coerenti e coraggiose.

Quello che  va tuttavia rilevato, con soddisfazione crescente, è che da qualche mese, complici i tanti lettori telematici e i nuovi soggetti politici trasversalmente vicini,  l'idea, anzi, l'ideale di Tremaglia, sembra abbia innescato un processo di consapevolizzazione  che appare irreversibile. E' in atto, soprattutto tra le giovani generazioni - ma anche fra coloro che hanno i capelli bianchi - la volontà di far crescere e pianificare la partecipazione di tutti gli italiani, vicini e lontani, ai livelli più diversi; l'esigenza di aprire una finestra su chi nel mondo rappresenta e fa conoscere la nostra specificità. Cresce la voglia di Italia ( boom di turisti nel Belpaese ), di Italiano ( la lettura di Dante e Manzoni è al top nei colleges americani ), di Italiani (Versace,Valentino, Armani nel campo della moda; ma anche  l'intramontabile Ferrari, Valentino Rossi, oppure cantautori italiani che sempre di più vengono ascoltati all'estero, vedi Laura Pausini, Nek, Eros Ramazzotti...).

Il villaggio globale è abitato da Italiani a tutte le latitudini. Ed essere cittadini del mondo non esclude il bisogno di storia personale e di identità. Considerando poi che la tecnologia consente contatti impensabili fino a qualche anno fa e che non esistono più distanze spazio-temporali o confini geografici, possiamo convincerci che oggi l'appartenenza è lo stesso modo di sentire e di vedere e di governare la realtà, dovunque si trovi il nostro domicilio temporaneo. E così  pensiamo di ritrovare i nostri connazionali sparsi per il mondo, di scambiarci informazioni e opinioni in una polifonia di voci, di riportarli alla casa materna conciliando le loro nuove realtà, di riprenderci la nostra comune italianità e lavorare  per il bene di questo nostro Paese. (Ricky Filosa-L'Italiano/www.italiachiamaitalia.com


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