INTERVENTI
Ricky Filosa: “Italiani all'estero, il
senso di un'appartenenza”
L'ideale di Tremaglia ha innescato un processo
di consapevolizzazione che appare irreversibile
ROMA - La battaglia di Mirko Tremaglia - appoggiata da
Silvio Berlusconi e da tutto il suo governo - per il diritto di voto agli Italiani
nel mondo è stata una lunga marcia personale, nata dal desiderio di far sentire
ai nostri connazionali all'estero che il Paese non li ha dimenticati e che i
legami affettivi e culturali con le proprie radici sono da considerare a tutti
gli effetti diritti civili, oltre che umani. E' stata una battaglia vittoriosa,
certamente; anche se ha finito per portare al Governo l'Internazionale socialista,
pittosto che gli eredi spirituali del motto Dio-Patria-Famiglia. Con il naturale
rincrescimento di chi sperava in scelte più coerenti e coraggiose.
Quello che va tuttavia rilevato, con soddisfazione
crescente, è che da qualche mese, complici i tanti lettori telematici
e i nuovi soggetti politici trasversalmente vicini, l'idea,
anzi, l'ideale di Tremaglia, sembra abbia innescato un processo di consapevolizzazione
che appare irreversibile. E' in atto, soprattutto tra le giovani generazioni
- ma anche fra coloro che hanno i capelli bianchi - la volontà di far crescere
e pianificare la partecipazione di tutti gli italiani, vicini e lontani, ai
livelli più diversi; l'esigenza di aprire una finestra su chi nel mondo
rappresenta e fa conoscere la nostra specificità. Cresce la voglia di Italia
( boom di turisti nel Belpaese ), di Italiano ( la lettura di Dante e Manzoni
è al top nei colleges americani ), di Italiani (Versace,Valentino, Armani nel
campo della moda; ma anche l'intramontabile Ferrari, Valentino
Rossi, oppure cantautori italiani che sempre di più vengono ascoltati all'estero,
vedi Laura Pausini, Nek, Eros Ramazzotti...).
Il villaggio globale è abitato da Italiani a tutte le
latitudini. Ed essere cittadini del mondo non esclude il bisogno di
storia personale e di identità. Considerando poi che la tecnologia
consente contatti impensabili fino a qualche anno fa e che non esistono più
distanze spazio-temporali o confini geografici, possiamo convincerci che
oggi l'appartenenza è lo stesso modo di sentire e di vedere e di governare la
realtà, dovunque si trovi il nostro domicilio temporaneo. E così pensiamo
di ritrovare i nostri connazionali sparsi per il mondo, di scambiarci
informazioni e opinioni in una polifonia di voci, di riportarli alla casa
materna conciliando le loro nuove realtà, di riprenderci la
nostra comune italianità e lavorare per il bene di questo nostro
Paese. (Ricky Filosa-L'Italiano/www.italiachiamaitalia.com